Donigaglia-Gibi Fabbri, duo vincente

FERRARA.16 giugno 1991: a Verona la Spal conquista la C1. 24 maggio 1992: a Siena la Spal conquista la B.
La gestione-Donigaglia inizia in maniera trionfale. Il presidente della Coopcostruttori di Argenta, all'epoca colosso nel campo dell'ediliza, ha acquistato la Spal nell'estate del 1990, con la squadra in C2. Prima stagione, e vince. Seconda stagione, e vince. Donigaglia riporta la Spal in serie B, categoria da cui i biancazzurri mancavano da dieci anni. Per il manager argentano è l'apoteosi, ed al tempo stesso l'inizio della lunga parabola discendente (ma all'epoca ancora non lo si immaginava) sia a livello calcistico che imprenditoriale.
Donigaglia è proprietario-dirigente aggressivo, determinato, che mette tutto in opera per vincere. Lo chiamano Berluscaglia, per un confronto-paragone con ciò che Berlusconi realizza al Milan. Lui controlla tutto, vuole sapere tutto, di ciò che accade in casa-Spal. Entrato da neofita del calcio, si appassiona chiaramente al 'gioco", è emotivamente partecipe delle sorti della squadra, non lesina sui mezzi. I suoi metodi fanno spesso discutere, l'esonero di Lombardo è stato l'antipasto. Donigaglia si fida di pochi, pochissimi. Per questo è condizionabile. Ascolta 'consigliori" che non sempre agiscono per il bene della Spal, anche perchè non fanno parte dello staff tecnico biancazzurro. Ma certi eccessi emergeranno soprattutto alla distanza. Quando si vince, tutto o quasi passa in secondo luogo. E Donigaglia ha l'innegabile merito di ridorare il blasone della Spal, riportandola nel salotto buono del calcio italiano, tanto da ottenere anche l'arrivo della Nazionale Under 21 di Cesare Maldini che sceglie Ferrara e lo stadio 'Paolo Mazza" per giocare la finale dell'Europeo di categoria contro la Svezia.
Donigaglia è il presidente delle donne gratis allo stadio, delle 20.000 persone allo stadio in serie C, degli esodi biblici al seguito della Spal. In quei due anni (soprattutto nel secondo) un sentimento di onnipotenza calcistica sembra pervadere il patron, e tutta la città è preda di un'euforia da Spal come non si conosceva da tempo. E' Spalmania, e forse anche per questo, in seguito, la caduta sarà ancor più dura.
L'altra figura forte di quei due anni è Gibi Fabbri. Ha la Spal cucita addosso, ne è stato giocatore in serie A e poi mago delle giovanili, condotte come allenatore alla conquista dello scudetto Primavera prima e di quello De Martino poi, sempre negli anni '60. A quell'epoca, e fino agli inizi dei '70, ha diretto a più riprese anche la prima squadra, prima di prendere altre strade e di avere la consacrazione alla guida del Piacenza, del Vicenza o dell'Ascoli. Il suo capolavoro resta certamente la promozione in A e poi il secondo posto col Vicenza di Pablito Rossi, da lui imposto come centravanti e fatto assurgere agli onori nazionali. In epoca successiva, ad ogni crisi spallina il suo nome ricorre ciclicamente. Nell'87/88 subentra a Cella e con una grande rimonta dà l'illusione della promozione in B, poi non è confermato e la Spal precipita in C2. Gibi è un istrione, sa mettere il pubblico dalla sua parte, ha una cerchia di fedelissimi ad ogni livello, dai giocatori ai giornalisti. Ma è anche impagabile maestro di calcio, predica un football semplice, spettacolare ed efficace al tempo stesso, fondato sul movimento e la partecipazione collettiva alla manovra. Quando Donigaglia lo chiama, centra subito due promozioni di fila. Mitico.