06 settembre 2010 —
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sezione: Primo Piano
MIRABELLO. Cè unelettricità impalpabile a Mirabello, poche ore prima del discorso di Gianfranco Fini. Laria ovattata della domenica mattina è carica di attese e di timori, il silenzio lungo la provinciale interrotto appena dalle chiacchiere al bar e dal motore di un piccolo aereo che, instancabile, squarcia il cielo sventolando lo striscione Con Fini Futuro e Libertà.
Potrebbe essere la quiete prima della tempesta, i fatti smentiranno poi le previsioni più fosche della vigilia su disordini, contestazioni e traffico bloccato. Lunico trambusto sarà politico. Le sole anomalie saranno la difficoltà a trovare i giornali nelle edicole e lassalto ai bar, gremiti allinverosimile allora di pranzo per accaparrarsi panini e piadine. Davanti al municipio, in sella alla bicicletta, il sindaco Pd Angela Poltronieri sta affrontando la prima grana della giornata. Ma il Tricolore non centra: a mettersi di traverso è una condotta idrica che ha avuto la bella idea di rompersi proprio in quel momento. Il giorno prima, sabato, è stata una sorta di prova generale della tenuta dellordine pubblico: «A parte qualche piccola messa a punto, il meccanismo appare già rodato - commenta il primo cittadino - Certo larrivo di così tante persone in un piccolo paese impone la massima attenzione».
Sembrano lontanissimi i tempi delle normali feste del Tricolore, quando il bacino di spettatori extraprovincia arrivava al massimo fino a Bologna o al vicino Veneto. Così come era inconcepibile, fino allanno scorso, sentire certe sentenze. Dallarea dei dibattiti - dove poco prima Adriana Poli Bortone ha ufficializzato la sua adesione a Futuro e Libertà (portando a 11 i senatori finiani, in aggiunta ai 34 deputati) - già esplodono i primi fuochi dartificio: «Io un simbolo con il nome di Berlusconi non lo voto!», tuona un simpatizzante di Generazione Italia. A rendere ancora più esplicito il concetto ci pensa un cartello appeso fuori: Alleroe Mangano preferisco Saviano. Non manca la satira antiberlusconiana, con le vignette che ironizzano su bassa statura, escort e allergia al dissenso. Col passare delle ore larrivo dei pullman da tutta Italia davanti allingresso della Festa si fa sempre più intenso. «Dalla Sicilia con furore!», esclama un supporter palerminato toccando il suolo di Mirabello. I tricolori di carta distribuiti dai volontari vanno via come il pane e si trasformano in bandane, mantelle e perfino cappottini per il cagnetto. Spuntano anche le magliette Dio Patria e Famiglia, Orgogliosi di essere italiani e il nostalgico Boia chi molla. «Siamo antifascisti e antisessiti - mette in chiaro Giovanni Illiano, militante di Futuro e Libertà da Bologna - Quando ci dipingono come vecchi nostalgici mi viene da ridere, la strada è tracciata, Fini non ci deluderà». «Il Pdl accetta solo yes man - incalza Gianluca Solimene da Salerno - Chi ha una testa pensante non può restare. Il nostro Fini non ci ha mai tradito e non lo farà neanche oggi». Anche chi ha più anni sulle spalle rivela tutta linsofferenza accumulata finora dai finiani. Stefano Losurdo, proveniente da Pavia e più volte parlamentare di An sbotta: «È da un bel po che nel centro destra il clima è invivibile: una continua faida interna interessata solo al potere, senza un progetto nè unidentità politica. Siamo già lontani da Berlusconi». La pensano così anche i militanti di Gay Lib, il movimento omosessuale del centrodestra presente a Mirabello con il coordinatore nazionale Michele Beozzo e delegazioni da Trento, Ravenna, Rovigo, Padova e dalla Sicilia. Dalla Sicilia arrivano anche Puccio Larosa, consigliere comunale e coordinatore provinciale a Catania. «Noi avevamo creduto che il Pdl fosse la casa di tutti, invece chi ha idee diverse viene sbattuto fuori. È stato tradito il progetto iniziale, il Pdl si è ridotto a un cartello elettorale. Oggi è cominciata la rivoluzione delle persone perbene». Gli fa eco David Migneco, dellassociazione politica catanese La Contea, pronta a dare il suo contributo «affinché Futuro e Libertà possa diventare un movimento capace di accogliere varie anime». Salvatore Salerno viene da Palagonia, in provincia di Catania, dove da tempo è attiva lassociazione Synteleia Nova cui aderiscono - assicura - «anche diversi giovani non di destra che hanno sposato le idee di Gianfranco Fini».
Attorno al palco il fermento cresce, telecamere e microfoni si moltiplicano, i più impazienti sfidano il caldo afoso per sistemarsi con grande anticipo sulle seggiole di fronte al pulpito. Qualcuno anche per aspettare Fini al varco. Come i coniugi Tralli da Sondrio: «È un voltagabbana, e oggi farà marcia indietro. E poi cè poca gente, ai comizi di Bossi sì che cè del movimento!».
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Alessandra Mura