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Sclerosi multipla, i fans di Zamboni: «Sia lo Stato a curare i malati di Ccsvi»

 Chiedono che la Ccsvi (insufficienza venosa cronica cerebro spinale) sia riconosciuta come patologia a sè e non considerata una semplice concausa della sclerosi multipla, legame - quest’ultimo - testato da diversi studi in Italia e nel mondo dopo l’esito delle ricerche condotte negli ultimi anni al S. Anna dal professor Paolo Zamboni. Il medico ferrarese è sostenuto da un combattivo gruppo di fans su facebook (circa 22mila gli iscritti) del quale è presidente onoraria la vedova di Luciano Pavarotti, Nicoletta Mantovani. Ieri da Bologna i rappresentanti dell’associazione hanno inviato un messaggio indirizzato al ministero e al parlamento: sia il servizio sanitario nazionale a prendere in carico i malati che presentano i sintomi della Ccsvi indicando anche i centri dove potranno essere assistiti. Se lo Stato non risponderà alla loro richiesta i sostenitori della proposta sono pronti ad intraprendere iniziative di piazza davanti al parlamento e manifestazioni di pressione, fino ad azioni giudiziarie.
 Ieri sia la Mantovani che il presidente nazionale dell’associazione, Francesco Tabacco, hanno sottolineato che la Ccsvi si deve ormai considerare una malattia riconosciuta e validata a livello mondiale dagli esperti di patologie venose e come tale deve essere curata senza attendere la dimostrazione del nesso causale con la sclerosi. «Non mi sono operata all’estero perchè voglio rimanere in Italia e combattere la battaglia accanto a Zamboni», ha detto Mantovani, a cui da tempo è stata diagnosticata la sclerosi multipla. Ma non si possono aspettare i tempi della ricerca, ha aggiunto Nicoletta Mantovani che insieme a Tabacco ha già compiuto una audizione al Consiglio superiore di sanità. L’associazione accusa le case farmaceutiche di alimentare un clima di scetticismo per non compromettere i loro investimenti e l’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) di essersi «appiattita su quello che predicano le case». I malati che hanno le vene ostruite hanno diritto di «essere liberati», ha ribadito Mantovani. Venerdì prossimo a Bologna in un convegno a cui parteciperà lo stesso Zamboni, parleranno anche i malati. Ieri in conferenza stampa un paziente, Paolo Riccomini, 46 anni, con diagnosi di Sm nel 2001, ha raccontato i netti miglioramenti conseguiti dopo aver partecipato al primo protocollo sperimentale di Zamboni a Ferrara nel 2007. «Prima avevo difficoltà a camminare, dopo sono andato a fare una escursione alle cascate delle Marmore e da allora nessuna ricaduta». Lo studio multicentrico regionale (500 pazienti, 8 centri coinvolti) non è ancora partito.

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