20 febbraio 2009 —
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sezione: Attualità
ROMA. Il nuovo Consiglio di amministrazione della Rai? E un «omicidio politico». Ventiquattrore dopo la elezione di sette su nove membri del Cda di viale Mazzini da parte della Commissione di Vigilanza, Antonio Di Pietro attacca lennesima spartizione lottizzatoria di Pdl e Pd. Una spartizione che potrebbe presto risultare inutile.
Lex presidente della Vigilanza Riccardo Villari ha presentato riscorso alla Corte Costituzionale sullo scioglimento della Commissione deciso settimane fa da Fini e Schifani, mettendo a rischio Vigilanza e nuovo Cda.
Dei sette consiglieri due sono stati confermati: il Pd Nino Rizzo Nervo e la leghista Giovanna Bianchi Clerici. I «nuovi» sono lUdc Rodolfo De Laurentiis, lex Mediaset Alessandro Gorla e lex deputato forzista Antonio Verri, Guglielmo Rositani di An, e sempre per il Pd, Giorgio Van Straten. «Al di là delle chiacchiere su maggioranza e opposizione, abbiamo potuto constatare che sulla gestione del poltronificio italiano cè un partito unico, a maggioranza assoluta», tuona il leader dellItalia dei valori. Che ne ha anche per Walter Veltroni. «Un segretario che lascia trova il tempo di scegliere i suoi consiglieri: per le sue poltrone un Pd ormai inanimato rinuncia al ruolo di opposizione».
Il riferimento è tutto per lo scrittore Giorgio Van Straten, vicinissimo allex segretario del Pd che in consiglio prende il posto di Carlo Rognoni. Ma a Van Straten il ruolo di veltroniano doc va stretto. E rivendica curriculum, storia e capacità.
Ma torniamo a Di Pietro. Lex Pm che da mesi aveva ritirato Idv dalla Vigilanza fa sapere che ora, per «vigilare e fare da sentinella», torneranno a San Macuto i suoi rappresentanti. Saranno Pancho Pardi e Beppe Giulietti. Pochi minuti dopo Giulietti ringrazia ma rifiuta. «Ringrazio Di Pietro ma sono stato eletto con un accordo tra Pd e Idv e in vista delle prossime europee e delle polemiche che sono destinate a nascere tra Idv e Pd non vorrei trovarmi in una posizione di contrapposizione». A Di Pietro replica duro Giorgio Merlo, vicepresidente della Vigilanza, in quota Pd. «Di Pietro non è lunico custode della democrazia né ha il monopolio della democrazia».
Il risiko Rai è appena allinizio. La prossima settimana il ministro del Tesoro nominerà i suoi due consiglieri. Angelo Petroni sarà riconfermato. Laltro sarà il presidente. I nomi? Dario Franceschini ne ha fatti tre: Andrea Manzella, Sergio Mattarella e Giuliano Amato. «La notizia è priva di fondamento» dice lex premier. Restano in corsa anche Pietro Calabrese e lattuale presidente, Claudio Petruccioli. Su Petruccioli pesa il veto di Petroni che avrebbe dato un aut aut a Tremonti. Quanto al direttore generale, sono alte le quotazioni di Mauro Masi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e della dirigente Rai, Lorenza Lai, molto apprezzata oltre Tevere. (m.b.)