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Pena di morte: la moratoria

  NEW YORK. La battaglia per la moratoria universale della pena di morte è entrata da ieri nel vivo: al termine di una maratona negoziale al Palazzo di Vetro Brasile e Nuova Zelanda a nome di altri 70 co-sponsor hanno depositato il testo che fa appello a tutti gli stati che ancora mantengono la pena di morte a «stabilire una moratoria sulle esecuzioni in vista della loro abolizione». Il testo fa anche appello agli stati che hanno la pena di morte a «ridurne progressivamente» l’uso e «il numero di delitti per i quali può essere imposta», mentre chiede alle nazioni che hanno mandato in pensione il boia a non reintrodurre il regime della morte di stato.
 L’Assemblea Generale, «guidata» dagli obiettivi e dai principi della carta delle Nazioni Unite e «richiamando» la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo chiede al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon di far rapporto sulla sua attuazione alla 63esima Assemblea Generale che si aprirà a New York nel settembre 2008. «Con oggi speriamo di aver compiuto un passo definitivo e irreversibile verso l’approvazione della moratoria sulla pena di morte», ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi sottolineando la «grande soddisfazione non solo per il governo italiano, che ha speso grandi energie per ottenere questo risultato, ma anche per il Parlamento che con un voto unanime - aveva dato forte impulso e convinto appoggio all’azione dell’esecutivo».
 Oggi intanto una delegazione della Comunità di Sant’Egidio guidata dal portavoce Mario Marazziti e la Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte presenteranno al presidente dell’Assemblea Generale Srgian Kerim cinque milioni di firme a favore della moratoria. A questo punto comincia la vera battaglia da affrontare, ha detto l’ambasciatore italiano all’Onu Marcello Spatafora con «determinazione» ma anche «massima flessibilita». La risoluzione non è un documento vincolante, ma come tutti i testi varati dall’Assemblea Generale ha forte peso morale, tant’è che per due volte, nel 1994 e nel 1999 i paesi del partito della pena di morte sono riusciti a far deragliare iniziative analoghe spaccando la coesione europea. Un accordo tra i 27 dell’Ue è stato invece stavolta raggiunto, anche se con qualche difficoltà: alcuni paesi - tra cui Olanda e Belgio - volevano fino all’ultimo un testo più forte, puntato sulla richiesta dell’abolizione della pena capitale. Alla fine ha prevalso la linea dell’Italia: moratoria e nulla di più.