Waldner con Ferrara nel cuore


FERRARA. Il distinto signore che posa sorridente davanti al Landgasthaus Burrenhof, un noto agriturismo, è legato a filo doppio a Ferrara ed alla Spal. Erwin Waldner ha giocato qui per due anni, primo tedesco (prima di Villa) della storia biancazzurra. Ma come rintracciarlo?
La ricerca via Internet è andata rapidamente in porto, perchè l'ex attaccante spallino ha un suo sito (www.erwin-waldner.de). Semplice, quindi, trovare anche un numero di telefono e chiamare. Sorpresa: la moglie di Waldner, frau Lisbeth, si esprime ancora in perfetto italiano. E le sue prime domande sono queste: «Il Drago di Ferrara (Paolo Mazza; ndr) non vive più? E la drogheria Bazzi c'è ancora?». Si resta spiazzati. I Waldner sono stati qui dal 1961 al '63. Sono trascorsi quasi 42 anni, eppure il tempo sembra essersi fermato. Erwin è appena uscito dall'ospedale dove ha subito un intervento alla gamba, ed a sua volta desidera esprimersi in italiano: «I ricordi sono sempre vivi. Rammento la bellezza del Castello, il mare vicino a Ferrara, il Lido degli Estensi. Ed anche il... buon cibo emiliano!». Waldner non è un nostalgico. Ha continuato a giocare con i veterani dello Stoccarda (nonostante il suo ex club non avesse fatto firmare da professionista il figlio, che pure era il bomber delle giovanili), ma raramente rievoca il passato. Lo fa nel corso di qualche serata con gli amici, quando si rispolverano aneddoti. Il personaggio era particolare: Maggiolone con targa personalizzata, fascia elastica bianca alla coscia destra, goleador, dribblatore, un po' egoista. In Germania è stato considerato uno dei primi 'legionari" del calcio tedesco: «Venendo a Ferrara ho conosciuto per la prima volta il football professionistico, il grande calcio italiano. Era duro, ma bello e interessante». Nonostante il rapporto con Paolo Mazza non fosse idilliaco. Il presidente lo aveva acquistato dagli svizzeri dello Zurigo per 220.000 marchi dell'epoca, e dopo due anni lo rivendette allo Stoccarda per 26.000! Uno dei pochi affari non riusciti. Waldner racconta: «C'era un po' l'ostacolo della lingua, ma non solo. Per tanto tempo Mazza non ha nemmeno voluto parlare con me». Mazza era arrabbiato con Waldner tanto che lo cedette per un 'tozzo di pane": «Prima della finale di Coppa Italia contro il Napoli ero in grande forma - racconta Waldner - però Mazza al ritorno dai Mondiali in Cile con la Nazionale italiana non mi fece giocare quella partita: non ho ancora capito il perchè». Non importa. Ricordi ed esperienza non si cancellano: «All'interno della squadra avevo legato soprattutto con il grande Massei e con Cervato. Ed anche il portiere, Patregnani, era un amico. Inoltre, io e mia moglie avevamo stabilito un rapporto molto forte con la città. I nostri amici erano Ottavio e Luciana Steiner, della drogheria Bazzi. Adesso vogliamo salutare la famiglia di Alfredo Montori, a San Martino: Alfredo venne a trovarci in Germania facendo il viaggio in treno. In passato eravamo scesi anche noi a Ferrara ma ormai è da parecchio che non torniamo. La Spal? Non l'ho più vista giocare ma continuo a seguirla, leggo i risultati».
Waldner ha investito il denaro guadagnato con il calcio nel Landgasthaus Burrenhof, un meraviglioso agriturismo a sud di Stoccard, a 715 metri d'altitudine: camere, ristorante, cucina tipica, tanto verde. Alle pareti, immagini e trofei degli anni d'oro: c'è pure la foto della Spal 61/62, con le firme di tutti i giocatori. Spal nel cuore, anche più di 40 anni dopo.

Paolo Negri