01 febbraio 2008 —
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sezione: Cultura e Spettacoli
FERRARA. Al Teatro Comunale torna da stasera - ore 21 - Carlo Cecchi che firma la regia e sale in scena per incontrare per la prima volta Tartufo, il capolavoro di Molière in un allestimento del Teatro Stabile delle Marche e dal Mercadante di Napoli.
«Spesso mi domandano perché ritorno così volentieri a Molière. Come Shakespeare, Molière ha scritto per gli attori, e io sono un attore che lavora con altri attori - racconta Carlo Cecchi a proposito della scelta di riportare sulle scene la commedia di Molière. - Perché una commedia di Molière si rivela in scena, grazie agli attori. Le sue battute sono battute per un copione, non per un libro. Cosa cè di più emozionante e di più esaltante per un attore che accogliere quel dono che, alcuni secoli fa, due attori lasciarono a coloro che sarebbero venuti; ossia il dono di alcune pièces e di alcuni personaggi che gli attori futuri avrebbero potuto rendere presenti sulla scena? Ma tutto rimarrebbe lettera morta se, nel tempo, non nascessero grandi attori e grandi traduttori. Per nostra fortuna - e mia in particolare - è successo, nellultimo trentennio del secolo scorso, che il genio di un grande critico affondasse le sue radici in una vocazione teatrale fortissima; che una lettura critica di straordinaria intelligenza e originalità, fosse accompagnata dal talento mimetico di un grande attore: così abbiamo le traduzioni di Cesare Garboli».
Oltre a Cecchi che veste i panni di Ormone e di Valerio Rinasco che è Tartufo, in scena gli altri interpreti sono Angelica Ippolito, Licia Maglietta (Elmira), Vincenzo Ferrera, Viola Graziosi, Francesco Ferrieri, Alessandro Baldinotti, Valerio Binasco, Iaia Forte, Rino Marino, Diego Sepe, Francesca Leone. Scene di Francesco Calcagnini e costumi di Sandra Cardini con le musiche di Michele dallOngaro. «Chi è Tartufo - continua Cecchi che si addentra nelle mille sfaccettature del più ambiguo e incandescente personaggio di Molière - lo decidano gli spettatori. Noi, così comè implicito nella traduzione di Garboli, oltre che nei suoi numerosissimi scritti su Tartufo, abbiamo cercato di mantenere, alla commedia e al personaggio, la loro sostanziale ambiguità; superando il cliché dellipocrisia e vedendo il personaggio di Tartufo anche in positivo: un servo che usa lintelligenza e gli strumenti della politica per fare carriera e diventare, da servo, padrone. Ma tutto questo, e le risonanze contemporanee che la commedia e il personaggio possono produrre, è solo attraverso il teatro che lo si può cogliere. Figuriamoci poi in una commedia come Tartufo, dove il teatro è talmente importante da diventarne, forse, il tema principale».
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Alessandro Taverna