L'addio di Balboni «Ritornerò a fare l'avvocato»

FERRARA Un calo di circa quattro punti percentuali, rispetto alle elezioni politiche del 2008, tra scandali che hanno minato sin dalle fondamenta la credibilità del partito. E' un tracollo verticale quello del la Lega Nord nella nostra provin cia, scesa da percentuali vicino al 7% delle scorse elezioni a cifre inferiori al 3%. Pochi i Comuni in cui il Carroccio ha mantenuto le proprie posizioni. Tra questi, la Bondeno del sindaco leghista Alan Fabbri, dove le urne hanno dato il responso di un 7,05% al Senato e un 7,11% alla Camera. «Il risultato rimane dirigebile - afferma l'ex segretario Giovanni Cavicchi - ci aspettavamo una tornata elettorale dura e difficile». Secondo Cavicchi, è stato il Movimento5Stelle a strappare voti alla Lega, sostituendosi nell'immaginario collettivo politico nel ruolo di "partito di rottura" che per tanti anni ha caratterizzato il Carroccio: «Siamo certi che molti dei nostri vecchi voti siano andati ai grillini - aggiunge - sono stati molti tra gli stessi elettori a che prima ci votavano farcelo sapere. Voto per te al Senato, ma alla Camera no: troppi scandali e anche a livello provinciale c'era chi si aspettava di più dal rinnovamento». Chiamato in causa, quindi, anche il neosegretario Fabio Bergamini, che ha seguito i risultati dal maxischermo di Vigarano e tende a minimizzare i contrasti interni: «I nostri li militanti sono pochi, queste cose non contano granché. Ci siamo fermati al 3%, un dato tutto sommato fisiologico avendo puntato l'intera campagna elettorale sulla Lombardia, dove speriamo di avere il risultato atteso. Poi ci rivolgeremo a Errani per sapere cosa vuol fare con le macroregioni del Nord». FERRARA A metà pomeriggio, nel caos dei dati elettorali, l'unica cosa certa era che i Fratelli d'Italia, in Emilia Romagna, erano ben lontani dalla soglia del 3%, indispensabile per far eleggere almeno un senatore. Sfumano, insomma, le già esigue, alle vigilia, speranze di Alberto Balboni di riconfermarsi senatore, dopo il traumatico passaggio dal Pdl al neonato partito di Crosetto, La Russa e Meloni. E l'ormai ex senatore ne approfitta per dare l'addio alla politica attiva, vissuta da protagonista a Ferrara, Bologna e Roma da un trentennio. «Torno a fare l'avvocato». Balboni, ancora non è chiaro il dato complessivo, per dir la verità non si capisce nulla... «Sì, è incredibile che gli exit poll siano stati sconfessati in maniera così evidente dalle proiezioni, e queste ultime, a loro volta, siano così diverse dai primi dati diffusi dal V iminale. L'unico dato sicuro, lo ricordo, è quello che avevo pronosticato alla vigilia». E cioè? «Che Grillo avrebbe superato il 20%, anche se non tutti ci credevano. Ci ho preso, anzi no, ho sbagliato per difetto visti i consensi che il Movimento 5 stelle sta catalizzando». E di Fratelli d'Italia cosa dice? La speranza era di raggiungere la quota necessaria per eleggere senatori in Emilia Romagna. «Era molto difficile, quasi impossibile, anche questo l'ho detto alla vigilia. Vediamo cosa succede alla Camera, se cresciamo un po' verso il 2,5% c'è la possibilità di eleggere una bella pattuglia di deputati. Credo che ce la faremo, abbiamo un gruppo di giovani davvero importante». Il dato del Senato, però, sicuramente fa sparire il suo seggio. «Sì, è vero. Tornerò a fare l'avvocato a tempo pieno, dopo tanti anni di politica in prima fila. Ho avuto il buon senso di non chiudere lo studio, di lasciarmi aperta questa porta, e devo ringraziare mia moglie che in tutti questi anni ha lavorato tantissimo. Sono soddisfatto della mia esperienza nelle istituzioni. Sono stati sei anni in Regione, eletto due volte, e dodici al Senato, con tre elezioni, direi che può bastare». C'è chi non è d'accordo («per me dovrebbe riflettere, la sua esperienza sarebbe ancora utile» dice ad esempio Mauro Malaguti del Pdl), ma l'addio di Balboni è un momento certo non trascurabile per la politica ferrarese. In sella nell'Msi fin dagli anni Settanta, tra i più giovani consiglieri comunali di sempre, Balboni è stato mattatore sui banchi dell'opposizione per diversi lustri, a partire dalle denunce contro il Palazzo degli Specchi (affiancato dall'altro consigliere-avvocato di destra Guido Menarini) e gli scontri con Roberto Soffritti. Balboni tentò per la prima volta la carta nazionale con la candidatura, nel 1996, alla Camera, ce le fece cinque anni dopo al Senato. Famoso e molto pubblicizzata la sua amicizia con Gianfranco Fini, con il quale condivide la passione per la pesca sub. Anche per questo la clamorosa rottura del 2010, dopo il "che fai mi cacci" del presidente della Camera, fece rumore e suscitò molte polemiche. Più fresca, perché risale a qualche settimana fa, la separazione dal "fratello" Gasparri, rimasto nel Pdl: Balboni si commosse, quella notte. (s.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA