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Spuntano nuove accuse contro Moggi

 NAPOLI. La tanto attesa udienza preliminare per il processo Calciopoli, che ieri mattina si è aperta a Napoli, si è svolta senza il protagonista nº 1. Luciano Moggi, l’ex direttore generale della Juventus e principale imputato dell’inchiesta di Calciopoli, non si presenta in aula al Tribunale. Ed è un pò una sorpresa, perchè le indiscrezioni sulla sua partecipazione all’udienza preliminare che dovrà decretarne l’eventuale rinvio a giudizio (insieme con altri trentasei imputati tra dirigenti di società, dirigenti federali, designatori, arbitri e assistenti) circolavano da parecchi giorni con molta insistenza.
 Ma il vero colpo di scena lo hanno riservato i Pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci che hanno depositato i risultati delle indagini svolte dopo la richiesta di rinvio a giudizio, concluse addirittura poche ore prima della apertura dell’udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare Eduardo De Gregorio.
 Il fascicolo più importante è rappresentato da una informativa dei Carabinieri nella quale sono confluite nuove intercettazioni telefoniche, eseguite tra il marzo 2006 e il febbraio di quest’anno, che hanno come protagonista ancora una volta big Luciano.
 Una serie di conversazioni in cui emergerebbe sempre un ruolo attivo in vicende tutte da chiarire e su cui si è concentrata l’attenzione degli inquirenti.
 Tra queste la compravendita della società del Siena. Niente a che vedere in ogni caso con il campionato in corso, precisano i magistrati. Ma si tratta comunque di presunti illeciti, dal momento che i pubblici ministeri ipotizzano ora nei confronti di Moggi e di altri indagati una nuova accusa di associazione per delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione, frodi in competizioni sportive e rivelazioni di segreti di ufficio.
 Tra le carte inedite consegnate da Beatrice e Narducci vi sono anche i verbali di interrogatorio del presidente del Cagliari Massimo Cellino e dell’arbitro Gianluca Paparesta. Quest’ultimo è stato ascoltato appena 24 ore prima ed ha fornito alcuni chiarimento sull’uso delle schede sim estere che Moggi e l’ex dg del Messina Mariano Fabiani avrebbero consegnato agli arbitri per conversazioni riservate.
 Paparesta ammette di aver utilizzato una di quelle schede, che era nella disponibilità di suo padre: gli era servita per chiamare Moggi e chiarirsi dopo il burrascoso dopopartita di Reggina-Juventus (quando negli spogliatoi vi fu un duro faccia a faccia tra il dirigente bianconero e il direttore di gara).
 Una dichiarazione ritenuta importate per l’accusa, in quanto per la prima volta un arbitro ammette di aver usato una scheda di quelle «segrete».
 Ma l’arbitro barese ai magistrati racconta anche l’assidua presenza del dg juventino ai raduni arbitrali precampionato, dove Moggi si faceva vedere insieme a dirigenti federali come Innocenzo Mazzini e Tullio Lanese.
 Per quanto riguarda l’udienza di oggi, svoltasi a porte chiuse in un’aula stracolma (ma il prossimo appuntamento è stato fissato l’8 febbraio nella più capiente aula bunker di Poggioreale) sono sei le società calcistiche che hanno avanzato la richiesta di costituzione di parte civile: Atalanta, Brescia, Lecce, Roma, Udinese e Salernitana. Analoga istanza è stata proposta da Coni, Figc, Lega calcio, nonchè dall’ex presidente della società emiliana Giuseppe Gazzoni Frascara e dalla curatela fallimentare del Bologna.
 Si sono fatte avanti anche alcune associazioni di consumatori e un appassionato di calcio di Aosta, abbonato di Sky, che chiede un indennizzo di 10.000 euro per i danni subiti avendo pagato l’abbonamento «per partite taroccate».