Il martirio di don Minzoni


Alle ore 22.45 circa del 23 agosto 1923, dopo una passeggiata per sfuggire all'arsura della sera in via della Celletta, don Giovanni Minzoni, parroco di Argenta e il suo aiutante Bondanelli del Circolo cattolico, entravano nel Bar Centrale, vicino al cinematografo dove stavano proiettando 'I tre moschettieri", rispondendo al saluto dei clienti e ordinando al barista: 'Due bibite, per favore!".
Lo conoscevano tutti il giovane parroco: laureato in sociologia (appena 38 anni e tre anni al fronte nella I Guerra mondiale, dove si era guadagnato una medaglia d'Argento e altre dieci medaglie al V.M. per atti di eroismo). Uomo forte e coraggioso, di idee democratiche e amico dei poveri, aveva fondato una cooperativa per dare un po' di lavoro ai disoccupati e l'associazione degli Scouts, scontrandosi subito coi gerarchi fascisti che avevano imposto l'iscrizione di tutti i ragazzi ai balilla.
Il maestro Augusto Maran di Boccaleone e il 'Seniore della Milizia fascista" Caranti avevano detto che quel prete andava bastonato e che i premi erano vigliacchi. Erano minacce serie perché il fascismo, anche in provincia di Ferrara, era sorto con la violenza delle squadracce del quadriumviro Italo Balbo, che giravano a bordo dei loro autocarri incendiando le cooperative e le sedi sindacali e uccidendo il capolega socialista di Argenta Natale Gaiba, consigliere comunale (don Minzoni aveva bollato la 'viltà e la barbarie dei fascisti"), Carlo Borghetti di Ferrara, Armando Barboni di Mirabello, Nino Bernardini di Mesola, Luigia Bergamini di Consandolo, Mario Ferri di Pilastri di Bondeno, Giovanni Ranuzzi di Casaglia, Rizziero Granata di Alberone e Augusto Melloni di Albarea. Centinaia erano le persone bastonate o costrette a umiliarsi ingoiando bicchieri di olio di ricino. Gli squadristi ferraresi avevano tentato di compiere spedizioni punitive anche a Parma e a Ravenna. Ma come i pifferi di montagna erano andati per suonare ed eran stati sonoramente suonati!
Verso le ore 23 uscivano dal bar imboccando il viale della Celletta. Imbucato il vialetto oscuro a ridosso del Circolo, don Minzoni e l'amico Bondanelli venivano colpiti da due sconosciuti con una scarica di bastonate alla testa. Il parroco appariva gravissimo: gli avevano sfondato il cranio e perdeva moltissimo sangue. Lo avevano adagiato sul letto della canonica, ma verso l'una di notte spirava, mentre Bondanelli veniva ricoverato all'ospedale. I funerali di don Minzoni si svolsero fra due ali di popolo profondamente commosso.
Le indagini- Non ci fu bisogno di esperire laboriose indagini per scoprire i due sicari: crudeli e anche molto stupidi. I due 'esperti bastonatori" erano stati mandati da Casumaro quella stssa mattinata e avevano passeggiato a lungo attraverso le strade di Argenta per 'impratichirsi" del posto e scegliere il luogo adatto. Avevano addirittura spedito cartoline ai camerati e ai parenti del loro paese. Li avevano ospitati i camerati di Boccaleone Augusto Marna e Antonio Lanzoni, presso i quali avevano pernottato ed erano rientrati al mattino con un taxi, vantandosi davanti all'augista del loro misfatto. Il tenente dei carabinieri opera alcuni arresti di fascisti e nell'accusa di omicidio vengono implicati:
Mandanti: Balbo Italo, quadriumviro e capo del fascismo agrario ferrarese, comandante generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (dimessosi da quest'ultimo incarico dopo il processo contro 'La Voce Repubblicana". Morto in Libia nel 1940 perché abbattuto dai cannoni della corazzata italiana San Giorgio; Beltrami Tommaso: Capo delle spedizioni punitive e poi federali del fascio ferrarese. Per rivalità personali con Balbo si stacca dal fascismo ed emigra in Francia. Prima, però, vende per 7.000 lire il memoriale dove accusa i colpevoli dell'omocidio di Don Minzoni. Il Beltrami verrà assassinato in Francia da ignoti cagoulards nel 1939; Forti Raoul, squadrista, console della milizia fascista e luogo tenente di Italo Balbo a Ferrara. Deceduto a Palermo nel 1941; Ciaccia Carlo, squadrista e aiutante maggiore del Forti. Deceduto durante la guerra.
Complici : Maran Augusto, maestro elementare e seniores della milizia fascista. Nato a Boccaleone. Segretario del fascio di Argenta nel luglio del 1923 succedendo a Ladislao Rocca trasferito a Lecce; Caranti Alessandro, squadrista e centuirone della milizia fascista. Ras di Argenta. Deceduto. Guaraldi Agostino, squadrista e centurione della milizia Ras di Casumaro di Cento. Sceglie i due sicari. Disperso. Lanzoni Antonio, squadrista di Boccaleone di Argenta e braccio destro di Maran. Fa da staffetta ai sicri. Impiccatosi nel 1947.
Esecutori del delitto: Molinari Giorgio, squadrista di Casumaro di Cento. Ucciso in rissa. Casoni Vittore, squadrista di Casumaro di Cento. Morto sotto il treno ad un passaggio a livello. Tutti sanno che i morti non parlano, vero?
I deceduti non testimoniano. Fascismo imperante, il procuratore del Tribunale di Ferrara assolve in istruttoria gli arrestati. Ma... c'è sempre un ma: il giornale repubblicano pubblica il memoriale di Beltrani e Italo Balbo è troppo sicuro e tronfio, commette il banalissimo errore di querelare il giornale per diffamazione. Ma il Tribunale di Roma manda assolto il giornale: non è diffamazione scrivere la verità. Si riapre l'istruttoria per l'assassinio di don Minzoni. Incarcerati sette indiziati. Ma il 21 luglio 1925 la corte d'Assise di Ferrara li manda assolti. Nel maggio del 1947 (ormai siamo in piena guerra fredda, durante la quale si dà la caccia agli ex partigiani e ai braccianti che lottano per un tozzo di pane) il processo riprende presso la Corte d'Assise di Ferrara. Ma i protagonisti sono ormai tutti deceduti. Molinari, Casoni e Maran, colpevoli di concorso preterinzionale e lesioni violente, sono messi in libertà per amnistia. Amen!

Giorgio Gandini