Dalla clandestinità alla libertà Il dopoguerra dei giornali ferraresi


Sentiamo molti giovani, soprattutto ragazze, esprimere il desiderio: 'Da grande farò il giornalista!". Ma hanno almeno un'idea che per fare il giornalista bisogna studiare molto più che sui banchi di scuola e bisogna anche saper scrivere, avere idee, iniziative, aver letto tonnellate di libri e articoli di grandi giornalisti?
Bisogna conoscere storia e geografia (un paio di settimane fa un redattore sportivo ha scritto che l'allenatore della Spal aveva allenato la squadra giovanile ungherese di Bucarest!...).
Strano a dirsi, ma dopo la Liberazione la libertà di stampa tardò ad arrivare a Ferrara, malgrado il 15 aprile 1945 fosse uscito il nono e ultimo numero clandestino de 'La Nuova Scintilla", organo delle Federazioni provinciali Comunista e Socialista, col titolo a tutta pagina: 'Gli alleati stanno per sfondare sul nostro fronte - Prepariamoci a salvare Ferrara". 'Ferrara sarà una delle prime città dell'Alta Italia ad essere liberata. È ormai questione di giorni. Il C.L.N. provinciale, le forze del Corpo Volontari della Libertà, le organizzazioni di massa della città e della provincia, mobilitano le loro forze per il grande momento: lo Sciopero Generale per la cacciata dei briganti nazi-fascisti dal nostro suolo. Lo Sciopero Generale dovrà, infatti, essere il punto di partenza della Insurrezione di tutto il popolo, mobilitato, a fianco dei Patrioti, per la difesa della città dalla follia distruttrice delle retroguardie hitleriane e dei banditi neri, deciso a cancellare per sempre la vergogna fascista che per più di vent'anni ha insozzato Ferrara".
Fare uscire un giornale, per di più in periodo di occupazione nazifascista (dicembre 1944), era una parola. Intanto bisognava trovare tipografi fidati, disposti a tacere anche sotto le più bestiali torture e a sfidare la morte per la causa della Liberazione. Tacere con tutti, anche in casa propria, alla propria moglie, ai figli, alle fidanzate 'Perché sei tornato tardi? Dove si stato? Ti vedo pensieroso, preoccupato!". Ma questo è solo l'inizio: seguono la macchina tipografica a pedalina per non segnalare sul contatore il consumo di energia elettrica. E poi? Ci sono altri mille 'e poi". A cominciare dalle casse dei caratteri, la carta, sapere impaginare, poi l'inchiostro, il locale da adibire a tipografia che deve essere totalmente segreto. E c'è un seguito ci sono molti altri 'e poi". Per esempio chi scrive gli articoli, chi li raccoglie e li titola, chi assicura il carattere del giornale. Chi lo dirige? Dove avrà sede la Redazione?
L'idea era venuta al comandante partigiano ferrarese Spero Ghedini, che ne aveva parlato al comando regionale del Cumer (Comitato Unico Militare della Regione Emilia Romagna). Al Triumvirato regionale la proposta era piaciuta, anche se qualcuno poteva pensare che i ferraresi erano un po' matti.
Rinascono i giornali
I protagonisti che con Spero Ghedini diedero vita a 'La Nuova Scintilla" furono Gaetano Cimatti, carattere spesso insopportabile ma organizzatore nato, Secondo Poletti (un vero uomo, zio di Luciano Bratti, allora giovane partigiano che aveva conosciuto a lungo le prigioni fasciste), Senofonte Bertoncini e Sesto Lodi (galantuomini e veri tipografi) e Guerrino Piccoli (un falegname antifascista sincero, buono come il pane). La diffusione fu affidata a Carlina Mistroni-Ziotti, al marito Beppe e ai figli Anna, Silvana e Giancarlo del Borgo di San Luca, combattenti antifascisti di provata fede. La tipografia fu installata in un palazzo diroccato dai bombardamenti di via Carlo Mayr, dove si entrava attraverso la doppia porta di un grosso armadio sistemato dal falegname Piccoli. La redazione trovò sede nell'appartamento di Nino Rappini in via Vittoria. Capi redattori Gianni Buzzoni e Pino Ferrari, studenti universitari, già incarcerati e condannati a lunghissime pene detentive dal Tribunale speciale fascista, che furono poi eletti sindaci di Ferrara. La macchina a pedalina fu acquistata dal tipografo Accorsi, in via Carbone, per sessantamila lire con cassa di caratteri e inchiostro. Secondo Poletti provvide poi a farla trasportare da Marrara a Ferrara dove stampò ben nove numeri clandestini de 'La Nuova Scintilla" e numerosi manifesti della CGIL e volantini del Comitato di Liberazione Nazionale di Ferrara, che le staffette provvedevano poi a distribuire in città e in tutta la provincia.
Il primo numero de 'La Nuova Scintilla" infilato da cento mani ignote negli stipiti delle porte e delle finestre in città e in provincia, provocò l'effetto di una bomba. Come avevano potuto, i 'ribelli", stampare un giornale sfuggendo ai mille controlli delle spie fasciste? Sbalordimento, rancore, rabbia durarono a lungo nelle fila della polizia politica fascista, della GNR e delle brigate nere che avrebbero pagato qualsiasi somma per mettere le mani sugli autori di questo 'libello". Ma ci fu, soprattutto, tanta gioia da parte della popolazione oppressa. Un comunicato del Cumer affermerà: 'A Ferrara il nostro materiale stampa solleva enorme impressione!".
Sarà 'La Nuova Scintilla" alla vigilia della liberazione, a lanciare l'appello per lo sciopero generale insurrezionale, a nome dei Partiti del Comitato di Liberazione Nazionale.
I giornali
dopo la Liberazione
L'appello dello sciopero insurrezionale lanciato da 'La Nuova Scintilla" venne raccolto da migliaia di giovani ferraresi che avevano occupato le scuole elementari della città. Il futuro regista Florestano Vancini e il giovane tenente ferrarese dell'esercito Frighi (che morirà lo stesso giorno in combattimento) occuparono con centinaia di giovani le scuole 'Varano". Il comando fu installato nell'istituto 'Umberto I" che poi prese il nome della martire socialista Alda Costa, la dolce, eroica maestrina morta nel carcere di Copparo il I Maggio 1944, dopo decenni di persecuzioni. Poi erano state occupate le caserme della guardia nazionale repubblichina per recuperare armi e munizioni ed erano cominciati furiosi combattimenti: ventisette caduti fra i giovani patrioti, oltre ottanta gli SS morti sulle strade della città. Due carri armati 'tigre" distrutti. E due giorni dopo i nazifascisti erano fuggiti oltre Po e Ferrara era libera. Il comando inglese della VIII Armata fu freddamente accolto sullo Scalone del Palazzo Municipale del Prefetto Renato Hirsch e dalla Giunta democraticamente eletti dal C.L.N.
Ferrara si era liberata con le proprie forze.
Ma e i giornali? Le linotype e le rotative dell'ex 'Corriere Padano" in via Cavour c'erano, piombo e inchiostro anche. Ma mancava il permesso del PWB, l'Ufficio Stampa della VIII Armata, senza il quale non si poteva stampare. E il Town Major era una figura un po' strana (fu arrestato dai militari della MP qualche anno dopo la Liberazione, nell'Albergo Nazionale di Porta Reno, per attività truffaldine). Ma le reiterate proteste ebbero ragione sulla lenta ottusità burocratica anglosassone.
Nel frattempo era iniziata la epurazione dei giornali e dei giornalisti fascisti. Il solo giornalista che si occupò di questa carenza fu Roberto Monici di 'Rinascita", il quale scrisse al CLN che vi era urgenza di questo Comitato di epurazione per costituire l'Associazione Stampa che doveva tutelare i diritti di ogni giornalista e salvaguardare i beni del fu Sindacato Stampa e alla formazione del quale dovevano concorrere tutti i giornalisti che avevano subito l'easme scrupoloso degli epuratori. In questo modo:
Il Resto del Carlino
Il Corriere Padano
e Ferrara Repubblicana
furono censurati per manifesto collaborazionismo coi nazifascisti. Ma non mancarono gli escamotages: il Corriere della Sera divenne Il Nuovo Corriere della Sera, Il Resto del Carlino fino al 1955 usci col titolo di Giornale dell'Emilia (tornerà a fregiarsi del titolo 'Il resto del Carlino" solo il 4 novembre 1951) mentre il Corriere Padano si trasformò in Gazzetta Padana.
I primi quotidiani che uscirono a Ferrara furono:
Il Corriere del Mattino, direttore responsabile il prof. Carlo Zaghi, perseguitato politico antifascista condannato a morte nel 1944 (questo giornale durò soltanto alcuni mesi). Il prof. Zaghi divenne poi titolare della Cattedra di Storia presso l'Università di Napoli e ritornò nella sua città natale per stabilirsi nel comune di Argenta, al quale regalò la sua ricchissima biblioteca.
Il Corriere del Po.Direttore il prof. Amleto Bassi, con uno staff di redattori di tutto rispetto: dal caporedattore Onorio Dolcetti, che in seguito diresse l'Unità di Milano, a Gaetano Tumiati (appena rientrato dal campo di prigionia dopo la fucilazione del fratello Francino, comandante partigiano) che poi divenne direttore responsabile de l'Avanti! di Milano, a Giuseppe Conato, che fu corrispondente accreditato de 'l'Unità" a Berlino. Il Corriere del Po era diffuso anche nelle province di Ravenna e di Rovigo, dove era trasportato dal motociclista Isonzo, pioggia, neve, ghiaccio che ci fossero. Si giocava con qualunque tempo. La tiratura del Corriere del Po si avvicinava alle ventimila copie.
Gazzetta Padana(1948-1964), direttore responsabile Gilberto Formenti che poi passò all'Arena di Verona. Il dottor Gilberto Formenti era considerato agli inizi simpatizzante di elementi di sinistra (forse perché faceva il praticantato nello studio dell'avv. Vincenzo Cavallari). Il suo giornale era però finanziato dagli agricoltori ferraresi, gli stessi che avevano sostenuto il giornale dei Balbo. L'orientamento di questo giornale era decisamente di destra. I suoi più stretti collaboratori erano il dott. Giorgio Bissi (socialdemocratico e collaboratore del ministro del Commercio estero on. Luigi Preti, divenne poi presidente della Cassa di Risparmio di Ferrara) e Marcello Di Pietro.
Le pagine di cronaca ferrarese de l'Avvenire d'Italia furono affidate a don Lorenzo Bedeschi e quelle del Giornale dell'Emilia a Franco Vanni.
I settimanali e i periodici sorti dopo la Liberazione furono la bellezza di novantatrè, molti dei quali chiusero ben presto i battenti per mancanza di mezzi e di capacità tecniche. Fra questi ricordiamo:
- La Nuova Scintilla(che ebbe direttori Spero Ghedini, Giuseppe Ferrari e Giorgio Gandini) visse fino al 1957; tiratura circa 10.000 copie.
- I giornali sportivi: Ercolino d'Este(1945); Este Sport(1954-1955); Ferrara Sport(1946-1956);
- Forze Nuove(1946-1948, della sinistra giovanile - direttori Valentino Galeotti - Giorgio Gandini - Max Morelli);
- Grido della folla non asservita(anarchico - 1945-1946);
- Lavoratore ferrarese(1947-1948);
- Pianura(1945);
- Scavzadora(1946-1947);
- Sesta Potenza(1951-1955);
- L'Idea Socialista(Settimanale Provinciale del P.S.I., direttore Fabio Pittorru).
Anni difficili
nel Ferrarese
Dopo la liberazione la vita divenne ancor più difficile, per la chiusura di numerose fabbriche che avevano guadagnato fiumi di milioni con la produzione bellica (chiusero i battenti gli stabilimenti della Veca (finirono sul lastrico centinaia di operai), le LLL (Leghe Leggere di Pontelagoscuro), la SAIMM e la Cellulosa di Tresigallo, le Cartiere Burgo di Ferrara, la IMI e numerose altre. La disoccupazione fu particolarmente crudele nelle campagne. Al 31 dicembre del 1947 i disoccupati nelle campagne erano ben 72.487, di cui 46.353 donne, (come risulta dalla relazione n. 4944 della Prefettura di Ferrara al Gabinetto del Ministero degli Interni di Roma). C'era allora, molta miseria...
Il giornalista ferrarese Giorgio Gandini, direttore de 'La Nuova Scintilla" si chiese: 'Ma come fa ora a mangiare tutta questa gente?" e si recò col motorino, d'inverno, a Lagosanto, nel Delta Ferrarese, entrando a mezzogiorno in punto nelle case per chiedere alle massaie: 'Cosa avete oggi nella pentola?".
Le risposte furono allucinanti: i bottegai non concedevano più crediti e allora le massaie si arrangiavano con un po' di farina, un uovo e qualche pomodoro raccolto nell'orto per fare un piatto di pasta asciutta. Oppure scambiavano in bottega un sacchetto di grano per due pacchetti di fichi secchi, tanto per cambiare.
Due ragazze risposero amaramente di avere nella pentola 'Un fiasco d'acqua e una canzonetta". Il giornalista se ne andò dopo aver lasciato sul tavolo i soldi della sua magra trasferta.
In città le cose non andavano certamente meglio: in farmacia un apprendista guadagnava mensilmente 3340 lire al mese (2830 se erano donne!). Il prezzo del riso era passato da 187 a 192 lire al chilo, il pane da 93 a 100 lire, la carne bovina da 333 a 380 lire, le patate da 45 a 51, le uova da 34 a 38 lire l'una, lo zucchero da 717 a 767 lire al chilo. L'ospedale psichiatrico ospitava ben 400 pazienti gravi. A S. Nicolò erano stati denunciati 18 casi di poliomielite, sette casi di febbre tifoidea.
Dopo il viaggio del Presidente Alcide De Gasperi in America e l'estromissione dei ministri socialisti e comunisti dal governo la situazione era diventata ancor più difficile con l'sitituzione dell'Ufficio di Collocamento.
Se c'era puntino rosso accanto al nome del disoccupato (sinonimo di lavoratore 'sovversivo") era quasi impossibile trovare un posto. Scioperi e manifestazioni di protesta si moltiplicavano in tutta la provincia. Era nato un nuovo sistema di sciopero: lo 'sciopero alla rovescia": anziché astenersi dal lavoro i braccianti entravano arbitrariamente sui terreni delle grandi società agrarie per svolgere i lavori indispensabili, pensando che qualcuno avrebbe poi pagato. Ma le grandi società agrarie rispondevano facendo intervenire la forza pubblica. In base ad un relazione della Prefettura di Ferrara al Ministero degli Interni nel solo giorno del 24 novembre 1948, a Lagosanto furono arrestati 85 braccianti il giorno 25 gli arrestati furono 250 con 78 fermi, il giorno 29 l'occupazione di terre fu effettuata da 600 braccianti disoccupati, il giorno 30 novembre. 'I braccianti - scrive la relazione della Prefettura di Ferrara - si lasciano arrestare senza resistenza.
Una vasta organizzazione popolare provvede immediatamente all'assistenza materiale dei detenuti e delle loro famiglie e alla difesa legale affidata ad un collegio di validissimi avvocati, tra i quali gli avv. Vincenzo Cavallari, Raffaello Collevati, Giuliano Domenicali, Vittorio Passerini e numerosi altri tra cui il primo Presidente della Camera dei Deputati on. Umberto Terracini (si trattava dei comitati di solidarietà sostenuti dai lavoratori stessi attraverso le loro organizzazioni sindacali).
Queste manifestazioni si ripetevano quasi ogni giorno in tutti i comuni della provincia, particolarmente nel Delta Padano, dove la miseria e la disoccupazione raggiungevano punte altissime.
Numerosi i processi contro i giornali di sinistra. Ma non tutte le manifestazioni si concludevano cosi. Spesso i tutori dell'ordine aprivano il fuoco e bastonavano coi calci dei moschetti e i manganelli: e allora si contavano molte decine di feriti e anche morti, come nell'episodio descritto dalla relazione del Prefetto Dott. Liuti al Ministero degli Interni in data 30 novembre 1948.
«Il 24 novembre si ebbe l'episodio più rilevante. A Stellata di Bondeno 400 persone invasero i terreni dell'impianto idrovoro delle Pilastresi, allontanando 356 operai avviati dall'Ufficio del Lavoro. Intervennero i Carabinieri ed un reparto della Celere, aprendo il fuoco contro i dimostranti ed arrestandone quattro, che furono portati nelle Carceri di Ferrara. Nel pomeriggio si ebbe una manifestazione di circa duemila persone presso la Caserma dei Carabinieri di Bondeno, per ottenere la liberazione dei quattro arrestati, che si ritenevano colà detenuti. I Carabinieri furono costretti a lanciare una bomba lacrimogena ed a sparare in aria per reagire alla sassaiola e al tentativo di sfondare la porta della Caserma e ad alcuni spari partiti dalla piazza nella piazza (Notizia assolutamente infondata e più volte smentita). La folla si sbandò, ammassandosi in via Mazzini proprio nel momento in cui sopraggiungevano due squadre del reparto Celere (guidate dal commissario Zuppone, ndr) mandate da Ferrara: queste, accolte a loro volta da sassi e spari - continua la falsa relazione del Prefetto - reagirono con le armi determinando lo sbandamento definitivo dei dimostranti. Si ebbero un carabiniere ed un agente di P.S. feriti; dall'altra parte dieci feriti di cui uno mori dopo quattro giorni. Sopravvenuti rinforzi dell'Arma e della Polizia, fu ristabilito l'ordine con un fermo di 72 persone di cui 17 poi arrestate. Si ebbero in seguito a ciò due giornate di sciopero generale in tutta la provincia e comizi di protesta».
Le notizie riportate dalla relazione prefettizia sono completamente smentite dal giornalista de 'La Nuova Scintilla" presente ai fatti, che aveva comperato, presso un negozio di ferramenta, un cartoccio di gesso per tracciare sul ciottolato la sagoma dove era stato colpito a morte il bracciante socialista Ferdinando Ercolei.
Il bracciante era poi stato trasportato nella camera mortuaria dell'ospedale 'Berselli" di Bondeno, dove il giornalista lo aveva fotografato nella bara. I dieci braccianti feriti furono poi ricoverati, in stato di arresto, all'ospedale e trasportati in seguito a Macerata dove erano stati processati per legittima suspicione. 'Avevano sparato in aria, prefetto Liuti?". Queste le uniche notizie vere, naturalmente mai smentite dall'autorità giudiziaria.
La nascita
dell'Associazione Stampa
Nel 1948 i colleghi Antonio Boari, Cristiano Nicovich e Giorgio Gandini fondarono a Ferrara l'Associazione Stampa, che ebbe prevalentemente un carattere associativo, culturale, sportivo e non sindacale. La prima manifestazione pubblica fu la corsa ciclistica S. Agostino-Ferrara con la partecipazione di una cinquantina di giornalisti ferraresi, sportivi e non sportivi, appartenenti a tutte le testate.
Memorabili furono i Balli della stampa: 'Una notte a Pechino" al Teatro Comunale e 'Ballo al Castello Estense", gentilmente concesso dall'Amministrazione Provinciale con l'orchestra Trovajoli della Rai.
Numerosi i Rally automobilistici che coinvolsero altre Associazioni Stampa dell'Emilia Romagna (e che continuano tuttora). L'attività culturale dell'Associazione Stampa ferrarese consisteva, soprattutto, nella concessione di un palco di proscenio al Teatro Verdi di Ferrara, dove un tempo si esibivano le maggiori compagnie italiane di prosa e di musica operistica.
Molto viva la partecipazione di Ferrara ai premi Stampa, che vengono concessi ogni anno a personalità che con la loro attività hanno dato lustro alla città di Ferrara.
Ai giovani che aspirano oggi alla carriera di giornalisti, abbiamo voluto dedicare queste righe per ricordare le tante difficoltà che questo lavoro comporta.

Giorgio Gandini