L'Italia scopre la «squadra corsara» Anche le grandi cedono alla Spal

FERRARA. Il 1951 è un anno particolare per Ferrara. La Spal è in serie A per la prima volta nella storia, e l'avvenimento va abbondantemente oltre l'aspetto meramente sportivo. Il coinvolgimento è totale, assoluto. La città è pervasa da un fervore, financo da un'eccitazione, che forse non hanno precedenti.
Un volumetto dell'epoca (in realtà di qualche anno dopo), nell'intestazione recita: «Competenza di dirigenti, valore di tecnici, volontà di atleti, passione degli sportivi, entusiasmo di tutta una popolazione, prestigio della città di Ferrara». In questa formula, crediamo, è racchiuso tutto il profondo significato della Spal in serie A. Ed anche il segreto dell'ascesa e della futura lunga permanenza nella massima categoria.
L'avventura inizia il 9 settembre del 1951, al 'Comunale" di Torino, contro la Juventus. Debutto sulla carta proibitivo, contro la squadra di Boniperti, Hansen, Muccinelli e Praest, poi destinata a laurearsi campione d'Italia. La Spal si schiera con questa formazione:
Bugatti; Guaita, Carlini; Emiliani, Macchi, Nesti; Marzani, Mussino, Quaresima, Bennike, Fontanesi. Allenatore è il confermato Antonio Janni.
I biancazzurri si trovano in svantaggio ma si battono con orgoglio e qualità, sono indomiti e pareggiano con Bennike. Di più: la Spal sfiora la grande impresa ed è la traversa a negare allo stesso Bennike il gol della clamorosa vittoria. Qualche giornata dopo la Spal vince sul campo della Sampdoria e nasce il mito della «squadra corsara». I biancazzurri conquistano l'ammirazione di tutta l'Italia calcistica, costruiscono poco a poco un capitale di simpatia destinato a tramandarsi nel tempo. La Spal diventa la prima provinciale terribile del football nostrano. E lo diventa grazie a piccole-grandi imprese quali ad esempio i pareggi contro Inter e Milan, bloccate rispettivamente a Ferrara ed a San Siro. Ma in quel campionato la data da sottolineare in rosso è quella del 18 novembre 1951. A Ferrara si gioca il derby con il Bologna e la Spal vince 2-1: vantaggio biancazzurro col danese Bennike, pareggio rossoblù con l'altro scandinavo Pilmark, poi la rete del successo spallino siglata da Colombi. E' l'apoteosi. Ferrara si scopre ancor più 'pazza" di Spal, l'impresa è il simbolo di una sorta di riscatto e affermazione sociale. Ed a fine campionato il nono posto rappresenta un successone.
Il torneo successivo regala un piazzamento migliore: ottavo posto, prima provinciale della serie A, il Torino, la Lazio e la Sampdoria alle spalle. La stagione è però stata difficile, 'abbellita" dai sette risultati utili consecutivi colti nelle ultime partite. I pareggi di Firenze, di Torino con la Juve, con il Milan e di San Siro con l'Inter hanno comunque ribadito lo spirito della Spal.
Non tutte le stagioni, però, sono come un mare tranquillo. Quello della serie A è pane duro, e Paolo Mazza deve fare i miracoli per rimpinguare le casse sociale ed allestire formazioni in grado di mantenere la categoria. L'unica strada possibile è quella della valorizzazione e cessione dei talenti, che poi vanno rimpiazzati da nuove scommesse. Non sempre è possibile conciliare entrambe le esigenze (bilancio e competitività), cosi nel 53/54 una Spal indebolita dalle cessioni di Bugatti, Fontanesi e Bennike si salva solo grazie agli spareggi. Prima perde a Milano contro l'Udinese, quindi le resta l'ultima spiaggia: la partita di Roma contro il Palermo. E' una sofferenza, i siciliani vanno in vantaggio ed alla Spal non basta il pareggio di Olivieri. La salvezza, in tutti i sensi, arriva grazie alla punizione vincente di Bernardin, nel finale. Il centromediano verrà poi ceduto all'Inter, e per la Spal inizia un altro campionato di enorme sofferenza. La squadra è forse la più 'povera" dei primi anni di serie A e la retrocessione ne è la logica conseguenza. In piena estate, però, scoppia lo scandalo-corruzione che coinvolge l'arbitro Scaramella ed il Catania, i siciliani e l'Udinese vengono condannate alla retrocessione, e la Spal ripescata.
E' un mezzo miracolo, e li Mazza inizia a costruire uno dei suoi capolavori. Ingaggia vecchi fuoriclasse quali l'ungherese Vinyei, preleva dal Messina un 'certo" Gibi Fabbri, lancia l'ala Carlo Novelli ed il centravanti Beniamino Di Giacomo. Il nono posto va di lusso, e viene bissato l'anno dopo. Di Giacomo e Novelli vengono ceduti al Napoli e nel 57/58 e 58/59 la squadra è meno valida: dai 33 punti passa prima a 30 e poi a 26, che significano 12º e 16º posto. Mazza però ha seminato bene, monetizza cedendo il giovane talento Saul Malatrasi, e si appresta a raccoglierne i frutti.
(3, continua)