«Insegnamo anche l'educazione»

FERRARA.I problemi del calcio sono uno specchio della vita. No, non quella dedicata allo sport, bensi quella di tutti i giorni, quella che ha perso tanti valori, quella dove i giovani non hanno ideali.
Questioni note, che riemergono con violenza in questi giorni di riflessione del mondo del calcio. Da più parti si dice che si deve intervenire alla base, ovvero dai settori giovanili dove quotidianamente dirigenti che fanno volontariato si scontrano con problemi che si chiamano scarso impegno, disinteresse, poca serietà e, soprattutto, conflitti con i genitori.
«Si, vero - dice Danilo Ferrari, ex calciatore professionista che allena nell'Audax Dribbling -, dobbiamo educare i giovani, ma l'educazione va data a casa... Non parlo di tutti i genitori, ma ve ne sono molti che pensano di fare del bene ai propri figli. La nostra società ha cercato di anticipare il problema per evitare che emergessero situazioni di un certo tipo. Lo abbiamo fatto delineando regole precise a cui dobbiamo attenerci pure noi allenatori, per dare l'esempio. Nel calcio si deve sdrammatizzare, anche ai livelli più alti. I genitori devono capire che il calcio fino ad una certa età dev'essere divertimento, e basta. Noi in 2-3 allenamenti settimanali più di tanto non possiamo fare, ma in quei momenti facciamo rispettare le regole. Abbandono? Preferisco un gruppo che funziona a due quote in più. Con 160 ragazzi non puoi pretendere che siano tutti come vuoi tu, questo vale anche per i genitori, però se noi diamo delle regole e i genitori dicono il contrario...».
A proposito di Dribbling, ecco le regole-suggerimenti consegnate alle famiglie al momento del tesseramento.
'1 - Tenete conto che l'attività calcistica viene svolta da un bambino e non da un adulto. 2 - Cercate di non decidere troppo per lui, lasciate a vostro figlio la possibilità di assumersi certe responsabilità. 3 - Non interferite con l'allenatore nelle scelte tecniche ed evitate di esprimere in pubblico giudizi sullo stesso. 4 - Cercate di fornire a vostro figlio una corretta alimentazione e non pensate che esistano ‘pozioni magiche' che ne migliorino le prestazioni. 5 - Spronate vostro figlio ad impegnarsi per migliorare frequentando regolarmente gli allenamenti, perché il gioco del calcio è come la scuola: chi si impegna ottiene sempre risultati positivi. 6 - Abituate vostro figlio a farsi la doccia dopo gli allenamenti o la partita. 7 - Cercate di non entrare nel recinto di gioco e possibilmente anche negli spogliatoi. 8 - Durante le partite cercate di ‘controllarvi': un tifo eccessivo è diseducativo, sia per i ragazzi che per l'immagine della società. 9 - I compagni e gli avversari vanno rispettati e non vanno mai offesi o derisi. 10 - Rispettate sempre l'arbitro e non offendetelo. Tenete presente che tutti possiamo sbagliare. 11 - Lasciate sempre che siano gli altri a dire che vostro figlio è bravo. 12 - Non considerate mai vostro figlio un campione. Aiutateci a fare di lui un bravo giocatore e un ragazzo equilibrato nei propri comportamenti. 13 - La società può anche sbagliare: quindi prima di criticare chiedete direttamente spiegazioni ai responsabili".
«Non parliamo in termini di quote - aggiunge Pierluigi Berneschi, tecnico nel vivaio dell'Argentana -, la questione è che spogliatoio e squadre devono essere controllati dall'allenatore. La rete è un 'muro", poi è chiaro che la società deve avere le motivazioni giuste per fare settore giovanile e deve saper gestire la sconfitta. Noi insegnamo comportamenti in ambito sportivo, poi l'educazione pure ai genitori, non vogliamo e non dobbiamo sostituirci a loro, anche se una piccola impronta possiamo darla. I ragazzi di oggi sono cambiati di pari passo con la società, siamo noi che dobbiamo adeguarci. Si dice sempre che una volta si giocava nel campetto della chiesa, mentre ora ci sono altri interessi. I tempi sono cambiati, non possiamo pretendere che i giovani facciano quello che facevamo noi, fermo restando i principi da rispettare».
Possono cambiare le cose nei vivai professionistici?
«I problemi sono identici - conclude Luigi Pasetti, ora nelle giovanili del Bologna -, non c'è più voglia di fare sacrifici e in tutti c'è una dose eccessiva di 'arrivismo". I genitori vedono nei figli una loro realizzazione, sono troppo coinvolti e questo è solo un problema del calcio, non esiste negli altri sport».
Davide Bonesi