Federico Garberoglio, fra musica e libri

FERRARA E' un uomo di poche parole, ma le parole appartengono al suo personaggio. Così come la musica gli scorre nelle vene, è stato maestro di musica al conservatorio di Adria prima e di Rovigo poi, e la vita, per lui, è come una grande favola. Non si definisce uno scrittore, «scrivo perché non sono uno scrittore», ma è un autentico pensatore e, perché no, sognatore. Federico Garberoglio, classe 1936, sposato, due figli, nonno, cremonese di nascita e ferrarese di adozione, è un musicista classico, critico musicale e autore di programmi radiofonici. «Iniziai come correttore di bozze a 18 anni, quando ancora c'era la Gazzetta Padana, in viale Cavour, quando il direttore era Formenti. Mi ricordo che prendevo 700 lire per notte. Appartengo al millennio scorso, insomma». Ha fatto il conservatorio studiando il contrabbasso, cominciando relativamente tardi, «anche se mio nonno mi diceva, durante la guerra, di farmi studiare il violino: uno strumento che si sa, bisogna cominciare a studiare da giovanissimi, e allora ne suonavo uno immaginario. Come diceva Bach "datemi un basso e su quello ci costruirò il mondo", e i suoni bassi sono fondamentali nella musica. Lo stesso Aaron Copland diceva che "l'orchestra sinfonica poggia sulla roccia fondamentale dei contrabbassi». Ha iniziato a suonare e fare attività di orchestrale ed è stato per 5 anni nell'Ater, l'Associazione Teatro Emilia Romagna l'odierna orchestra Toscanini, dividendosi fra Ferrara, Modena, Parma e Reggio Emilia, poi ha suonato ai Pomeriggi Musicali a Milano, 5 anni al Teatro Comunale di Trieste, ha fatto qualche concerto come solista, ha suonato alla Fenice, all'Haydn di Firenze e poi ha vinto il concorso al conservatorio di Adria insegnando contrabbasso, per poi spostarsi a quello di Rovigo e andare in pensione. «Ho avuto, fra gli altri, due grandi allievi: Daniele Roccato di Adria, che è docente di contrabbasso al conservatorio Santa Cecilia di Roma, e Nicola Malagugini di Rovigo, primo contrabbasso al Teatro Bellini di Catania». Gli piace fare il liutaio dilettante - ha fatto due violoncelli, due viole, un violino e cinque contrabbassi, il quinto lo sto finendo proprio adesso - frequentando la scuola serale di liuteria di Cento. Ogni strumento ha la sua voce, e questa è la sua armonia. «I miei strumenti non sono belli, ma mi diverto a suonarli, e hanno una caratteristica che li distingue dagli altri strumenti moderni, perché non hanno il "Lupo", ovvero, quella che nel contrabbasso è il "La" sulla terza corda, l'anomala vibrazione armonica del contrabbasso che si verificano nel tratto di corda che va dal ponticello alla cordiera». Ma è stato per due anni autore di testi, a Radio Latte e Miele, di un programma radiofonico con Cristina D'Avena che si chiamava "Buongiorno con Cristina". «Ricordo che furono più di 600 lunghe puntate registrate negli studi di Castelmaggiore, dove leggevo una fiaba scritta da me e lei cantava una delle sue canzoni per bambini. Il momento in cui i piccoli ascoltatori facevano colazione alla mattina alle 7 e 30. Una bella avventura, durata due anni, 15 anni orsono, dove i miei testi echeggiavano nell'aria come note musicali». E' sempre stato un lettore accanito e uno scrittore di fiabe per passione, affidando a carta e penna le sue idee, ma è anche autore di storie poliziesche. «Ma non sono uno scrittore, perché non sono capace di scrivere ciò che piace al pubblico, ma solamente ciò che mi appassiona. Mi accontento, in vita d'essere abbastanza creativo, di amare da impazzire la musica, di leggere con infinito piacere Rabelais, Hasek, Boccaccio e infiniti altri, e di avere e avere avuto grandi gioie per cose semplici come un buon panino, una gita da solo al mare, guardare le rondini e i falchi nel cielo, osservare il vento che si mostra soffiando contro la natura, e tutte quelle piccole cose che non contano niente». Ed è ancora un personaggio in cerca di autore. Federica Achilli