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Nucleare, il dossier della discordia


 ROMA. Il governo stronca le indiscrezioni di stampa sui siti candidati ad ospitare le centrali nucleari e rimanda ogni discussione alla prossima primavera, quando le elezioni regionali saranno ormai cosa fatta. «In primavera sceglieremo quali territori del Paese hanno i requisiti necessari per ospitare gli impianti nucleari che le aziende costruiranno», ha detto ieri il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola.
 Il percorso che porterà alla localizzazione degli impianti prevede ancora alcune tappe, ha ricordato Scajola. «Prima lo statuto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, che è in via di firma con diversi concerti e che io ho già firmato. Quindi ci sarà la definizione dei criteri per l’individuazione dei siti. Tutto il resto sono solo chiacchiere che non corrispondono alla realtà delle cose», ha aggiunto il ministro smentendo l’esistenza di un nuovo dossier consegnato dall’Enel all’esecutivo.
 Ma per il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, il dossier esiste eccome, «altro che chiacchiere». E quello dei criteri ancora da definire è solo un teatrino. «L’Enel e il governo non rendono pubblici i nomi delle località solo per paura di un boomerang alle regionali. Enel e la francese Edf hanno già fatto i sopralluoghi sui siti prescelti tra aprile e luglio. E di questi sopralluoghi siamo in grado di indicare anche le date precise», denuncia Bonelli.
 La mappa dei Verdi contiene i nomi di otto località: Trino Vercellese, Caorso, Monfalcone, Montalto di Castro, Borgo Sabotino, Garigliano, Pizzo e Oristano.
 Ma alcuni quotidiani, ieri hanno tirato in ballo anche il sito di Porto Tolle, in Veneto, dove l’Enel ha già in cantiere progetti di riconversione della vecchia centrale a carbone. E la polemica si è fatta subito incandescente. Con il Pd regionale che parla di una scelta «scriteriata e irresponsabile» e il fronte ambientalista che chiede al presidente della Regione Giancarlo Galan, da sempre schierato in favore di un ritorno al nucleare, di chiarire lo stato delle cose.
 «Non ho notizie nuove e credo che se ci fossero le avrei. Sono fermo al fatto che la tipologia del suolo non indica alcuna possibilità di avere una centrale nucleare in Veneto. Quindi credo che gli impianti saranno fatti altrove», ha replicato Galan spiegando che le zone vicino a Chioggia o nel Polesine non sono adatte per colpa del fenomeno della subsidenza, lo sprofondamento dei terreni.
 Ma la polemica non sta montando soltanto a livello locale. Emma Bonino ed Elisabetta Zamparutti hanno presentato due interrogazioni parlamentari, a nome del Pd, per sapere se effettivamente Enel stia dettando la linea sulla individuazione dei siti pur in assenza del quadro normativo di riferimento; e per sapere se il governo sia al corrente dei problemi economici e di sicurezza a cui sono sottoposti i reattori annunciati.
 Di un progetto «inaccettabile» e in controtendenza col resto del mondo parla anche il senatore del Pd Ignazio Marino, che ricorda come il problema dello stoccaggio delle scorie sia a tutt’oggi irrisolto. «Saremo in prima fila - ha detto - al fianco di chi si opporrà agli impianti. E con noi dovranno fare i conti».
- Natalia Andreani