Sartori, nostalgia biancazzurra

FERRARA. La Spal rimane nel cuore. Anche oltre trent'anni dopo averla lasciata. La dimostrazione più eloquente è data da Carlo Sartori. In biancazzurro ha giocato solo una stagione (serie B, 74/75: 21 presenze e 1 gol), ma i legami con Ferrara restano forti, profondi. L'amicizia duratura con Giancarlo Guarelli, i contatti con Giulio Boldrini e altro ancora.
Sartori si è fatto sentire per gli auguri di inizio anno. Inoltre, nelle settimane scorse - dopo la morte di George Best - tanti l'avranno visto sfilare nelle immagini televisive che lo ritraevano in campo con il Manchester United insieme all'asso nordirlandese. Cosi, dai saluti si è andati spaziando sul passato: «I primi due anni in Italia sono stati difficili, ho dovuto fare il servizio militare e la cosa non mi ha aiutato. Ma, soprattutto, l'equivoco riguardava il ruolo: mi vedevano come un'ala, invece ero un centrocampista e per questo ho fatto fatica».
Classe 1948, nativo di Caderzone (in provincia di Trento) ma ben presto trasferitosi in Inghilterra, Sartori ha fatto tutta la trafila nel Manchester United: «Ho debuttato in prima squadra nel 68/69, la stagione dopo la storica vittoria della Coppa dei Campioni. La cosa migliore, però, è stata l'opportunità di venire in Italia: dopo lo United, cambiare squadra in Inghilterra sarebbe stato negativo, mentre il 'calcio" aveva contorni grandiosi». Prima tappa Bologna: «Inizio alla grande, poi qualcosa non andava con i compagni. Ero boicottato, non mi passavano la palla, ho perso fiducia, ero militare, con la famiglia in Inghilterra. La Spal è stata un'ancora di salvezza». Sartori rievoca con piacere e nostalgia la stagione in biancazzurro: «Se è vero che solo dopo aver lasciato la Spal mi sono inserito davvero nel calcio italiano, perchè a Benevento ho trovato mister Santin che mi ha fatto giocare a tutto campo cosi dopo ho fatto tre stagioni a Lecce e altrettante a Rimini, a Ferrara ho incontrato un ambiente eccezionale». Sartori racconta: «Un'esperienza bellissima, ero contentissimo. Ho grandi ricordi, anche se li non ho dato il meglio. La squadra era forte, potenzialmente dovevamo terminare molto più in alto. Mister Caciagli era bravo, ma dopo è subentrato un altro (Capello; ndr) e le cose non sono andate bene, anch'io non ho più giocato tanto. Peccato, perchè il presidente Paolo Mazza era una bravissima persona, che faceva tutto per la Spal e per Ferrara: ho ancora molto rispetto per lui. E poi, ripeto, che squadra: Mongardi, Paina, Pezzato, Manfrin, Boldrini... Spesso andavamo a cena fuori in sei o sette, con le famiglie. E con Giulio (Boldrini; ndr) mi sento ancora spesso, siamo in contatto». Sartori parla un ottimo italiano, con delizioso accento inglese. A Manchester porta avanti col figlio Giancarlo l'impresa di famiglia (la figlia Romina è insegnante di danza); ogni tanto va all'Old Trafford, e si vede con Bobby Charlton e Dennis Law: «Da vent'anni abbiamo fondato un'associazione di vecchie glorie: ci troviamo, giochiamo a golf, raccogliamo fondi a scopo benefico. Best? Talento enorme... Al Manchester ci siamo conosciuti quando io avevo 15 anni, lui 16 e mezzo. Un bravissimo ragazzo, dal cuore grande. Non ha fatto male a nessuno, se non a sé stesso». Sartori adesso ha un sogno, riabbracciare gli amici della sua vecchia Spal 74/75: «Torno in Italia una volta l'anno, e non manco mai di incontrarmi con Guarelli. Ma sarebbe bello venire per il 'memorial Mongardi". Ci spero». (p.n.)