Le spensierate vacanze ai Lidi

Ridono tutti e tre dalla foto appesa alle pareti del ristorante Bagno Sole di Porto Garibaldi: Alexander Dubcek, Cesare Luciani e Mara Fogli. A raccontare di quei giorni cosi insoliti e cosi felici è rimasta solo Mara, la moglie di Luciani, che all'epoca era sindaco di Comacchio. Mara Fogli non si fa pregare, parla volentieri di Dubcek, chiede solo un po' di tempo perchè ha da fare con qualche cliente: «Mi scusi sa, arrivo subito».
Cosa ricorda di quel periodo? Come capitò ai Lidi Dubcek?
«Venne qui con Vittorio Caffeo, un imprenditore bolognese che era molto amico di Dubcek e che faceva anche da interprete. La prima volta venne nel 1990 a passare il Ferragosto, se non ricordo male aveva un appartamento a Estensi e a mangiare veniva qui al Sole».
Cosa gli preparavate, aveva qualche piatto preferito?
«Non faceva storie, mangiava quello che gli presentavamo, il pesce gli piaceva moltissimo e andava matto per l'anguilla che gli ho cucinato in tutti i modi. Gli piaceva molto il mare, si divertiva ad andare in barca a vela con mio fratello Mauro».
Faceva pesare la sua fama?
«Assolutamente no, era una persona cordiale e riservata. di grande animo e di grande cuore».
Discutevate di politica, avete mai parlato di quanto avvenne a Praga nel 1968?
«Raccontava che era stato isolato, messo da parte, ha avuto una vita molto triste. Era invece molto contento dell'accoglienza che aveva ricevuto in Italia, qui si sentiva rivalutato, comprendeva che quello che aveva cercato di fare era ancora apprezzato. Da noi si sentiva come a casa, era circondato dal rispetto e da tanto affetto. La sua preoccupazione in quel periodo era la sorte del suo paese, era profondamente contrario alla divisione in due della Cecoslovacchia».
E Luciani come viveva questa vicinanza con un personaggio come Dubcek?
«Cesare era orgoglioso di averlo come ospite. Mio marito era un sentimentale, credeva negli ideali, con Dubcek si trovava molto bene».
Si può dire che siete diventati amici?
«Si, siamo stati anche ospiti a casa sua. Abbiamo conosciuto i suoi tre figli, la nipote (la moglie di Dubcek era già morta, ndr). Siamo stati al suo funerale. Nel 1993, un anno dopo la sua morte, abbiamo ospitato anche uno dei suoi figli per una settimana».
Si era quindi instaurato un legame umano profondo.
«Si, certamente. Adesso so che si sta lavorando per realizzare una mostra fotografica a Palazzo Bellini per ricordare i soggiorni di Dubeck ai Lidi di Comacchio. Devo rivedere Caffeo e incontrarmi con il sindaco Zarattini nei prossimi giorni».