ARCHIVIO la Nuova Ferrara dal 2003

Boom del grano duro, raddoppia la coltivazione


 Il mare verde delle piantagioni di granturco circonda le isole gialle del grano maturo piegate dal vento. Gabriele Guerrini e suo figlio Matteo osservano dalla loro abitazione nelle campagne di Francolino, alle spalle del Po nella pianura ferrarese, i cinquanta ettari di terreno coltivato a frumento e granturco che la famiglia possiede da quarant’anni. «Ne coltiviamo 18 a grano duro - spiega Guerrini, diviso tra la passione per il calcio e la campagna, con in braccio il nipotino - con una resa di 60 quintali a ettaro. Siamo legati a queste terre e alle sue regole antiche proprio mentre l’agricoltura viene sottovalutata e, spesso, abbandonata perchè si spezza un anello generazionale. Questa è la nostra vita tra grano, tanta burocrazia, mietitrebbie e trattori, ma con un occhio ai mercati globali. Dobbiamo tenere conto delle continue oscillazioni dei prezzi e della congiuntura mondiale che si modifica celermente. L’anno scorso il grano duro prima della trebbiatura veniva pagato 17 euro al quintale, ora supera i 37».
 CAMPI RADDOPPIATI. Gli agricoltori hanno riscoperto la redditività del grano duro, un tempo produzione di nicchia e, ora, oggetto di ricerche e studi come una preziosa risorsa. Le superfici coltivate in Emilia-Romagna sono più che raddoppiate in soli due anni grazie alla remunerazione del prodotto, che ha spinto molti coltivatori a una rapida riconversione produttiva, e ai due accordi di filiera raggiunti con la benedizione della Regione tra la Barilla e le organizzazioni produttive agricole.
 Dal grano alla pasta è il motivo conduttore di queste intese: la prima, nel 2006, prevedeva il conferimento alla Barilla di 30 mila tonnellate, triplicate a 100 mila nella seconda dello scorso anno. Nel 2008 l’Emilia-Romagna si è collocata tra le prime cinque regioni per superficie coltivata a grano duro e al secondo posto per la produzione, stimata nel 2008 in oltre 400 mila tonnellate.
 In quindici mesi il costo di grano duro è passato da 150 euro a tonnellata a 550 ma, nonostante questo sconvolgimento, in Italia non c’è stato un crollo dei consumi di pasta. Anzi. Dall’ottobre 2007 a oggi è stata invertita la tendenza con una crescita a maggio di cinque punti percentuali nonostante il pacco di pasta abbia registrato un aumento del 40%.
  DIETE E PREZZI. «La specificità emiliano-romagnola - spiega Ercole Borasio, amministratore delegato della Società Produttori Sementi di Bologna, fondata nel 1911 e impegnata nella diffusione dell’innovazione e della ricerca qualificata nel settore con ramificazioni in 45 paesi di tutto il mondo - non nasce dal caso. Già dai primi anni sessanta sperimentammo con buoni risultati la coltivzione del grano duro, proseguita nella collaborazione con la Barilla e che vede la genetica della nostra società unita al know how dell’azienda di Parma. Fino all’attuale progetto denominato grano duro di alta qualità». A proposito della produzione 2008, Borasio afferma che il dato è «a macchia di leopardo a causa dei 45 giorni di pioggia ininterrotta: bene in Romagna ma non esaltante a Ferrara, Bologna e Parma. Questo non inficia la situzione di forte crescita del settore, aiutata in regione non solo dai prezzi ma anche dagli accordi di filiera che consentono alla Barilla di disporre di grandi quantità di grano prodotto in Italia e di ridurre la dipendenza con l’estero».
 La dieta mediterranea, che ha nella pasta uno dei suoi elementi fondativi, diventata Patrimonio dell’Umanità «ci spinge sempre più a valorizzare la nostra food valley nel mondo. Il convegno internazionale svoltosi nei giorni scorsi a Bologna ha avuto enorme successo grazie alla partecipazione di esperti mondiali del settore provenienti da 40 paesi. In Emilia-Romagna la coltivazione del grano duro può crescere ancora grazie al tessuto economico esistente e al modo di operare di tecnici e ricercatori».
 LA FILIERA. Miele per le orecchie di Tiberio Rabboni, l’assessore regionale all’agricoltura che ha sostenuto con entusiasmo gli accordi di filiera e il recente convegno internazionale bolognese. «I buoni risultati evidenziati con l’aumento delle superfici, delle produzioni e l’affermarsi dei contratti di filiera con l’industria della pasta ci spingono a credere in questo modello».
 Dal seme alla pasta è un percorso produttivo ideale che si svolge interamente in Emilia-Romagna. Spiega Rabboni: «La presenza di Barilla è, evidentemente, decisiva ma altrettanto lo è il tessuto presente in regione determinato dalla buona remunerazione, dalla forte crescita dei terreni coltivati, dalla quantità e dalla qualità produttiva, dalla capacità delle organizzazioni di produttori, dei consorzi agrari, delle cooperative, delle società che fanno ricerca e forniscono le varietà indicate dal diciplinare» Rabboni getta uno sguardo sugli ultimi dati della produzione e dei prezzi. «A Ravenna abbiamo avuto una resa di 60 quintali per ettaro, a Modena solo 35. Il grano duro il 10 luglio era quotato alla borsa merci di Bologna con un valore di 34,5 euro a quintale. Un dato che, rispetto alla prima quotazione del 2008, ha registrato una diminuzione. La mia è una valutazione soddisfatta per la remunerazione e anche per il livello di qualità e di organizzazione che ha ben tenuto nel momento in cui è venuto meno l’aiuto garantito dei fondi comunitari». Il ruolo di Barilla è considerato essenziale da Rabboni «perché si tratta di una multinazionale che tiene alti i valori italiani, facendo della pasta un simbolo internazionale, e che mantiene testa e cuore nella nostra regione».
 LISTINI RECORD. Complessivamente i rincari rispetto al luglio dello scorso anno hanno sfiorato l’80%. Tuttavia la produzione nazionale (circa 5 milioni di tonnellate) non è in grado (nonostante una crescita del 20% delle superfici coltivate) di soddisfare il fabbisogno stimato in sei milioni di tonnellate l’anno. L’industria molitoria lamenta un problema di qualità del grano che avrebbe un livello proteico inferiore rispetto ad altre produzioni. Inoltre contesta gli agricoltori che mantengono in magazzino per troppo tempo i raccolti prima della vendita, in attesa di prezzi più remunerativi.
 La Barilla di Parma sta facendo i conti con gli aumenti. «Eppure - spiega Giuseppe Coccon, responsabile della Comunicazione della Barilla - il consumo di pasta è aumentato. Un piatto di pasta resta ancora oggi l’elemento più economico sulla tavola. Un pacco da mezzo chilo che costa circa 90 centesimi garantisce cinque piatti a un costo medio molto contenuto. Quest’anno c’è stato un buon raccolto dal punto di vista quantitativo, per la qualità è presto ancora dare una valutazione. Nella nostra regione la superficie coltivata cresce, un deterrente rispetto all’emergenza internazionale e alle tensioni sui mercati».
- Vindice Lecis