Ricordo di Togo, «il giornalaio»

'E' mort al duce..., è mort al duce!". Una geniale burla, questa, una clamorosa trovata che fu per un giorno in pieno periodo fascista un'inquietante 'notizia", diffusasi in Ferrara, dalla voce roca ma forte di un maestro dello strillonaggio: Togo Luciani. Quest'estroso giornalaio, comacchiese d'antica stirpe lagunare che in nulla la legava alla stampa ed ai giornali, si trasferi in ancora giovane età a Ferrara per le fruttuose sue doti di giornalaio dedito allo strillonaggio, un mestiere da 'specialisti" nell'importante campo della diffusione della stampa quotidiana, soprattutto, o periodica, un lavoro per tipi particolarmente adatti. Fu proprio per suscitare nei passanti l'interesse all'acquisto dei giornali di quel giorno che il nostro 'mago dello strillonaggio" escogitò l'anzidetta clamorosa notizia: uno scherzo, ma non proprio, tanto che venne arrestato sul 'Listone", a lato della Cattedrale, e soltanto per interessamento del concittadino, che ben lo conosceva, Italo Balbo, evitò una lunga detenzione.
Di Togo Luciani ricorre oggi, 26 aprile, l'anniversario della nascita, essendo nato in quel giorno di primavera dell'anno 1910. Quando andò in pensione, nel giugno 1975, lo scrittore e attore, nostro concittadino, Flavio Bertelli sulla stampa locale cosi lo salutò: «Dopo aver venduto qualche milione di giornali nel lungo arco di mezzo secolo, dopo aver percorso le strade di Ferrara per centinaia e centinaia di volte, dopo essere stato rinchiuso in un metro quadrato di edicola per tanti anni ancora, Togo ha cessato di distribuire notizie e fà a sua volta notizia...: se ne va in pensione. Sceso a Ferrara da Comacchio quand'era un ragazzino, egli si è sempre trascinato dietro, con i suoi giornali, anche il fedele caratteristico dialetto che, pur diluito nel tempo, aveva lasciato nella sua voce da 'strillone" l'impronta lagunare. E' un'altra simpatica figura che abbandona le scene e noi che, da un pezzo siamo dentro agli 'anta", restiamo sempre più soli in un mondo che cresce spaventosamente e che altrettanto spaventosamente diminuisce. Ma lasciamo stare la tristezza, lasciamo cadere soprattutto l'ufficialità. Vogliamo essere sereni. Ed è pertanto con serenità che diciamo a te, vecchio amico Togo: «Lascia in un angolo le notizie e riposati: è un tuo diritto! Come è nostro dovere farti gli auguri. Sinceramente».
Quand'era ancora in vita, di lui, un altro amico, oggi in Sudamerica, scrisse: «Tutti conosciamo Togo, lo strillone più noto che io conosca. Si tratta, senza dubbio, di una istituzione che ci è cara; eppure cosa sappiamo di lui? (...) Preferiamo immaginare Togo per quello che ci appare e, se ci viene concesso, desideriamo rappresentare l'anziano stirllone ferrarese per quello che può dire il suo viso in relazione alla attività che ha svolto per tanti anni. Togo ci appare come una raccolta di giornali, una delle raccolte più vaste che siano state mai messe insieme: la raccolta di tutti i giornali che il 'nostro" ha venduto in tutta la sua lunga attività. Ogni ruga del suo volto rappresenta una notizia sensazionale quale lo scoppio di una guerra, un delitto di provincia, un grosso scandalo e tutte le altre note importanti liete o gravi dei nostri giornali per tanti anni. Lo strabismo di Togo sembra quasi raffigurare quello scontato travisamento dei titoli che gli strilloni sanno vendere con tanta abilità (...) Non v'è alcun dubbio sul fatto che Togo abbia saputo compiere tanto bene la sua attività vendendo notizie, per forza di cose 'lievitate" ed ora che la sua attività ha dovuto essere ridimensionata, questo benemerito della distribuzione giornalistica che ha masticato più titoli amari piuttosto che dolci, vende biglietti delle lotterie nazionali: un aspetto di Togo, quello di dispensatore della fortuna che noi, da oltre oceano, da ultimo non conoscevamo e che ci fa ricredere, non ce ne voglia il nostro amico giornalaio, sul concetto che avevamo riguardo il volto della Dea bendata». Firmato: I. Castaldi.
Togo ci ha lasciati per sempre il 14 aprile 1983. Dopo la sua scomparsa, di lui - in un articolo pubblicato 'ad memoriam" - cosi affettuosamente ha scritto Olao Accorsi, giornalista di 'lungo corso". «... Ecco, Togo era un po' la personificazione di questo simbolo: nato giornalaio, aveva percorso tutti gli stadi del rivenditore, da strillone insuperato (ah, quella sua voce rauca come riempie ancora i ricordi delle sere nebbiose...), ad ambulante organizzato con tanto di cassetta ciclomontata, sino a pervenire alla dignità del camice bianco vendendo i giornali da letto a letto in quei luoghi di dolore dai tempi interminabili che sono gli ospedali. (...) Togo titolista, dunque, e malizioso maestro di ermetismi, seppure a scuola c'era stato poco perchè aveva dovuto cominciare presto la lotta per la vita. Anche per questo merita oggi, e pienamente, un epitaffio che vuole essere, insieme, menzione d'onore e di riconoscenza».
Questo il nostro ricordo di Togo Luciani nell'anniversario della nascita. (g.g.s.)