17 luglio 2004 —
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sezione: Attualità
Con Giuliano Amato ha messo a punto la manovra del 1992, quella feroce, che seguì la svalutazione della lira. Massimo DAlema lo mise alla presidenza del consiglio tra i suoi consiglieri. Con Tremonti collaborò già nel 1994 alla redazione del Libro Bianco sulla riforma tributaria. Ma certamente quella di Domenico Siniscalco, 50 anni compiuti laltro ieri, il più giovane ministro del Tesoro che lItalia ricordi, è la sfida più difficile: quella di riuscire a mantenere le caratteristiche di tecnico in un posto che di tecnico non ha più nulla essendo al centro del più difficile scontro politico che il governo Berlusconi ha vissuto.
Di Tremonti, ex ministro dellEconomia, Siniscalco è stato lamico, lombra, il consigliere, il realizzatore tecnico di quella politica di bilancio che ha avuto come guideline una filosofia oggi criticata: riuscire a pescare entrate dove possibile con tutti gli espedienti umanamente immaginabili per evitare di raddrizzare il bilancio con manovre a carico del reddito, pericolose in un momento di recessione, ed aspettare che lagognata ripresa economica si incaricasse di mettere in parte a posto i conti. Così Tremonti il «fiscalista» con la sua competenza in tema di tasse, e Siniscalco l«economista» con quella in tema di finanza e di bilancio hanno modellato i tre anni e mezzo di politica economica del governo Berlusconi. Cartolarizzazioni, vendite di immobili, riordino dei beni patrimoniali, una tantum, condoni: tutto è stato inventato, messo a punto, organizzato, da quella che fino a laltro ieri è stata la vera ombra dellex ministro. Che, alle doti di tecnico, ha unito la capacità di governare quel centro di potere che è diventato il ministero dellEconomia da un punto di vista industriale con tutte le partecipazioni, da Alitalia a Finmeccanica, che controlla e tutte le crisi che gli sono passante in mezzo: da Parmalat alla Fiat.
Già, perchè dei quattro Reviglio Boys (oltre a lui e a Tremonti lex ministro delle Finanze socialista chiamò con sè a Roma da Torino Franco Bernabè e da Milano Alberto Meomartini, portandoli poi ai vertici dellEni), Siniscalco è quello che più ha assommato competenze tecniche ed anche una lunga frequentazione di ambienti industriali e bancari che ne hanno sempre stimato le doti di economista vivace e intelligente.
Privatizzazioni, liberalizzazioni, governance delle imprese, riforme strutturali: in via teorica i suoi scritti e le sue prese di posizione, che affondano le radici negli studi torinesi al Mit e a Cambridge, sono quelle di liberale di formazione. Non è un caso che Mario Draghi, uno dei migliori direttori del Tesoro che lItalia ha avuto, e che con lui condivise parte dellesperienza di studi allestero, alla notizia della sua nomina disse senza ipocrisia: «E una scelta eccellente».
Ma adesso quella scelta e quella lunga storia di tecnico bipartisan allombra dei molti governi viene messa alla prova della politica, quella di primo piano che fa uscire dalloscurità i consiglieri e richiede scelte difficili. Forse sul taglio delle tasse non sarà così tenace come Tremonti, conoscendo bene richieste e pretese degli ambienti internazionali. Ma la cultura dellinterventismo e dellassistenzialismo in economia, che impregna parte della maggioranza, non è certo nelle sue corde. Finora lombra di Tremonti ha coperto questo Faust economista che è riuscito a salvarsi lanima di tecnico. Da oggi non sarà più così e la prova sarà bella da vedere. Dalla sua ha un atout di cui forse lintelligenza di Tremonti difettava: la simpatia. Ma tutto il resto è da conquistare.
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Alessandra Carini