«Spal, Vecchi è una scelta vincente»

di Paolo Negri wFERRARA Se c' una persona nel mondo del calcio che conosce bene Stefano Vecchi, neo-allenatore della Spal, è Giancarlo D'Astoli. L'ex tecnico biancazzurro è stato infatti il mentore del Vecchi calciatore, che ha guidato a più riprese ed ha sempre voluto con sé, tanto che l'approdo del mediano alla Spal fu dovuto nel 1999 proprio a seguito di una precisa richiesta di D'Astoli. Ci è quindi sembrato naturale interpellare proprio D'Astoli per cercare di cogliere i risvolti del Vecchi allenatore, le sue caratteristiche, i retroscena, le prospettive che potrà avere alla guida della formazione biancazzurra. Giancarlo, saprà che Vecchi è il nuovo trainer spallino... «E come no, certo che lo so... Una notizia che ho appreso davvero con grande piacere. Tra l'altro la Spal ha battuto la concorrenza, erano diverse le società che volevano ingaggiare Stefano». Si era parlato anche di serie B, dell'Albinoleffe e del Varese ad esempio. «Sì, ma anche in Prima. So per certo che il Carpi lo seguiva con decisione». La Spal ha compiuto la scelta giusta? «Credo proprio di sì. A parte il fatto che c'è sempre il piacere di andare alla Spal, ed è un gusto che io ho provato, Vecchi lì c'è stato da giocatore, conosce la città e l'ambiente ed è importante che la scelta sia stata reciproca. La Spal resta una bella... sirena, e prima o poi lo farà pure questo salto...». Lei è stato il mentore di Vecchi, no? «Me lo ero trovato al Fiorenzuola, poi l'ho voluto al Brescello e quindi l'ho portato alla Spal. Siamo stati insieme tanti anni, si intuiva che aveva capacità anche futuribili come allenatore. Lo era già in campo, per il ruolo che rivestiva e per caratteristiche di leader, di quelli che non hanno bisogno di sbraitare: molto pacato, ma capiva cosa si voleva e cosa si doveva fare, e sapeva dare i consigli giusti». Come nasce il Vecchi allenatore? «Quando giocava prendeva già appunti, credo che abbia ancora qualche quaderno con i particolari degli allenamenti che facevamo». Si può affermare che lei è stato il suo maestro? «E' meglio chiederlo a lui. Se lo pensa Stefano è un conto, se lo affermo io posso sembrare presuntuoso. Ma penso che abbia appreso anche da altri tecnici». Vi siete affrontati da allenatori? «Nel corso di un'amichevole. Si vedeva subito che la sua squadra funzionava. E poi, di recente, era sulla bocca di tutti. Ha vinto due campionato di fila con la Tritium, significa che ha tutte le doti per far bene». Che tipo di calcio propone Vecchi? «Propositivo, qualitativo ma al contempo aggressivo, secondo i dettami del football moderno. Vecchi vuole gente che corre, vuole una squadra raccolta, che riconquista e riparte. Inoltre caratterialmente sa farsi benvolere ed al tempo stesso sa farsi rispettare. Ha carattere, pur rimanendo fedele a sé stesso, alle proprie caratteristiche umane». In che senso? «E' sempre stato un ragazzo a modo. Lo era all'epoca in cui giocava e lo è rimasto adesso che ha intrapreso la strada di allenatore. Siamo restati in contatto a lungo, ci sentivamo spesso al telefono, poi... uno qui e uno là, inevitabilmente i colloqui si sono fatti più sporadici, ma quando ci sentivamo - e quando ci sentiamo ancora - ho sempre riconosciuto il suo stile inconfondibile, il suo modo di essere». Vecchi è... «Un vincente. Lo dicono i numeri. Vince molto, è inconfutabile, e questo significherà pur qualcosa su come funzionano e come rendono le sue squadre. Portare la Tritium in Prima Divisione non è impresa banale». Ripartendo da lui, e da una squadra molto più giovane delle precedenti, la Spal si mette sulla strada giusta? «Nel calcio non esistono certezze. Non è che in un modo vinci e in un altro no, non ci sono ricette precise, o almeno non puoi indicarle a priori. Ma se negli ultimi anni le cose per la Spal non sono andate come si pensava e come credevano ed auspicavano gli stessi dirigenti, allora era giusto cambiare direzione». In definitiva? «Vecchi ha le qualità per... capire l'idea per far bene. Poi però bisogna che sappiano ascoltarlo per bene... Anche questo è un presupposto imprescindibile». ©RIPRODUZIONE RISERVATA