Rogo di Primavalle, tre indagati per strage

ROMA. Elisabetta Lecco, Diana Perrone e Paolo Gaeta, gli ex militanti di Potere Operaio indicati da Achille Lollo come complici del rogo di Primavalle, in cui 32 anni fa morirono due figli (Stefano e Virginio Mattei, di 8 e 22 anni) del segretario di sezione del Msi, sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Roma. L'ipotesi di reato è quella di strage. La stessa concepita nella prima fase dell'inchiesta contro Mario Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, poi ridotta in fase di condanna a omicidio colposo e incendio doloso. Manca, nell'ipotesi dell'accusa l'aggravante della finalità di terrorismo.
Ma questo solo per un fatto tecnico: è stata introdotta con una norma del 1980. I tre indagati sono stati chiamati in causa alla fine di gennaio, quando Lollo si è sentito liberato da un vincolo di silenzio rispettato per oltre 30 anni in nome di un patto politico stretto fra i giovani di Potere Operaio. Lecco, Perrone e Gaeta in passato erano stati già sospettati di aver partecipato a quell'attentato ma riuscirono a dimostrare la loro estranietà. «Risponderò ai magistrati come 30 anni fa. Sono comunque tranquillo e sereno», è l'unica dichiarazione rilasciata da Paolo Gaeta.
Ora il procuratore capo della Repubblica, Giovanni Ferrara, e i pubblici ministeri, Franco Ionta e Salvatore Vitello, vogliono ripercorrere tutta l'inchiesta. Per questo nel nuovo procedimento hanno deciso di acquisire l'intero fascicolo della prima inchiesta. In più i magistrati romani hanno già messo in agenda una trasferta in Brasile per raccogliere la testimonianza di Achille Lollo. Le rivelazioni affidate a un giornalista, infatti, vanno confermate per entrare nel nuovo processo.
Solo dopo aver espletato questi atti, i magistrati ascolteranno i tre indagati e formuleranno per loro un'accusa definitiva.
Quella di strage, imputazione gravissima e molto ampia, serve soltanto ad aprire il fascicolo e iscrivere Lecco, Perrone e Gaeta nel registro degli indagati a tanti anni di distanza dal drammatico rogo.
Nell'attentato fu sistemato un ordigno incendiario rudimentale sul portone della palazzina dove vivevano i Mattei. Divampò im incendio nel quale morirono Virgilio e Stefano e rimasero feriti il padre Mario Mattei, segretario del Msi di Primavalle, la moglie Annamaria Macconi, gli altri figli Silvia, Antonella e Giampaolo, oltre a un altro inquilino, Gualtiero Perchi.
Restano per ora fuori dall'inchiesta Franco Piperno, Valerio Morucci e Lanfranco Pace, dirigenti all'epoca di Potere Operaio. Contro i tre l'avvocato Luciano Randazzo, legale della famiglia Mattei, aveva presentato nei giorni scorsi una denuncia per strage. I magistrati intendono comunque svolgere ulteriori accertamenti prima di decidere su un eventuale loro coinvolgimento nel processo. Al momento è stato aperto soltanto un fascicolo preliminare, «atti relativi a...», nel quale sono contenuti la denuncia dei Mattei e ritagli stampa. Si vuole evitare, di fatto, un ulteriore caso Sofri. Per questo le accuse di Randazzo, secondo le quali i tre dirigenti di Potere Operaio sarebbero i mandanti del Rogo di Primavalle, saranno vagliate con molta attenzione. (a.g.)