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Sakineh, lapidazione forse venerdì


 ROMA. È questione di giorni, di ore, quelle che restano per salvare la vita di Sakineh Mohammadi Ashtiani, l’iraniana condannata a morte dal regime di Teheran perché adultera e complice dell’omicidio del marito. Oppure, venerdì 10 settembre, quel pezzo di mondo che per lei si è mobilitato e continua a farlo, assisterà alla sua uccisione a pietrate.
 Sakineh «rischia di essere lapidata venerdì prossimo, di sera, alla fine del Ramadan». Quasi una certezza secondo il filosofo Bernard-Henri Levy, promotore di una raccolta di firme in favore della donna di 43 anni, madre di due figli, detenuta dal 2006 nel carcere di Tabriz. Anche il figlio maggiore della condannata, Sajjad Ghaderzadeh, 22 anni, teme che l’esecuzione della madre possa avvenire venerdì perchè «prima del Ramadan la legge islamica vieta di eseguire le sentenze» e insite sull’intervento dei governi.
 Appelli alla diplomazia iraniana ieri si sono susseguiti senza sosta. «Sono disposto a partire subito per Teheran per far liberare Sakineh» fa sapere Bernard Kouchner, ministro degli Esteri francese. Ad attivarsi anche il Parlamento europeo che invece di discutere della condanna a morte dell’iraniana a fine settimana, ha anticipato la sessione al tardo pomeriggio di ieri. Intanto, il Vaticano conferma la sua «attenzione e partecipazione» affidata a canali diplomatici riservati. Mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini, invita ufficialmente a Roma il collega iraniano Manucher Mottaki per parlare del caso. Poi, a fine giornata, il ministro riferisce che autorità le iraniane non hanno ancora «preso decisioni» sull’esecuzione. In tutta Italia le gigantografie della donna esposte su palazzi istituzionali si sono moltiplicati, e il ministro Mara Carfagna ripete: «Non ci lasceremo intimidire».
 La pressione sulla Repubblica islamica guidata da Ahmadinejad è costante, anzi martellante. E la risposta del regime è quella di far arrivare ai figli di Sakineh, agli avvocati e quindi alla stampa mondiale informazioni confuse e discordanti. Come la notizia delle 99 frustate supplemetari che Sakineh avrebbe ricevuto per essere comparsa, suo malgrado, senza velo in una foto pubblicata dal Times. Il figlio Sajjad le conferma, l’ex avvocato Mohammad Mostafei, costretto a scappare in Norvegia per le ritorsioni di Teheran, le smentisce. «Ahmadinejad non è un pazzo - ha spiegato Levy - è un calcolatore. Gran parte dell’apparato politico e giudiziario italiano si rende conto che l’immagine che darebbero del loro regime se lapidassero Sakineh sarebbe irrimediabilmente disastrosa». La Ashtiani, secondo la testimonianza di un’ex detenuta, la giornalista Shahnaz Gholami, avrebbe firmato la sentenza di lapidazione senza capire quale fosse la condanna perché lei è turca dell’Azerbajan, mentre il documento era scritto in farsi.
 

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- Annalisa D’Aprile

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