Oscar Carboni, voce indimenticabile

Con profonda soddisfazione, entriamo nel vivo dei ricordi. Ecco ciò che, nel 1997, del nostro Oscar Carboni ha scritto Giulio Piazzi: '(...) Vincitore alle soglie degli anni quaranta di un concorso indetto dall'E.I.A.R. (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche). Carboni proveniva da famiglia modesta e numerosa (lui, ultimo di 21 fratelli). Aveva iniziato a cantare per necessità oltre che per passione. Il dono naturale di cui era dotata divenne per lui l'affermazione di un talento unanimemente riconosciuto: la spontaneità del suo fraseggio sottile, agile e sicuro, flessibile e modulato, ma non lezioso, lo impose all'attenzione del grande pubblico. Titoli come 'Firenze sogna" e 'Tango del mare" stabilirono veri e propri primati di vendite in un'epoca ben diversa dall'attuale, non governata dall'egemonia dei mass-media ma dal caldo consenso degli appassionati. E dopo i dischi, incisi per la Cetra, vennero le commedie musicali con Nuto Navarrini ('Il diavolo e la giarrettiera"), Rascel ('Pazzo d'amore"), Garinei e Giovannini ('Addio Kira").
La fine della guerra segnò l'inizio del legame con il Maestro Cinico Angelini, che doveva durare oltre vent'anni. Oscar Carboni conservava in sè i migliori caratteri, i più genuini umori di una Ferrara popolare. Pulito, schietto e semplice, accompagnò una generazione dall'alba delle radioaudizioni all'egemonia Rai degli anni sessanta, passando per l'America Latina: cantò in Argentina, Uruguay, Brasile, persino al Carnevale di Rio. La nostalgia per l'Italia lo fece approdare a Sanremo, dove, nel 1952, la sua 'Madonna delle rose" si piazzò terza ma fu prima nelle vendite.
Nonostante i successi nazionali ed internazionali, Carboni scelse di tornare a contatto con il pubblico delle piccole sale di provincia, diventando anche agente per portare Casadei, Borghesi ed altre orchestre romagnole in Piemonte e Lombardia, sull'onda del revival del liscio. E tutto ciò conservando l'originario candore della sua anima ferrarese, l'inesausta disponibilità di quando da ragazzo si offriva per cantare serenate in via Coperta, non assumendo mai l'identità del manager, ma divertendosi, giocando, consapevole senza presunzione della propria qualità.
La sua voce è stato certamente una delle più significative di un'epoca che ancora oggi non accetta di farsi dimenticare, un'epoca difficile ed avventurosa che, per chi sa ricordare, ha il dolce sapore della gioventù".
Con molta, profondissima nostalgia noi, suoi estimatori, abbiamo voluto ricordare oggi, anniversario della sua scomparsa, il caro concittadino Oscar Carboni, rievocandone sia pure a brevi tratti, la figura artistica di memorabile valore. Egli è nato a Ferrara, nel quartiere medievale presso San Giorgio, il 9 settembre 1914 - e in questa sua città natale ci ha lasciati per sempre il 29 marzo 1993.
«Ho personalmente conosciuto il Carboni (con l'inseparabile e pur brava consorte Lina Vallieri, anch'essa cantante ferrarese) in Brasile - ha scritto il critico argentino Nicolas Carolus Duran - e l'ho incontrato più volte qui ed in Italia: ho potuto entusiasticamente ammirare quale cantante certamente fra i migliori che ho conosciuto nel vasto panorama musicale del settore e, come critico di professione vorrei permettermi dire insuperato nel suo genere melodico. Desidero esprimere, alla Nuova Ferrara la mia ammirata gratitudine per avere ricordato un Uomo di Ferrara che veramente ha onorato l'Italia - patria amatissima di mia nonna paterna - nell'intero mondo del bel canto».
g. g. s.