I poliziotti non diffamarono il pm

Era chiamato a decidere sulla querela di diffamazione e calunnia presentata dalla pm Mariaemanuela Guerra contro tre dirigenti di polizia, per le dichiarazioni che fecero al processo sulla morte di Federico Aldrovandi: Pietro Scroccarello, Gennaro Sidero e Paolo Marino. Alla fine il gip di Ancona, Alberto Pallucchini, ha archiviato le posizioni dei primi due, ordinando un supplemento di indagine (solo per acquisire atti cartacei) per Marino. Il gip Pallucchini è uno dei tanti giudici italiani che si pronuncia sul caso Aldrovandi e spiega che l'intera vicenda «evidenzia come accanto alle gravi condotte che hanno determinato il decesso, vi sono state altrettante gravi condotte di sviamento delle indagini volte in qualche misura a coprire il reale svoglimento dei fatti: di tale situazione non può non tenersi conto nella valutazione complessiva anche delle più modeste condotte oggetto di questo procedimento». Questo è l'unico riferimento al caso Aldrovandi, perchè come scrive il gip «la vicenda che interessa è solamente la fase iniziale delle ore che hanno seguito il decesso del ragazzo e le prime comunicazioni tra i soggetti intervenuti». Lo spiega in modo chiaro, per illustrare i motivi per cui ha accolto solo in parte la proposta della procura (pm Irene Billotta) che aveva chiesto anche l'archiviazione per Marino. Pm Billotta che decise così dopo una indagine accuratissima e approfondita: «la ricostruzione dei fatti - scrive la pm - rappresentati dalla querelante (la Guerra, ndr) è sprovvista di sufficienti elementi oggettivi di riscontro per sostenere l'accusa di calunnia e di conseguenza anche quella di diffamazione». Perchè il processo ruotava attorno alle dichiarazioni di Marino e Sidero (riferisce quanto detto da Marino) sul mancato sopralluogo della pm Guerra, in via Ippodromo, dove era morto il ragazzo, e di aver insistito a lungo affinchè la pm Guerra si recasse sul posto. Inutilmente. La Guerra sostiene il contrario, di esser stata indotta in errore, poichè le dissero che non era necessaria la sua presenza, visto che si trattava di una overdose. Al giudice non interessa il perchè la Guerra non si sia recata sul luogo della morte di Federico Aldrovandi, la mattina del 25 settembre 2005: «decisione questa che nello specifico è già stata oggetto di valutazione in altra sede (il Csm, ndr)». Ma letti gli atti, scrive in merito che «pur trattandosi di un aspetto oggettivamente secondario della complessa vicenda...merita il dovuto approfondimento atteso che per ricostruire la vicenda si disquisisce proprio sullo stridente contrasto tra la presenza massiccia sul luogo di funzionari di polizia anche esterni alle indagini a fronte della assenza del pm, organo che avrebbe dovuto condurre e indirizzare le indagini». «Ovviamente (la sottolineatura del giudice, ndr) detta situazione una volta divenuta nota è stata appannaggio di vari articoli giornalistici divenendo di pubblico dominio». Alla fine, il gip decide. Archivia, per altri fatti, Scroccarello chiamato in causa dalla Guerra per una telefonata, tra loro, il pomeriggio del 25 settembre. Lui dice di aver chiamato la pm. Lei, di essere stata lei a chiamarlo perchè non aveva notizie da altri. Lui dice di averle detto dei manganelli rotti nella colluttazione. Lei lo smentisce. La divergenza lamentata dalla Guerra - scrive il giudice - non integra nessuna ipotesi di reato. Per Sidero vale lo stesso, poichè si limitò a riferire ciò che Marino gli disse. Per Marino resta il fumus della diffamazione: ma mancano elementi oggettivi per concretizzarla. Che possono essere acquisiti con la prima informativa che Marino presentò il 26 settembre 2005 e in un verbale di un suo interrogatorio del 15 ottobre 2009 per l'inchiesta Aldro bi: per il gip sono «atti che potrebbero completare il quadro valutativo». (d.p.)