Il formaggio scaduto tornava in commercio

MILANO. Anzichè essere smaltiti o destinati alla zootecnia, venivano riciclati: latticini avariati e scaduti tornavano cosi sugli scaffali dei supermercati italiani ed europei sotto forma di sottilette e formaggi fusi o mescolati a mozzarelle con tanto di marchio commerciale anche famoso. E' un giro da decine di milioni euro sulla pelle dei consumatori quello scoperto dalla Finanza di Cremona durante le indagini iniziate per caso quasi due anni fa e chiuse in questi giorni.
Era il 25 novembre 2006 quando le Fiamme Gialle fermarono un camion nel Cremonese e furono insospettite dal forte odore che usciva dal portellone: si trattava di latticini in avanzato stato di decomposizione. Il carico era parito dalla ditta Tradel di Casalbuttano (dove furono trovate grandi quantità di prodotto putrefatto) ed era diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). In breve la scoperta che le due aziende erano veri e propri centri di riciclaggio con il compito di rendere gli scarti irriconoscibili e pronti per essere rimessi sul mercato nascosti nei prodotti di qualità: la Tradel acquistava la merce avariata e la sconfezionava, la Megal riconfezionava i panetti che venivano rivenduti anche a multinazionali. Ben 11 mila i quintali di merce lavorata in due anni.
Nel corso dell'inchiesta, condotta dal sostituto procuratore di Cremona Francesco Messina, nel 2007 fu arrestato Luciano Bosio, responsabile della Tradel. Le manette scattarono anche ai polsi di Domenico Russo, di 46 anni di Oleggio (Novara), titolare della Tradel e della Megal. Venne arrestato anche il responsabile di un terzo stabilimento situato a Massazza (Biella) e con una filiale in Germania. Tutti accusati di frode alimentare e truffa aggravata, vennero poi rimessi in libertà. Inoltre tre veterinari dell'Asl di Cremona vennero sospesi per omessa vigilanza e ispezioni preannunciate. L'inchiesta si è avvalsa anche di intercettazioni da cui risulta che le persone implicate erano consapevoli del fatto che i formaggi riciclati venivano destinati all'alimentazione umana e venduti con marchi commerciali anche famosi.
Ora resta da appurare il ruolo delle grandi marche che cedevano i propri scarti alla Tradel: «Abbiamo scoperto di aziende - hanno detto gli investigatori - che sapevano che i prodotti sarebbero stati rimessi in circolo». Secondo il quotidiano La Repubblica, che ha per primo dato la notizia, sono numerose le ditte al vaglio: tra queste ci sarebbero Galbani, che si è subito detta «estranea», Centrale del latte di Firenze, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi.
Il ministero della Salute ha fatto sapere di essere «prontamente» intervenuto per evitare rischi alimentari, di aver avvisato la Commissione Ue e che lo stabilimento della Tradel è stato chiuso dai servizi sanitari regionali nel giugno del 2007. Mentre la Coldiretti chiede «tolleranza zero», Assolatte rassicura i consumatori: «I prodotti in commercio sono sicuri e quelli pericolosi sono stati sequestrati due anni fa». (m.v.)