Sirotti, simbolo della pallamano fatta in casa


FERRARA. E' uno cui non piace stare sotto i riflettori a prendersi gli applausi. Lui, preferisce lavorare per permettere alla sua creatura di prosperare ancora e avere vita sempre più lunga. Lui è Giovanni Sirotti, la sua creatura è la pallamano ferrarese, sia maschile che femminile.
Una creatura che in tutti questi anni (trenta primavere per quanto riguarda la squadra femminile) gli ha regalato tante soddisfazioni. Sirotti è come un padre premuroso, sempre alla ricerca di sponsor per mantenerla, per darle la linfa vitale. Ora Giovanni è il diesse della Sarti con piena libertà d'azione e presidente dell'Handball Estense. Dunque, settore femminile e maschile. E pensare che tutto questo è nato per caso, leggendo un articolo.
«Ho saputo dai giornali che a Ferrara avevamo una squadra in A1 - dice Sirotti scavando nella memoria - e pensare che non avevo mai visto una partita di pallamano, ma la cosa mi ha incuriosito». Era il 1981 e quella di cui si parla era la neopromossa Ariosto, squadra fondata da Luciana Pareschi, attuale presidente del Coni provinciale. Aveva deciso di creare dal nulla una squadra di pallamano, appena tre anni prima. Nel '77 la Pareschi crea la prima squadra di pallamano femminile per partecipare ai campionati studenteschi con le ragazze del liceo Ariosto e, sorpresa generale, le cose vanno benissimo, tanto che l'anno seguente il gruppo si iscrive al campionato della lega di serie B. Vince subito e la cosa genera grande entusiasmo: sempre più ragazzi e ragazze chiedono informazioni su come praticare questo sport. Ed ecco che, ancora una volta, entra in ballo un altro articolo di giornale.
«Sempre in quegli anni - prosegue Sirotti - avevo letto un pezzo sul Guerin Sportivo, che conservo ancora, in cui si parlava della squadra della nostra città che giocava e vinceva in un impianto troppo piccolo per contenere tutti quei tifosi. Cosi sono andato a vedere una partita e mi è piaciuta subito». Ed ecco nascere il suo amore smodato per la pallamano, ma l'impianto, quello della palestra dell'Ariosto, non era l'unica cosa di dimensioni ridotte: la società doveva fare i conti con un budget molto limitato. Il terzo e ultimo articolo di giornale, a questo punto, ha segnato la svolta decisiva. «Avevo letto un servizio di Sergio Gessi in cui si parlava delle enormi difficoltà economiche della società. In particolare di una trasferta ad Acireale molto impegnativa per i costi, difficile da realizzare, e se le cose fossero andate avanti cosi la squadra si sarebbe ritirata». Cosa poteva fare, si chiese Sirotti, per poter aiutare ed alimentare la sua nuova passione? Beh, pensò bene di rivolgersi ad un suo caro amico, Franco Contro, un collaboratore di educazione fisica del liceo che conosceva bene Luciana Pareschi. «Quando entri nel suo giro sei travolto dal suo entusiasmo. Non puoi farci niente, vieni invaso dalla sua energia e a quel punto non puoi più tirarti indietro». Nell'83 le cose vanno sempre meglio e nasce la squadra di A2, per far fronte alle tante richieste della ragazze che volevano praticare questo sport; parallelamente la squadra di A1 partecipava alla coppe e arrivava sempre seconda, terza e quarta in campionato. Nell'85, poi, è la volta dei maschietti con la nascita della squadra di serie D che sotto la guida esperta del tecnico bulgaro Palazov arriva a disputare il primo campionato di A1. Due squadre importanti a Ferrara a cui non si voleva rinunciare, perchè, ricorda Sirotti, «non esistono distinzioni di sesso nello sport». Per 16 anni, quindi, eccolo sempre ai vertici della Lega: ma più si va avanti, più i costi crescono e le disponibilità economiche invece calavano.
«Siamo retrocessi nel'97 con quella femminile e siamo rimasti due anni in B: era finito un ciclo». A differenza delle rivali, però, l'Ariosto contava solo sulle risorse del proprio settore giovanile, senza ingaggiare big straniere. Un'altra volta, però, il destino mette sulla strada estense la persona giusta nel momento giusto: Mariana Semerdjieva. «Aveva appena vinto lo scudetto col Rimini e noi la contattammo per sapere se le sarebbe piaciuto far da chioccia alle nostre giovanissime atlete. Per noi ha significato tanto e lei ha sempre accettato senza che noi riuscissimo ad assecondare le sue ambizioni». Nella stagione 2003/04 arriva il tanto atteso ritorno in serie A1 dopo aver vinto i playoff. L'uomo della definitiva rinascita è Prijic, il tecnico croato che già al primo anno sfiora la promozione. Non fosse stato per la sfortuna... «Mariana si era rotta i legamenti. Peccato, eravamo i favoriti e invece siamo arrivati terzi». Poco male, perchè le ragazze si rifanno l'anno seguente. Intanto Sirotti è sempre più l'uomo simbolo della pallamano ferrarese, dopo l'addio di Luciana Pareschi che gli passa il testimone per gli innumerevoli impegni personali. Cosi, da semplice accompagnatore, Sirotti sale ai vertici della società. E da quattro mesi è presidente dell'Handball Estense, società autonoma dal'99, e direttore generale dell'Ariosto. Il futuro è sempre incerto, per le difficoltà economiche, ma c'è da giurare che finché ci saranno persone come Giovanni Sirotti, difficilmente la pallamano lascerà il palcoscenico ferrarese.
«Facciamo sempre un grande lavoro nelle scuole per garantirci il futuro. Si potrebbe, però, fare molto di più con maggiori disponibilità finanziarie. A titolo d'esempio basti pensare che quest'anno ci siamo guadagnati l'accesso alle coppe europee, ma per noi quelle trasferte saranno un salasso. Di certo, però, le faremo, perchè le ragazze si meritano questa soddisfazione. Tanti ci dicono bravi, però dopo nessuno bussa alla nostra porta». I soldi, quindi, l'unico 'virus" che può uccidere passioni e sogni. Speriamo non sia cosi e chissà che un giorno il prossimo articolo di giornale che leggerà Sirotti non sia quello in prima pagina in cui si annuncia che le sue ragazze hanno vinto lo scudetto. Sarebbe bello per un movimento che non grida a gran voce le sue sofferenze, ma che lavora e suda come chiunque altro, sperando in un domani sempre migliore.

Corrado Magnoni