Dan Peterson spinge la nuova Carife


di Marco Nagliati
FERRARA. Raccontano i sondaggi che è lo straniero con la voce più sexy in Italia. Ride, quando gli viene riferito. E condisce le frasi con lo 'slang" che ha contribuirlo a renderlo celebre: oh, yeah.
Soprattutto è tra i maggiori esperti di pallacanestro. 'Mastica" basketball da ogni possibile visuale: allenatore, giornalista, telecronista, opinionista. Daniell Lowell Peterson è sbarcato in Italia nel 1973, dopo essere stato coach della nazionale cilena. Cinque scudetti (uno con la Virtus Bologna, quattro con l'Olimpia Milano), tre coppe Italia e due coppe internazionali (una Campioni). Domenica scatta il campionato di serie A numero 88, il secondo dell'èra Basket Club Ferrara.
Dan Peterson prova a fare le carte ad una stagione che - per lo scudetto - ancora una volta appare segnata: «Siena certamente è la più forte, ma per vincere servono molti fattori. Infortuni, emergenze, giocatori che esplodono e altri che deludono: a gioco fermo sembra tutto deciso, ma poi non è che il campionato si fa con i fax, le e-mail e le telefonate. Bisogna giocare. Se in 'gara tre" dell'ultima finale Milano avesse vinto, come poteva, la lotta per il titolo sarebbe stata avvincente fino alla fine. E se Katelynas, nel turno precedente con Teramo, non avesse segnato da tre negli ultimi secondi forse l'Armani non sarebbe andata avanti. Nei play off l'applicazione mentale è indispensabile, poi conta un po' di buona sorte».
Le duellanti dell'anno passato si sono curiosamente scambiate gli americani... «Oh, yeah. Siena forse ha preso Hawkins per aumentare l'impatto in Europa, ma David dovrà abituarsi al passaggio tra un ruolo da protagonista ad uno con meno minuti e di maggiore qualità. Finley, a Milano, dovrà fare l'opposto».
E il 'francesino" Sangarè s'è ritrovato col bianconero Carife... «Io so che a Ferrara il giemme Crovetti e coach Valli hanno costruito una bella creatura. Un pezzo in più ogni stagione. Valli proviene dalla 'scuola Messina", una scuola importante. Jackson? Un buon tiratore. Singoli a parte, il segreto del Club sarà partire forte come fece Teramo l'anno scorso. Se azzecca l'avvio, la lotta salvezza può restare lontana». Rimanere nella lega sarà battaglia di fango e trincea, per almeno dieci formazioni.
Il basket italiano, invece, come potrà risalire? Sospirone... «Well... Il fondo è stato toccato - ammette Peterson -: io ho fiducia nelle persone. Ad esempio, il presidente milanese Proli ha parlato chiaro dando gli obiettivi alla squadra: coppa Italia, finale scudetto e una buona Eurolega. Ha coraggio ed idee chiare. Come la Benetton, che ha allestito un team giovane e futuribile. In generale, sono le persone che contano: Benetton, Armani, Totti a Roma, Sabatini a Bologna, Minucci a Siena... Rimangono al timone dopo tanti anni e cogliendo risultati. Beh, si può essere ottimisti se non mollano». A Ferrara il presidente Roberto Mascellani dirige il vascello da undici anni... «E non a caso i risultati sono arrivati. Con l'esperienza ha gestito i momenti difficili dello scorso torneo. Magari quest'anno soffrirà anche meno».