«Due settimane sono un insulto» Perplessità sulla proroga fiscale

FERRARA Tasse sospese fino al 30 novembre. Era questa la data fissata dal governo Monti per non aggravare la ripresa delle persone colpite dagli eventi sismici del maggio scorso; un tempo insufficiente che da subito ha allarmato imprenditori e associazioni di categoria. La richiesta di prolungare l'esenzione dai pagamenti fino al 30 giugno 2013 non è stata ancora accettata e, al momento, il termine previsto è il 16 dicembre. Uno slittamento di appena due settimane, una beffa secondo i diretti interessati. «Non si rendono conto di come sia la situazione qui, dovrebbero venire a vedere», afferma qualche imprenditore agguerrito, ma c'è anche chi ormai non ci crede più e sostiene che forse ormai non vale nemmeno più la pena di lottare perché «questi proprio non ci sentono». Le associazioni di categoria vivono quotidianamente il dramma dei loro associati e nessuno, da Unindustria ad Ascom, passando per Confesercenti, Confartigianato e Cna, è intenzionato ad abbandonare il campo di battaglia dichiarando sconfitta. «Abbiamo presentato alcuni emendamenti in commissione e qualche speranza di allungare la sospensione c'è - afferma fiducioso Roberto Bonora di Unindustria - Stiamo provando con tutte le forze a risolvere la questione ma non ci sono ancora certezze. Spero che il governo capisca la situazione e si comporti di conseguenza». Il contesto attuale è preoccupante non solamente per le aziende che hanno subìto danni diretti dalle scosse, ma anche per tutti coloro che sono vessati da danni indiretti. «Il nostro essere virtuosi ci si sta rivoltando contro - affonda Alessandro Osti di Confesercenti - Le motivazioni per essere aiutati ci sono tutte ma non lo fanno. Le realtà produttive e commerciali sono in forte difficoltà, per non parlare poi dei danni indiretti (un esempio per tutti il turismo) che Ferrara ha subìto». L'amarezza diffusa tra gli imprenditori sta spingendo il popolo emiliano a ipotizzare la strada dello sciopero fiscale. «Io mi rifiuto di pagare non perché non voglio, ma perché proprio non so dove andare a prendere i soldi - spiega contrariato un imprenditore - Da maggio sto investendo e di guadagni non se ne parla, riesco a malapena a rimanere in pari». Secondo Giampaolo Lambertini di Cna, il fatto di inserire Ferrara solo in seconda battuta tra le zone duramente colpite è stato un grave sbaglio perché «i parametri per ricevere gli aiuti erano evidenti da subito. Sicuramente è doveroso insistere sul discorso della rateizzazione delle imposte sospese, forse questa modalità potrebbe incidere in maniera meno negativa sulle casse delle imprese; fermo restando che la dilatazione della sospensione sarebbe doverosa da parte dello Stato». Sin dai primi momenti il governo Monti aveva fatto capire che non sarebbe stato possibile interrompere il pagamento per un lungo periodo proprio a causa, anche se parlare di colpa può risultare grottesco, dell'importante realtà produttiva che contraddistingue il Ferrarese e l'Emilia Romagna in genere (circa il 3% del prodotto interno lordo nazionale è riconducibile alla regione). «Siamo intervenuti anche in Regione per chiedere che il DL venga modificato, i nostri associati non sono in grado di pagare per il mancato reddito e a questo si aggiunge anche il problema dei mutui - fa notare Davide Urban dell'Ascom - Siamo in una fase di grossa difficoltà e il governo non sa guardare in maniera dovuta la nostra situazione. Proprio per l'operosità siamo penalizzati - ammonisce - Dovremmo essere aiutati e invece accade il contrario. Siamo seriamente preoccupati. Lo Stato non si sta comportando bene con questa gente che ormai è alle corde». Tra gli addetti ai lavori il paragone con L'Aquila sorge spontaneo anche se per gli stessi è triste in questa guerra tra poveri fare a gara con chi ha avuto o meno le agevolazioni più alte dopo la catastrofe. «Incontri continui con il ministero ma sembra non abbiano effetto - dice rammaricato Giuseppe Vancini di Confartigianato - I nostri associati sono confusi, non sanno come procedere, i tempi si allungano e c'è molta incertezza sull'arrivo effettivo dei contributi. Non è un bel periodo». Samuele Govoni