Dal quinto posto alla retrocessione Splendore e decadenza della Spal


FERRARA. La stagione 1959/60 segna l'apice della storia spallina: il quinto posto in serie A. Un campionato trionfale, frutto non certo del caso ma di una squadra di talento assemblata con lungimiranza e competenza dal presidentissimo Paolo Mazza.
Allenatore è il confermato Fioravante Baldi. Difesa rifondata: arrivano in biancazzurro il portiere Nobili ed i difensori Picchi, Balleri e Ganzer. Bozzao, dopo le 15 presenze dell'anno prima, diventa titolare a tutti gli effetti. Davanti c'è la conferma di Morbello ed il ritorno di 'Charlie" Novelli. La formazione tipo è questa: Nobili; Picchi, Bozzao; Micheli, Ganzer, Balleri; Novelli, Massei, Rossi, Corelli, Morbello.
La Spal entusiasma non solo i tifosi biancazzurri, ma anche il pubblico e la critica di tutta Italia. Lo Sport Illustrato pubblica una grande foto a colori della Spal con questo sottotitolo: Specialisti in colpi gobbi. E scrive: «Gli spallini non vogliono perdere la simpatica fama di squadra specialista in colpi gobbi. E' ancora vivo il ricordo della clamorosa vittoria ottenuta nello scorso campionato a Firenze, che estromise praticamente la Fiorentina dalla lotta per lo scudetto; ed ecco un chiaro 2-0 su una squadra che ambisce a recitare un ruolo di primo piano in questo campionato: la Sampdoria. E certo le sorprese, da parte spallina, non sono finite».
Profezia azzeccata. Dopo il 2-0 di Genova sulla Samp, infatti, la Spal batte ancora la Fiorentina e compie il suo capolavoro andando a vincere 3-2 a Bologna con i gol di Morbello, Massei e Rossi, quest'ultimo autore della rete decisiva all'ultimo minuto. A fine torneo la Spal è appunto quinta, con 36 punti; 44 i gol segnati, Morbello, con 12 reti, è il bomber della squadra. Peccato che la Spal più brava di sempre non possa avere continuità. Il bilancio impone cessioni eccellenti, solo cosi Mazza può garantire la permenenza del club in serie A. Picchi e Balleri finiscono rispettivamente all'Inter ed al Torino. La stagione è di sofferenza e la salvezza viene ottenuta con solo un punto di margine. Le cessioni di Bozzao alla Juventus e Corelli al Napoli portano denaro fresco. Arrivano difensori di grande classe e affidamento quali Sergio Cervato e Mialich, in più il fiuto di Mazza scova ragazzi destinati a fare carriera: il centrocampista Adolfo Gori, poi reimpostato come terzino, e la funambolica ala Carlo Dell'Omodarme, oltre al centravanti Mencacci. La Spal si salva abbastanza agevolmente e ancor meglio farà l'anno dopo. Il portiere Bruschini, il ritorno di Bozzao, l'acquisto di Gianni Bui in attacco e conferme eccellenti permisero ai biancazzurri di centrare un lusinghiero ottavo posto. La stagione 63/64 è però molto amara. La Spal cambia definitivamente maglia, passando stabilmente alle divise a righine verticali (già viste l'anno prima) che contirbuiranno a rafforzarne il mito, ma la novità non è accompagnata da immediata fortuna. Per vedere una vittoria bisogna attendere l'ottava giornata (5-2 al Mantova), la squadra è meno competitiva, le cessioni alla Juventus di Gori (chiamato In Nazionale) e Dell'Omodarme l'hanno indebolita: arriva la retrocessione in serie B. Superata la delusiome, Mazza si adopera per assicurare la risalita. Potenzia l'attacco con l'ottimo Muzzio e Cavallito, acquista Osvaldo Bagnoli. Non si può parlare di cavalcata trionfale, il torneo è sofferto fino all'ultimo ma la Spal strappa il terzo posto e torna in serie A dopo un solo anno.
L'attaccante Innocenti compone un bel tandem con Muzzio, il difensore Moretti si impone ai più alti livelli, Pasetti, Capello, Bertuccioli e Reja sono ormai realtà. Ma c'è da patire fino all'ultima giornata, quando Bagnoli segna a Brescia il gol del 2-2 che vale la salvezza. Per la Spal restare in serie A è ormai impresa improba, anche se nella stagione successiva le cose andranno un po' meglio. La definitiva maturazione dei giovani, il ritorno di Dell'Omodarme ed il buon rendimento di Bosdaves garantiscono qualche soddisfazione (vittoria nel derby col Bologna, pareggio con il Milan) ed una salvezza faticosa ma meno risicata. Sono però gli ultimi fuochi. Il 1967/68 rappresenta la fine di un'epoca. La Spal è ancora senza Moretti, infortunatosi gravemente a San Siro col Milan il 16 aprile 1967; Capello e Bosdaves sono stati ceduti alla Roma ed al Napoli, Dell'Omodarme si 'rompe" nell'amichevole estiva contro lo Spartak Mosca, Massei è limitato dalla labirintite che, di fatto, ne sancirà la fine della carriera. La vittoria nel derby di Bologna è una sorta di canto del cigno. La Spal retrocede. Per sempre.
(4, continua)

Paolo Negri