04 settembre 2006 —
pagina 07
sezione: Figurine
FERRARA. Tra pochi mesi compirebbe 5 anni, il piccolo Federico, e sarebbe al suo ultimo anno di scuola materna, ad un passo dalla prima elementare. La mamma, Paola, invece, lavorerebbe ancora in Provincia, nella segreteria del presidente DallAcqua, e lo aiuterebbe a risolvere le tante grane dellufficio, anche quelle di questi giorni con lAnas, per lasfalto sulle buche delle strade disastrate della nostra provincia.
Oggi sarebbe tutto così tremendamente normale, quasi banale, come accade a tanti, se qualcosa di sbagliato non fosse accaduto il 26 ottobre di 5 anni fa. Ma oggi non è così, e non potrà mai più esserlo, perché le vite di Paola Vaccaro e Federico, il bimbo di 7 mesi che aveva in grembo, si sono fermate allora, nel reparto di Maternità del SantAnna.
Oggi, a chi cè ancora, invece, al marito e padre di Paola e Federico, ad Alessandro Costantini, sono rimasti solo una manciata di se e questi 5 lunghi anni da riempire.
Senza Paola e Federico.
Alessandro Costantini il vuoto lo ha riempito a suo modo, con «Il filo rosso dellamore», «un libro damore - dice -, e non vuole affatto essere un libro di denuncia», precisa subito. Perchè oggi, non è più il tempo dei processi. Almeno non adesso. Ora è giunto solo il «tempo delle cose», come lui titola un paragrafo del libro, è giunto il tempo di fermarsi, pensare il futuro, guardarsi dentro.
Alessandro Costantini lo ha fatto, con coraggio (tanto), mettendo le sue budella - come dice lui - in questo libro che uscirà domani, «Il Filo rosso dellamore», edizioni Erickson (in vendita nelle librerie Feltrinelli e Mel Book), libro di cui in Brasile, dove Costantini si trova in questi giorni per lavoro, hanno già opzionato i diritti per traduzione e pubblicazione.
Non è, però, solo un libro damore, ma affronta anche il dolore, che lo ha accompagnato in questi 5 anni.
«E un libro - esordisce Costantini - che vuole essere una rivincita dal punto di vista umano, contro chi vuole che si dimentichi tutto, un libro verso chi ha saputo della nostra vicenda e ci vede come un caso di cronaca che è finito. Io dico allora che le persone non sono numeri o casi ma essere umani, a volte meravigliosi, come era per me Paola. Desidero che sia conosciuta la nostra storia damore perché i più conoscono la vicenda di malasanità che ci ha travolti, come un doloroso e sterile fatto di cronaca e niente più. Non voglio che Paola sia ricordata solo come un caso o un numero di statistica».
Giustissimo, ma ci scusi, questo libro non potrebbe essere visto in modo troppo personale, non potrebbe interessare solo poche persone? «Ho raccontato la mia esperienza damore e di dolore perché può forse aiutare qualcuno ad amare con più consapevolezza e a sopravvivere a simili tragedie. Il libro mi ha permesso di elaborare progressivamente il lutto e di ricordare che i sentimenti damore sono la cosa più bella che possono capitare agli uomini e alle donne e, se pienamente vissuti, aiutano a ritrovare fiducia nella vita».
E un libro alto e difficile: ci aiuti ad entrarvi dentro. E visto che lei è psicologo e psicoterapeuta, secondo lei potrebbe aiutare qualcuno o insegnare qualcosa? «Non voglio affatto insegnare qualcosa a qualcuno, porto solo una testimonianza e una riflessione. Voglio raccontare che ad un certo punto della mia vita avevo fatto una scelta, stando con una donna speciale, e avevo visto e trovato il paradiso con lei. Perché allora, chiedo io, tante persone non scelgono lamore? Perché tante persone non riescono ad affrontare il dolore? Certo, in questo libro mi ha aiutato la mia professione. Ma tutti si possono chiedere: cosa si può fare per aiutarci, quando siamo distrutti? Bene, io ho fatto qualcosa, ho cercato una strada».
Ci spieghi cosa ha fatto. «Sono andato via da Ferrara per tre mesi, a Lipari (nelle Eolie) ero catatonico, senza forze, depresso. Disperato. Lho fatto non per scappare, ma per vivere da solo il mio dolore. Per entrare dentro il dolore. Se uno lo rifugge non ce la fa. Devi affrontarlo, come ho cercato di spiegare nel libro. Avevo provato a tornare a lavorare dopo la morte di Paola e Federico, ma mi ritrovavo nelle riunioni a fare sforzi spaventosi per concentrarmi, tornavo a casa ed ero sfinito, provato, stremato. Una persona deve ritrovare le energie vitali per affrontare il quotidiano, io non ce la facevo più».
Ma non è come scappare, visto che fisicamente lei è andato via da Ferrara, dalla sua vita, dai suoi ritmi, da chi le stava intorno? «Vai in un posto diverso, da unaltra parte, è vero, ma lo fai per entrare nel dolore, io ero solo in una casa presa in affitto per tre mesi, in mezzo ad un monte, isolato, lontano da tutti. Solo, per vivere fino in fondo la mia sofferenza. A maggio, alle Eolie non cè nessuno, il luogo ideale per me. Poi piano piano arriva la ripresa dei rapporti sociali. Per due mesi non ho parlato con anima viva, poi prima con lautista dellautobus che mi incontrava tutti i giorni là in quel posto sperduto, e poi lentamente con altri. Dopo 2 mesi e mezzo cominciai a riparlare con qualcuno, mi aprivo e scattava la solidarietà degli altri: la solidarietà umana è fondamentale, per ritrovare lamore per la vita. Ho imparato cosè veramente lamore, riscoprendolo dentro di me da queste persone e da quello che Paola mi aveva lasciato dentro. Ricominci a vivere e ad amare la vita. Lamore è una parola importante che usiamo poco, e guardate io non sono nemmeno credente: il senso che dà questa parola non ha nulla di religioso, è qualcosa di vivo, pulsante, che alberga nella mia anima».
Nel libro lei ha spiegato che, una prima parte è privata sulla storia damore con Paola e poi cè quellesistenziale e filosofica, aperta alle riflessioni con le quali noi tutti possiamo confrontarci.
«Sì, e tra i tanti un paragrafo lho dedicato al tempo delle cose, perché dobbiamo riprenderci il tempo per gustare le cose, apprezzare unopera darte, guardare un quadro, sentire un disco, riflettere su un libro. Ma questa non vuole essere una filosofia per pochi eletti, io penso che sia giusto e doveroso portare il pensiero filosofico in aiuto alla gente, utilizzando la filosofia con più semplicità, come medicina dellamore per luomo (come fanno in altri campi la medicina, la religione, la psicologia, larte)».
Vista la profondità del pensiero, il rischio è che non sia un libro per tutti: a chi ha pensato veramente fosse rivolto? «E un libro di forti emozioni e di riflessioni, scritto in maniera semplice e chiara, che tutti possono leggere e comprendere. E dedicato a coloro che amano e alle vittime delle ingiustizie degli uomini. Davvero, mi si creda. Il rischio che io correvo era di cadere nel pessimismo più nero, patogeno, ho cercato risposte diverse a questa via, e ne sono uscito trovando energie per mettere in piazza le mie budella e per ritrovare quella capacità di amare la vita che pensavo persa per sempre. Io e Paola non dobbiamo essere ricordati come due disgraziati. La nostra è stata una grande storia damore in nome della quale ho scritto il libro. Ma non voglio nascondermi. Cè unaltra motivazione del perché e a chi questo libro è diretto: è anche una risposta di fronte a quello che io ho vissuto come insabbiamento e copertura del caso clinico e giudiziario, una risposta a chi ha avuto a che fare professionalmente con la storia di Paola. Io non voglio permettere a nessuno di coprirsi la coscienza».
Tornano ancora la classe medica e la lobby tra dottori, periti, medici-legali: non doveva essere un libro non di denuncia? «Non lo è, ma nasce da quei fatti. Lho già detto tante volte. Nessuno dei medici dopo la tragedia ha voluto incontrarmi per raccontarmi le ultime ore di vita di mia moglie. Nessuno ha espresso dispiacere o chiesto scusa per gli sbagli commessi. E, di fatto, la verità giudiziaria si è allontanata dalla verità vera. Per una questione civile e di etica ho deciso con questo libro di combattere a mio modo lingiustizia e di far valere i sentimenti e la dignità di chi è vittima contro il muro di gomma dei poteri forti. Ai dottori è diretto un messaggio del libro, ed è semplicemente questo: non perdete la vostra umanità».
E chi non riesce a mettere le proprie budella in piazza come lei ha fatto? Chi non ha forza, umanità, voglia di raccontarsi, di entrare nel dolore come lei ha fatto, cosa fa, cosa può fare? «Deve trovare la forza di combattere dentro di sé, senza accettare con fatalità ciò che succede, deve cercare di lottare: sempre. Troveranno chi li affianca nelle loro battaglie, come è successo a me. La società di noi uomini va avanti se cè gente che lotta, che dice, questo non mi va, non è giusto, perché bisogna pur far valere la propria dignità di persone, per se stessi ma anche per gli altri, per chi rinuncia a lottare, bisogna farlo anche in nome loro e delle vittime che non possono far sentire la loro voce».
Lei ci ha provato a lottare, a dire no ed ha già avuto risposte, potrebbero replicarle gli scettici e i perplessi. Risposte di uninchiesta, archiviata, anche se ha ammesso responsabilità del SantAnna.
«E vero. Ma io so qual è la verità vera. E andrò avanti a fare tutti quei passi che si possono ancora fare, fino allultimo, anche se sarò ancora sconfitto. La mia morale e la mia coscienza civica non si lasciano intimidire. E poi le risposte avute sono insufficienti, basta prendere le perizie mediche e le conclusioni del pm dellinchiesta per capire cosa è successo. Ed è evidenziato da errori e sottovalutazioni».
Cosa si aspetta da questo libro? Chi lo leggerà secondo lei riuscirà a capire? Anche le persone contro cui punta il dito ancora oggi, potranno comprendere? «Vorrei sottolineare che è un libro sullamore. So che lo leggeranno le persone che amano o che hanno voglia di amare, le persone che hanno difficoltà ad amare perché hanno sofferto. Alle altre - scettici, critici e chi ha avuto a che fare con il caso -, a loro dico, la pensino come vogliono: a loro non è successo ciò che successo a me. In fondo il caso giudiziario è trattato solo in un paio di pagine su oltre duecento. Con questo libro, e grazie a Paola e al suo ricordo, ho riscoperto emozioni che credevo di non poter più vivere. Chi ha letto il libro oggi è consapevole che si tratta di un libro forte. Io non mi sono censurato, ripeto, dentro ci sono le mie budella, il mio cuore, la mia anima. Ho messo tutte le emozioni, anche quelle più forti. Ma anche le mie più profonde riflessioni che ho confrontato con quelle di alcuni autori. Di sicuro non ho citato né Alberoni né Willy Pasini. Galimberti, Weiss, Kierkegaard, Carotenuto sì. E forte di questo dico ancora ai medici: non perdete la vostra umanità».
Lei ha fatto molto per elaborare il lutto: è stata una impresa titanica e cè riuscito. «Sì, lho fatto ma ora ho soprattutto voglia di chiudere questa partita anche dal punto di vista giudiziario (è ancora in corso la causa civilistica, ndr). Voglio chiudere perché cè sempre questa ferita che si riapre ogni volta, e continua a sanguinare. Andrò avanti, lho già detto, fino in fondo, con tutti i passi della causa civile, manca quella».
Ora, però, dovrà accettare il compromesso di vendere il libro e seguire strategie di marketing: non le sembri ruvido, ma cosa scriverebbe sulla fascetta sul libro per attirare i compratori di una libreria? «Lho già pensato: Ferrara, un caso di malasanità, una grande storia damore. Le persone non sono numeri o casi, ma esseri umani. E il filo rosso dellamore del titolo è quello che ci permette di sopravvivere: senza amore non si riesce a vivere. Lamore è quello intenso, sereno e allegro che ho vissuto, lo auguro a tutti coloro che mi leggeranno».
Ora, la domanda finale: lei è tornato a vivere e lha aiutata questo libro, ma ci è riuscito davvero? «Tutto è stato come un tiro di dadi al gioco delloca: ho perso tutto, sono tornato indietro, ripartendo da zero. Camus ha detto nel cuore dellinverno finalmente imparai che vi era in me una estate invincibile».
E con questa estate invincibile dentro, oggi, che uomo è? «Sono un uomo che sta cercando di iniziare un altro percorso importante della vita. E voglio farlo con le persone che sanno sorridere, che vogliono sorridere alla vita, quelle che incontrerò nel mio cammino e sono sicuro che saranno tante».
Buon viaggio, allora. E qualcuno, da lassù, sta già sorridendo.