Sedici uomini di scorta per l'ex ministro

ROMA Col tormentone «Roma ladrona» ci hanno giocato per anni. Ma in tempi di spending review si scopre che anche l'onorevole Roberto Calderoli, esponente di punta della Lega Nord, ha goduto e non poco dei servigi di Roma. Servigi, non si sa quanto essenziali, che nel caso specifico riguardano gli otto uomini di scorta in servizio di protezione permanente nella villa sui colli di Mozzo, in provincia di Bergamo. Il servizio- sospeso da lunedì scorso -vedeva impegnati ogni giorno otto uomini tra carabinieri, poliziotti e finanzieri, che dovevano restare di guardia davanti alla villa anche quando l'ex ministro leghista per la Semplificazione normativa non era presente. Il presidio fisso era stato disposto dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di Bergamo, dopo che Calderoli, nel 2006, era entrato nel mirino degli estremisti islamici: e non a causa del la sua attività politica, ma per colpa della famosa maglietta con la caricatura di Maometto. Il servizio di protezione alla villa di famiglia, nelle scorse settimane, aveva fatto storcere il naso ai sindacati di polizia. Con l' Ugl e Siulp che denunciavano come la cosa fosse costata ai contribuenti qualcosa come 900 mila euro in due anni. Oltre agli otto uomini del presidio fisso, Calderoli dispone anche di una scorta personale formata da altri 8 agenti, quattro a Roma e quattro a Bergamo, che invece ha superato indenne i tagli allo studio del Viminale (secondo i dati ministeriali in Italia ci sono ancora 600 scorte delle quali solo cento sono di primo livello). «Sono tornato un uomo libero. E' una decisione che non fa seguito alle polemiche sulla scorta del presidente della Camera Gianfranco Fini, ma concordata una decina di giorni fa dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, nell'ottica di un ridimensionamento generale delle scorte. A tutti è stato abbassato di un grado il livello di sicurezza, e trovo che sia giusto», ha commentato l'ex ministro senza nascondere un velo di preoccupazione. La polemica sulla scorta di Fini, intanto, non si placa. Con l'ex compagno di partito Francesco Storace che "twitta" il suo ultimo affondo: «E' vero - scrive - che nel famoso albergo di Orbetello alloggiavano anche i parenti dei bodyguard di Fini o è menzogna giornalistica? Rispondere prego».