Senza Titolo

di Marco Nagliati wFERRARA I ragazzi del 2001 hanno ancora il cuore a Ferrara. Sono l'argine per i momenti difficili, l'emozione per le vittorie. Loro un campionato l'hanno vinto. Dopo avere mangiato polvere. Loro hanno concretizzato sul parquet le ambizioni di una società nuova, che nasceva per vincere. Hanno retto alla scomparsa della Semper, sono stati capaci di seguire la voglia di crescere del Basket Club forgiato da appena un anno da Mascellani. Loro sono Paolo Calbini, Daniele Biganzoli, Paolo Monzecchi e John Ebeling. Caduta e rinascita. Sconfitte e promozione. Nella stagione 2000/2001 piegarono Cento in finale, dando fiato agli investimenti di Mascellani. Oggi la Ferrara dei canestri vive la stessa vigilia, l'identica potenzialità societaria che deve trovare sfogo sul campo. Domani la Mobyt dei nuovi leader (Ferri e Cortesi su tutti) gioca "gara uno" di finale al PalaSegest contro Corno di Rosazzo. Oggi i "ragazzi del 2001" spiegano come vissero e gestirono le loro ansie. Il play tascabile Paolo Calbini ha smesso di giocare da pochi mesi: in C2 con Pesaro. Curiosità: la società è di Maggiotto senior, il papà del Maggiotto che gioca nella Mobyt. "Calbo" è orgoglioso che il suo testimone in regia sia passato ad un altro marchigiano: Ferri. «La Mobyt è arrivata all'ultimo passo di un lungo cammino - dice Calbini - e non penso sia una sorpresa. Erano partiti con questo obiettivo. Se per Corno di Rosazzo essere in finale è un premio, Ferrara ha la consapevolezza che c'è ancora del lavoro da fare. La tensione ci sarà, certo. Però, credo che prevarrà la determinazione per compiere l'ultimo tratto di percorso». «Per quella che è la mia esperienza - prosegue Calbini - alla lunga emerge la capacità di giocare a basket. Il nervosismo lascia spazio alla carica nervosa positiva. Per noi le delusioni del passato furono la molla per avere una energia enorme: ci mettemmo in pace con la coscienza. Penso che gli attuali giocatori di Ferrara vogliano riportare la città in una categoria che le compete». Il guerriero Daniele Biganzoli guerriero era e tale resta. Varesino, gladiatorio. Tiratore. Gioca ancora: domani "gara 5" di finale per salire in C1. Con Oleggio, affronta Borgosesia. Il "Biga" non perde il vizietto. «Ferrara è una piazza importante, so che i giocatori della Mobyt sentiranno forte il senso di responsabilità. Salire è quasi un obbligo per la passione, la storia e le ambizioni della società. E il pubblico ferrarese ti dà una spinta immensa. Chiaro che la tensione si sentirà, ma io so che dopo 2' quando giochi vai avanti per inerzia. A me piace stare nella mischia: voglia e passione non mi mancano. Sento la bellezza del gioco. Ecco, auguro ai giocatori Mobyt di entrare in campo con questo stato d'animo». Il totem Paolo Monzecchi sbotta: «Non posso venire alla finale!». Perché? «Ma perché anch'io mi gioco la promozione. Con Monsummano, lottiamo per salire in Dnb contro il Costone Siena». Il "Monza" come il "Biga", ultraquarantenni d'assalto. Che con Ferrara hanno assaporato il dolce. «Dire quello che si prova prima di una finale è difficile, il bello è dopo. Ferrara è città che vive di basket, l'attaccamento lo senti durante tutta la stagione. Non c'è un solo attimo, bensì tanti momenti che ti fanno amare la città. Io credo che i ragazzi della Mobyt l'abbiano capito. La finali non li appagherà, sapevano di poter arrivare dove sono. Saranno pronti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA