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«Si curino subito i pazienti che sono affetti dalla Ccsvi»

 La Regione ha dato via libera al protocollo sul trattamento dell’insufficienza venosa cronica cerebro-spinale (Ccsvi) dopo l’incontro a Bologna tra il gruppo di lavoro tecnico dell’Agenzia sanitaria regionale e i ricercatori che hanno ipotizzato il possibile rapporto fra Ccsvi e sclerosi multipla, Paolo Zamboni e Fabrizio Salvi. Il prossimo passaggio sarà la valutazione dei comitati etici sui dettagli del protocollo, che potrebbe richiedere qualche settimana. Nel frattempo, a farsi sentire, è l’Associazione ‘Ccsvi nella Sclerosi multipla’ che chiede, al di là delle prescrizioni che guideranno l’attività dei medici ammessi allo studio, garanzie che il trattamento ideato dal ricercatore ferrarese Paolo Zamboni possa essere immediatamente applicato ai malati di ‘Ccsvi’: «Mentre la comunità scientifica darà il via alla sperimentazione con il fine di validare o meno la connessione tra Ccsvi e sclerosi multipla, l’Associazione si batterà affinchè a nessuno sia impedito di curarsi una volta accertata la diagnosi di ‘Ccsvi’. E’ questo che, all’autorità sanitaria del nostro Paese, abbiamo chiesto ricordando come la disostruzione della carotide per prevenire l’ictus fu liberamente eseguita in tutto il mondo mentre contemporaneamente si eseguivano gli studi randomizzati per stabilirne la prova certa di efficacia. Il risultato, negli anni ’90, fu che quando lo studio Nascet sancì l’utilità di questa operazione chirurgica, ci si rece conto, sulla base dei suoi stessi risultati, che almeno il 50% dei pazienti operati liberamente non erano andati incontro all’ictus». La sperimentazione che sarà eseguita con l’avallo regionale, secondo le direttive concordate, consentirà solo alla metà dei pazienti di sottoporsi al trattamento, l’altra metà avrà la funzione di gruppo di controllo. I pazienti, circa 400, non saranno a conoscenza del tipo di trattamento ricevuto.