"Elbopoli": quella telefonata al prefetto che inguaiò il ministro Matteoli

ROMA. Tra un'immunità ministeriale e l'altra Altero Matteoli continua a schivare senza difficoltà il processo 'Elbopoli". Una storiaccia di abusi edilizi all'Elba, quella in cui il ministro delle Infrastruttere è imputato per favoreggiamento.
La vicenda risale all'agosto 2003, quando Matteoli, allora ministro dell'Ambiente, rivelerebbe al prefetto di Livorno, Vincenzo Gallitto, l'esistenza di un'indagine e di intercettazioni a suo carico.
Se per Gallitto il processo sullo scandalo degli appartamenti dell'Elba concessi a prezzo di favore, si è concluso con una condanna in primo grado, quello del ministro e sindaco di Orbetello non è mai neanche iniziato. E mentre Elbopoli arriva in appello (il dibattimento partirà il 25 ottobre a Genova), la Camera vota lo scudo ad personam che mette di nuovo Matteoli al riparo.
L'accusa di favoreggiamento del Tribunale di Livorno non spedisce il ministro a processo perché, nel 2007, la Camera rimanda alla Corte costituzionale la decisione se si tratti di un reato ministeriale (quindi competenza del tribunale dei ministri) o di un reato comune. Poi ci pensa il 'lodo Consolo", ddl firmato dallo stesso legale di Matteoli, a subordinare tutti i processi ai ministri all'autorizzazione a procedere. E alla fine, lo scorso 30 luglio, interviene la Camera che si costituisce in giudizio contro il tribunale di Livorno in un conflitto di attribuzioni di poteri dello Stato. (a.d'a.)

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