Con l'era Pagliuso il punto più basso della Spal


FERRARA. E' il 25 giugno del 2002 quando Giovanni Donigaglia annuncia di avere ceduto il club biancazzurro a Paolo Fabiano Pagliuso: «Ho messo la Spal in mani sicure - afferma Donigaglia -; la Spal è come una figlia da dare in sposa al partito migliore».
I fatti dimostreranno che le cose non stanno proprio cosi. Già, perchè, in realtà, tre anni dopo quella assicurazione, la società scompare dalla geografia del calcio professionistico. Come in precedenza il Cosenza (club della famiglia Pagliuso), anche il centenario sodalizio che fu di Paolo Mazza finisce 'bruciato" dopo una gestione a dir poco problematica. Certo, non solo colpa dei Pagliuso, perché alcuni debiti li hanno ereditati (consapevolmente) proprio dalla gestione Donigaglia. Ad ogni modo, pure con Pagliuso, s'è parlato troppo di giudici, inchieste, fidejussioni false... Il 26 marzo del 2003, a Cosenza, scatta l' 'operazione Lupi" condotta dalla Dia di Catanzaro: 15 ordini di custodia cautelare, uno nei confronti di patron Pagliuso. Le accuse mosse sono durissime: associazione a delinquere, estorsione e truffa ai danni di Federcalcio e Lega. Proprio quest'ultimo punto - la presunta truffa operata ai danni della federazione - potrebbe essere stato uno dei motivi per cui poca tenerezza c'è stata la scorsa estate nei riguardi della Spal. Ad ogni modo, nel marzo del 2003 Paolo Fabiano Pagliuso finisce in carcere: ci resterà per nove mesi. Il processo, in corso a Cosenza, al momento non è ancora concluso.
Parallelamente, le vicende sportive non sorridono alla Spal, i problemi economici sono sempre evidenti. E la gestione (presidente è stato eletto Lino Di Nardo) inizia ad inciampare ad ogni svolta. Vediamo il dettaglio.
Luglio 2003: ecco le false-fidejussioni. La Spal c'è dentro fino al collo, perché la prima richiesta di iscrizione al campionato di C1 non viene accettata. Occorre integrare la pratica, servono denari. Ecco Di Nardo affidarsi ad un broker che, si scoprirà, non poteva garantire alcunché. Con la Spal finiscono nel mirino Napoli, Cosenza e Roma. Tutti i club saranno poi riconosciuti parti lese e l'iscrizione, per il rotto della cuffia, avviene.
Il 12 settembre del 2004 gli ufficiali notificatori della Sifer pignorano alla Spal l'incasso della partita col Sora. Il pignoramento è consentito dall'autorità giudiziaria al fine di rivalersi di pendenze erariali della Spal, legate a versamenti Irpef non effettuati nel 2002/2003. Si parla di 2 milioni di euro. Sarà questo il guaio che, la scorsa estate, ha condannato il club. Eppure il 16 maggio del 2005 sembrano giungere notizie meno tempestose: la Commissione Tributaria accoglie il ricorso della Spal che viene riammessa al condono. Il 18 maggio i carabinieri sono nella sede spallina e sequestrano bilanci, materiale contabile ed assegni. Riciclaggio di denaro di provenienza illecita trasferito dal Cosenza alla Spal, l'accusa è mossa dal pm catanzarese Facciolla. Ed è sempre legata alla già citata operazione Lupi".
Poi, nel luglio scorso la Spal non viene iscritta alla C1. Dicono no prima la Covisoc, poi - nell'ordine - Coavisoc, Camera conciliazione del Coni, Tar e Consiglio di Stato. La 'nostra" storia viene cancellata. Ripartire è una corsa contro il tempo. Ci si riesce in extremis, con il Lodo Petrucci: è C2.
(11, continua)

Paolo Negri