Hotel per la scorta di Fini interviene il Viminale

di Fiammetta Cupellaro wROMA Il sistema di sicurezza previsto per il presidente della Camera, Gianfranco Fini finisce nel mirino del ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri. La responsabile del Viminale ha chiesto al capo della polizia «un'approfondita relazione» sulle misure previste per la tutela della terza carica dello Stato. Una vicenda partita da un'inchiesta del quotidiano «Libero» che ha riferito di una prenotazione per nove stanze all'hotel & relais «I Presidi» ad Orbetello che il leader di Fli avrebbe fatto per gli uomini della sua scorta sia per luglio che agosto. Spesa complessiva prevista per l'ospitalità della scorta del presidente della Camera: 80 mila euro. Per lui e la sua famiglia avrebbe invece affittato una villa ad Ansedonia. Una battaglia antica quella tra l'ex capo di Alleanza Nazionale e il direttore del giornale Maurizio Belpietro che ha il precedente in un'altra vicenda che scoppiò sempre d'agosto, nel 2010. Al centro della storia c'era la compravendita di un appartamento nel Principato di Monaco al numero 14 di boulevard Princesse Charlotte. Casa donata da una simpatizzante di An al partito e che finì invece di proprietà di una società di off shore riconducibile al cognato di Fini, Giancarlo Tulliani. L'affaire immobiliare diventò un caso politico e mediatico, ma ci fu anche un'indagine della magistratura con Fini indagato per truffa insieme all'ex tesoriere di An. L'inchiesta finì con l'archiviazione da parte del gip di Roma ed ora da Montecarlo siamo passati ad Orbetello. Intanto Fini annuncia una querela nei confronti di «Libero» e precisa: «Le modalità per garantire la sicurezza della mia persona in ragione della carica istituzionale ricoperta sono decise autonomamente dagli organismi competenti del ministero degli Interni. Dal giorno in cui sono stato eletto presidente della Camera – tiene a sottolineare – non ho mai chiesto, nè tanto meno ho mai usufruito di servizi diversi, e men che meno privilegiati e di favore». Inevitabile si torni a parlare della «macchina del fango». Il primo a ricordare le campagne giornalistiche contro l'ex alleato di Silvio Berlusconi è uno dei fedelissimi di Fini, Italo Bocchino. «La campagna di Libero contro il presidente della Camera è l'inevitabile conseguenza del ritorno in campo di Berlusconi con il recupero di quella macchina del fango che tanti danni ha fatto alla politica italiana – dice il vicepresidente di Fli – sorprende che a guidare la nuova campagna diffamatoria sia lo stesso Belpietro scortato a spese dei contribuenti e la cui scorta fu protagonista di un falso attentato che doveva servire alla promozione della sua scorta». Sarà ora il ministro dell'Interno a chiarire se davvero per i bodyguard di Fini è stata fatta una prenotazione per due mesi in un hotel ad Orbetello. L'unica cosa certa, al momento, è una convenzione tra la Camera dei deputati e l'hotel & relais «I Presidi» in base al quale le guardie del corpo potranno alloggiare in un arco temporale compreso tra luglio e settembre. ©RIPRODUZIONE RISERVATA