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Lacrime a Barcellona per le nozze gay

 In Spagna hanno festeggiato insieme agli amici più cari, con le “tradizionali” lacrime di commozione, una delle giornate più importanti della loro vita: il loro matrimonio. In Italia non avrebbero potuto farlo. Perché sono due donne e le nozze gay nel nostro Paese sono negate. Chiara e la sua compagna, le due coraggiose lesbiche ferraresi che hanno “sfidato” il Comune di Ferrara, ieri hanno detto sì a Barcellona, circondate da una cinquantina di invitati emozionati. L’ufficiale di Stato civile che le ha unite in matrimonio, ha sottolineato l’importanza della libertà e della dignità delle persone, e del diritto a essere felici. Concetti che a Flavio Romani, presidente del Circomassimo Arcigay di Ferrara e ospite alla cerimonia, in questo momento in Italia appaiono quantomai lontani. «Siamo un Paese di ipocriti senza rispetto per i diritti delle persone, bigotto e supino ai voleri del Vaticano - commenta da Barcellona - In tutto questo ha enormi responsabilità una classe politica indegna, lontana dai bisogni fondamentali della gente e incapace di capire e interpretare i cambiamenti della nostra società. Il discorso dell’ufficiale di Stato civile, oggi, ha reso evidente ancora una volta l’arretratezza del nostro Paese, la compiacenza nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche che porta a ignorare le gravi discriminazioni che ancora persistono e che negano alle persone il diritto elementare alla felicità».
 Un diritto che le neospose vorrebbero vedere riconosciuto anche in Italia. Per questo nel marzo scorso avevano presentato le pubblicazioni di matrimonio al Comune di Ferrara e, di fronte al rifiuto, hanno deciso di rivolgersi al Tribunale Civile - assistiti dall’avvocato Eleonora Gavioli - sollevando un dubbio di incostituzionalità. Dubbio riconosciuto dal Tribunale, che ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale. Il 23 marzo è atteso il pronunciamento della Consulta.