Brescia e l'amico ritrovato «Con Remondina all'Andria Mi ha fatto da papà calcistico»

FERRARA.Stagione 1987/88. Serie C2, girone C. Primo il Perugia di Ravanelli, Di Livio e Tiziano Manfrin. Secondo il Casarano guidato da Giorgio Veneri in panca e Fabrizio Foglietti in campo. Terza la Fidelis Andria di Beppe Brescia e... Gian Marco Remondina.
Brescia, classe 1966, il più giovane della squadra tra i titolari. Remondina, classe 1958, il pià navigato dell'organico pugliese dopo il difensore Schiraldi.
Brescia e Remondina, da ieri sono nuovamente uniti. Dopo 23 anni. E alla Spal, questa volta. Il tecnico della Berretti capolista ha ritrovato il suo ex compagno, nuovo allenatore della prima squadra. Un sodalizio, il loro, che sarà molto stretto.
Brescia, lei e Remondina siete stati compagni di squadra alla Fidelis. Che ricordi ha?
«Non solo compagni. Eravamo in camera insieme. Io giovanissimo, lui esperto. Si può dire che fossi il suo... figlioccio».
Che effetto fa ritrovarlo?
«Ci siamo sentiti già ieri sera (lunedi; ndr) e... mi sta chiamando adesso (più o meno le 12 di ieri; ndr). Sono ovviamente dispiaciuto per Notaristefano, ma dal mio punto di vista ritengo che questa di Remondina sia stata la migliore tra tutte le soluzioni a disposizione, il più appropriato tra tutti i nomi usciti».
Lei sarà una sorta di suo collaboratore?
«Io continuerò il mio abituale rapporto, sono a disposizione della società. Penso che avrò più o meno i compiti di prima, quando non sarò con la Berretti. Poi non so se mi verranno date indicazioni diverse».
Dai tempi di Andria vi eravate più rivisti?
«Due anni fa a Verona, quando sono andato a giocare là con la Berretti, e nella scorsa stagione quando Remondina è venuto a Ferrara alla guida dell'Hellas».
C2 87/88, dicevamo: 30 presenze e 3 gol lei, 32 partite e nessuna rete Remondina...
«Fu una grande stagione, perdemmo la promozione per un soffio arrivando dietro Perugia e Casarano che avevano due squadroni. Io ero al secondo anno di professionismo, dopo quel campionato arrivai alla Spal. Gian Marco era un cursore, mamma come pedalava... Aveva forza, grande carattere e volontà. Ho ottimi ricordi di lui».
Che tipo era?
«Un professionista serio, di quelli che non mollano mai. In allenamento non si risparmiava neppure una volta. Ho davvero un grande ricordo, cercavo di prendere esempio da lui. All'epoca, ciò che dicevano i più esperti era legge. Remondina aveva carattere, appunto, e rappresentava un esempio positivo».
Adesso, Remondina e Brescia cercheranno di trasmettere alla Spal i loro valori.

Paolo Negri