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Da tutta la Penisola il popolo dei delusi: non siamo yes men


 MIRABELLO. C’è un’elettricità impalpabile a Mirabello, poche ore prima del discorso di Gianfranco Fini. L’aria ovattata della domenica mattina è carica di attese e di timori, il silenzio lungo la provinciale interrotto appena dalle chiacchiere al bar e dal motore di un piccolo aereo che, instancabile, squarcia il cielo sventolando lo striscione ‘Con Fini Futuro e Libertà’.
 Potrebbe essere la quiete prima della tempesta, i fatti smentiranno poi le previsioni più fosche della vigilia su disordini, contestazioni e traffico bloccato. L’unico trambusto sarà politico. Le sole ‘anomalie’ saranno la difficoltà a trovare i giornali nelle edicole e l’assalto ai bar, gremiti all’inverosimile all’ora di pranzo per accaparrarsi panini e piadine. Davanti al municipio, in sella alla bicicletta, il sindaco Pd Angela Poltronieri sta affrontando la prima grana della giornata. Ma il Tricolore non c’entra: a mettersi di traverso è una condotta idrica che ha avuto la bella idea di rompersi proprio in quel momento. Il giorno prima, sabato, è stata una sorta di ‘prova generale’ della tenuta dell’ordine pubblico: «A parte qualche piccola messa a punto, il meccanismo appare già rodato - commenta il primo cittadino - Certo l’arrivo di così tante persone in un piccolo paese impone la massima attenzione».
 Sembrano lontanissimi i tempi delle ‘normali’ feste del Tricolore, quando il bacino di spettatori extraprovincia arrivava al massimo fino a Bologna o al vicino Veneto. Così come era inconcepibile, fino all’anno scorso, sentire certe ‘sentenze’. Dall’area dei dibattiti - dove poco prima Adriana Poli Bortone ha ufficializzato la sua adesione a Futuro e Libertà (portando a 11 i senatori finiani, in aggiunta ai 34 deputati) - già esplodono i primi fuochi d’artificio: «Io un simbolo con il nome di Berlusconi non lo voto!», tuona un simpatizzante di Generazione Italia. A rendere ancora più esplicito il concetto ci pensa un cartello appeso fuori: ‘All’eroe Mangano preferisco Saviano’. Non manca la satira antiberlusconiana, con le vignette che ironizzano su bassa statura, escort e allergia al dissenso. Col passare delle ore l’arrivo dei pullman da tutta Italia davanti all’ingresso della Festa si fa sempre più intenso. «Dalla Sicilia con furore!», esclama un supporter palerminato toccando il suolo di Mirabello. I tricolori di carta distribuiti dai volontari vanno via come il pane e si trasformano in bandane, mantelle e perfino cappottini per il cagnetto. Spuntano anche le magliette ‘Dio Patria e Famiglia’, ‘Orgogliosi di essere italiani’ e il nostalgico ‘Boia chi molla’. «Siamo antifascisti e antisessiti - mette in chiaro Giovanni Illiano, militante di Futuro e Libertà da Bologna - Quando ci dipingono come vecchi nostalgici mi viene da ridere, la strada è tracciata, Fini non ci deluderà». «Il Pdl accetta solo yes man - incalza Gianluca Solimene da Salerno - Chi ha una testa pensante non può restare. Il nostro Fini non ci ha mai tradito e non lo farà neanche oggi». Anche chi ha più anni sulle spalle rivela tutta l’insofferenza accumulata finora dai finiani. Stefano Losurdo, proveniente da Pavia e più volte parlamentare di An sbotta: «È da un bel po’ che nel centro destra il clima è invivibile: una continua faida interna interessata solo al potere, senza un progetto nè un’identità politica. Siamo già lontani da Berlusconi». La pensano così anche i militanti di Gay Lib, il movimento omosessuale del centrodestra presente a Mirabello con il coordinatore nazionale Michele Beozzo e delegazioni da Trento, Ravenna, Rovigo, Padova e dalla Sicilia. Dalla Sicilia arrivano anche Puccio Larosa, consigliere comunale e coordinatore provinciale a Catania. «Noi avevamo creduto che il Pdl fosse la casa di tutti, invece chi ha idee diverse viene sbattuto fuori. È stato tradito il progetto iniziale, il Pdl si è ridotto a un cartello elettorale. Oggi è cominciata la rivoluzione delle persone perbene». Gli fa eco David Migneco, dell’associazione politica catanese ‘La Contea’, pronta a dare il suo contributo «affinché Futuro e Libertà possa diventare un movimento capace di accogliere varie anime». Salvatore Salerno viene da Palagonia, in provincia di Catania, dove da tempo è attiva l’associazione ‘Synteleia Nova’ cui aderiscono - assicura - «anche diversi giovani non di destra che hanno sposato le idee di Gianfranco Fini».
 Attorno al palco il fermento cresce, telecamere e microfoni si moltiplicano, i più impazienti sfidano il caldo afoso per sistemarsi con grande anticipo sulle seggiole di fronte al ‘pulpito’. Qualcuno anche per aspettare Fini al varco. Come i coniugi Tralli da Sondrio: «È un voltagabbana, e oggi farà marcia indietro. E poi c’è poca gente, ai comizi di Bossi sì che c’è del movimento!».
- Alessandra Mura