06 giugno 2012 —
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sezione: Nazionale
Al termine della riunione della Commissione nazionale grandi rischi - convocata su richiesta del capo della Protezione Civile Franco Gabrielli dopo le scosse del 25 e 27 gennaio nelle province di Verona, Reggio Emilia e Parma, la stessa commissione sottolineò un «significativo aumento di attività negli otto mesi precedenti che ha interessato i margini settentrionale (pre-alpino), meridionale (Appenninico Ligure) e occidentale (Piemonte) della placca Adriatica». L’area interessata dall’aumento dell’attività, sottolinea il Dipartimento Protezione civile, comprendeva «le province di Asti e Alessandria, limitatamente Milano e Monza, e poi Pavia, Cremona, Bergamo, Brescia, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Ravenna, Verona, Vicenza, Treviso, Massa Carrara e Lucca». Il 14 febbraio Gabrielli ha chiesto al presidente della Commissione di riconvocare il settore ‘Rischio Sismico’ dell’organismo, «per un ulteriore approfondimento, in modo da avere un quadro più completo e per poter informare le amministrazioni competenti». Verifica «ancora in corso». RIVARA (MO) Anche le presunte trivellazioni legate al progettato mega-deposito di gas a Rivara di San Felice sul Panaro (Mo) entrano a far parte delle verifiche che la procura di Modena farà dopo i terremoti del 20 e 29 maggio. L’accertamento è nel fascicolo ’contenitore’ aperto dal procuratore aggiunto Lucia Musti dopo i crolli del 20. Un fascicolo che riguarda le ‘terre terremotate’ e che è, almeno per ora, a modello 45, cioè per fatti non costituenti reato, e quindi consente un’ampia delega di indagine. Il fascicolo considera i crolli in genere e le perforazioni. L’indagine dovrà capire innanzitutto se le trivellazioni sono state fatte o meno e, nel caso la risposta fosse positiva, si passerebbe a individuare dove sono state fatte, chi le ha fatte, come sono state fatte. In questo caso l’indagine dovrà anche capire se c’è una qualche connessione con il terremoto. Ma allo stato attuale l’accertamento è proprio all’inizio. Il discorso perforazioni è legato al progetto di mega deposito di gas di Erg Rivara Storage (Ers) a Rivara. Progetto che nei giorni scorsi, dopo il sisma, è stato definitivamente accantonato con lo stop alle autorizzazioni dato dal ministero dello Sviluppo economico, che ha preso atto del no della Regione Emilia-Romagna. Sullo stoccaggio del gas a Rivara è in atto una polemica partita sin dal 2005. Il progetto - sposato dai governi Prodi e Berlusconi ma contestatissimo trasversalmente in sede locale - prevedeva 3,2 miliardi di metri cubi di gas in acquifero profondo, unico in Italia e tra pochi al mondo. Il progetto riguardava San Felice sul Panaro e coinvolgeva anche altri quattro comuni della stessa area del sisma a cavallo delle province di Modena, Ferrara e Bologna. Nei giorni scorsi, dopo il terremoto del 29 maggio, più di un esperto aveva parlato del ’fracking’, la ’fratturazione idraulicà della roccia iniziata da una trivellazione. Secondo alcuni il ’fracking’ comporterebbe un lieve rischio sismico. Invece, il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia, aveva rassicurato: «Nel corso degli anni, su riferimenti reali, non abbiamo situazioni di onde sismiche di alta scala in seguito a trivellazioni per ricerca di idrocarburi». Ed Ers aveva affermato di non aver mai trivellato a Rivara: «I nostri dati sulle perforazioni risalgono a studi del 1979, noi non abbiamo toccato il terreno a Rivara, non abbiamo fatto carotaggi, non abbiamo perforato o immesso gas o acqua. Gli strumenti che servono per perforare un pozzo occupano un ettaro, nemmeno volendo avremmo potuto farlo e passare inosservati». Sarà l’accertamento del procuratore aggiunto Lucia Musti a stabilire qual’è la realtà.