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di Maria Rosa Tomasello wROMA Nell'Italia che a ogni violenta pioggia si scopre sempre più fragile la contabilità spaventosa dell'ennesimo disastro conteggia quattro morti. A pagare al maltempo il suo tributo di vittime è ancora la Toscana, dove tre lavoratori, due uomini e una donna, dipendenti dell'Enel, sono morti intrappolati nell'auto aziendale precipitata per il crollo del ponte San Donato sul fiume Albegna, a Marsiliana, in provincia di Grosseto. Lunedì un agricoltore era deceduto a Capalbio, travolto mentre si trovava sulla sua auto dal fango dell'Albegna in piena, mentre resta in Rianimazione la 73enne salvata dai vigili del fuoco a Orbetello. È viva per miracolo a Bolzano una donna finita con l'auto nelle acque impetuose del torrente Talvera: dopo aver perso il controllo della vettura, è precipitata per decine di metri in un burrone, ma è rimasta incolume. A Montalto Marina, Viterbo, un operaio bloccato su una gru è stato soccorso dai vigili del fuoco, mentre a Campoluci, Arezzo, un operaio finito con l'escavatore in un fosso pieno d'acqua è riuscito a sopravvivere respirando attraverso un vetro rotto. Il bilancio della nuova ondata di maltempo che ha investito il nord e il centro Italia è una lista interminabile di vittime e danni: nel Grossetano gli sfollati sono settecento, oltre 200 ad Albinia, mentre 1200 persone sono senza energia elettrica. L'agricoltura è in ginocchio: in Toscana, così come nel Lazio, nell'Umbria, nelle Marche e nel Veneto le esondazioni dei fiumi e dei torrenti e le piogge straordinarie secondo la Cia hanno provocato danni per 500 milioni di euro, produzioni distrutte, centinaia di aziende allagate. In Umbria la Confcommercio di Orvieto, il centro più colpito assieme a Marsciano, lancia l'allarme: «Sono a rischio collasso un centinaio di aziende con mille dipendenti». Danni ingenti al patrimonio archeologico: in Maremma una bomba d'acqua e di fango si è abbattuta sulla necropoli di Sovana. Spostamenti difficili In tutte le aree colpite, difficile la circolazione: l'autostrada A1 è chiusa nel tratto compreso tra Valdichiana e Fabro in direzione Roma e, in direzione Firenze, a partire da Orte e fino a Chiusi: per riaprire il tratto secondo Autostrade per l'Italia, sarà necessario attendere il ritiro della piena. La chiusura della A1 ha determinato diversi chilometri di fila in alcuni tratti della E45 e del raccordo Terni-Orte. Disagi anche su numerose strade statali, a partire dall'Aurelia: ieri sera è stato riaperto un tratto della strada in direzione sud, compreso tra Grosseto Centro e San Donato. Permane, in direzione nord, la chiusura da Orbetello scalo a Grosseto centro. Anche oggi resterà sospesa sospesa la circolazione ferroviaria sulla linea Tirrenica Roma-Pisa, bloccata da ieri nel tratto Orbetello-Grosseto. I treni a lunga percorrenza saranno deviati via Firenze-Pisa. In Umbria riaperta l'Armerina. Per la Toscana l'allarme resta alto: una nuova allerta meteo di livello 2, che riguarda le province di Arezzo, Firenze, Grosseto e Siena è stata emessa ieri dalla Protezione civile, con validità fino alle 8 di oggi. Secondo gli esperti, una nuova importante perturbazione dovrebbe riguardare a partire da giovedì il Sud, in particolare Sicilia e Calabria. Tevere sorvegliato speciale A Roma il Tevere è sotto stretta osservazione: ieri il livello dell'acqua ha raggiunto gli 11 metri, due barconi si sono staccati dagli ormeggi andando pericolosamente alla deriva, ma il picco della piena è atteso per oggi dopo mezzogiorno, con 12 metri previsti: un'onda «morbida» che non dovrebbe creare problemi, anche se il Campidoglio ha attivato 16 presidi. L'onda di piena è causata dall'apertura della diga di Corbara, in Umbria, decisa perché gli argini rischiavano di cedere. L'esondazione del fiume a monte invece ha provocato gravi disagi in provincia di Viterbo. La stazione di Orte da ieri mattina è completamente isolata, nella zona sommersi decine di negozi e abitazioni. Ancora critica la situazione di Marina di Montalto di Castro, che lunedì è stata evacuata. Clini: piano contro il dissesto Iil ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha annunciato ieri che presenterà al Cipe il piano contro il dissesto idrogeologico: «Spero che se ne parli nella prossima riunione – ha detto – sono d'accordo nell'inserire nella legge di stabilità un fondo nazionale per la messa in sicurezza del territorio, che sia stabile e duri almeno 15 anni, con cui garantire almeno 1-1,5 miliardi ogni anno». «Serve un programma serio – ha ribadito il capo della Protezione civile Franco Gabrielli – la mancanza di risorse spesso è un alibi per non fare le cose». Solidarietà e partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime è stato espresso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre il governatore del Veneto Luca Zaia ha invocato l'attribuzione di poteri speciali ai presidenti delle Regioni per intervenire sul dissesto idrogeologico e la presidente dell'Umbria Catiuscia Marini ha chiesto, sostenuta da Pd e IdV, la possibilità di sforare il patto di stabilità. ©RIPRODUZIONE RISERVATA