«Intitolare la piazza a Giovanni Paolo II è la scelta migliore»

MAIERO.Non c'è pace a Maiero, almeno stando alla intitolazione della nuova piazza.
Ad intervenire con una sua nota è il parroco del paese, don Raffaele, le cui posizioni sono ben chiare da alcune settimane. «Il mio compito - dice il parroco - non è certamente quello di dividere la gente. Tutta la situazione - scrive tra l'altro don Raffaele - infatti, è stata causata dalla disinformazione da parte del comitato e dalle loro decisioni. Da un anno e mezzo, come dichiarano, è stata fatta la proposta da parte del comitato, e da quel momento fino a oggi nessuno sapeva di questo. Non credo - prosegue il parroco di Maiero - che il comitato abbia fatto una grande discussione democratica in merito. Inoltre non credo di essere obbligato a fare discussioni con il comitato, che non rispetta la propria gente e nemmeno con un'associazione che non è rappresentanza istituzionale. Voglio partire presentando la situazione: l'assessore Baraldi, in forma privata, mi chiese di esprimermi a riguardo della intitolazione della piazza sia come arciprete del paese (guida spirituale e morale) sia come cittadino. Voglio sottolineare che la mia è stata una proposta, e non un ordine».
Va ricordato che il parroco ha proposto d'intitolare la piazza a Papa Giovanni Paolo II.
«Al momento - prosegue don Raffaele - non ero a conoscenza, come il 90% del paese, della decisione presa dai componenti dell'associazione La Mantide. A riguardo della proposta stabilita dall'associazione, sarei il primo ad esprimermi favorevolmente circa la proposta d'intitolare la piazza a Elide; però vedendo che è una proposta non realizzabile per motivi legati alla legge italiana (non sono, infatti, passati 10 anni dalla sua morte), non mi esprimo positivamente. Invece - spiega don Raffaele - se la piazza fosse intitolata a Giovanni Paolo II si potrebbe ottenere la deroga del ministero degli interni già assegnata a città come Torino e Ancona. Ciò che mi dispiace è che fin dall'inizio del mio servizio pastorale la rappresentanza del paese non ha voluto riconoscere la mia autorità di guida spirituale e morale. In altre diverse situazioni, l'associazione non ha dimostrato interesse nei miei confronti e in quelli della parrocchia. So - dice il parroco di Maiero - che in queste circostanze difficili, la gente si rivolgeva al giovane segretario del circolo frazionale del Partito Democratico, perche i consiglieri comunali e il rappresentante della frazione non erano mai in paese. Maiero è un paese troppo piccolo per fare politica che divide, bisogna cercare di unire il potere civile con quello religioso per lavorare ancora meglio per il bene della nostra gente, purtroppo per la maggior parte anziana. Voglio esprimere anche la mia disapprovazione - prosegue il parroco - come residente, circa l'operato del comitato che quasi tutte le volte prende decisioni senza il minimo confronto con l'opinione pubblica, giustificandosi con il fatto che la gente non vuole andare ai loro incontri. Se la gente non vuole partecipare, un motivo deve esserci! So anche che la proposta del comitato non è stata presentata ufficialmente; per questo solo quella da me proposta è in modo ufficiale negli atti dell'amministrazione, perché consegnata al sindaco. Prima di concludere - dice infine don Raffaele - voglio informare che la mia proposta non è solo personale, ma è stata già appoggiata da più di 140 persone!».
Infine don Raffaele tende la mano allo stesso comitato che contesta: «Mi rivolgo ancora una volta al comitato del paese e all'associazione Mantide - scrive infatti don Raffaele - dicendo loro che occorre andare sopra i pregiudizi, riunendosi con il parroco per lavorare insieme e fare il bene della nostra gente». (m.puli.)