Il capitano, raggiunto il traguardo, saluta e va al Modena Pari, un perfezionista da amare


FERRARA - C'è solo un capitano, urlano la "Campione" e i compagni. Su queste note si congeda Fausto Pari, il capitano della promozione. Il guerriero se ne va da vincente, lasciando una città che lui stesso ha contribuito a ®riportare a livelli più consoni al suo blasone¯. Mentre Ferrara sta inebriandosi di gioia ed i giocatori inondano lo spogliatoio biancazzurro di spumante, il capitano è già in abito grigio. Il suo distacco, il suo essere super partes, rafforzano l'immagine del professionista a tutto tondo, del dominatore di emozioni e gioie. Dice: ®All'inizio ho avvertito scetticismo attorno a me. Inevitabile: in tanti, dopo quello che era accaduto in passato, pensavano: "questo viene a prenderci in giro". Aver vinto quello scetticismo sin dalle prime prestazioni, è la più grande soddisfazione. Voglio ringraziare il pubblico perchè ha sempre creduto in me. Ricordo che in luglio, alla presentazione della squadra, erano in pochi. Oggi ce n'erano più di 6000: credo che sia il nostro più grande merito¯. Questa promozione ed i grandi attesati di stima piovuti da ogni parte della città hanno rafforzato l'idea che la scelta di giocare per la Spal fosse la migliore: ®Seguire miei ex compagni al'estero? No, non ci ho mai pensato. L'anno scorso, quando la trattativa con il Piacenza non andò a buon fine, dissi al mio procuratore: "se non troviamo sistemazione vicino a casa, a Parma, pianto con il calcio". Ho trovato Ferrara e ne sono orgoglioso: lascio una società, dei compagni ed un pubblico staordinari. Credo che tutti, in cuor loro, abbiano la speranza di tentare la scalata alla B¯. Modena è la prossima destinazione, il capitano lascia con un rimpianto ed una confessione: ®Chiedo scusa ai compagni se sono stato troppo petulante: sono un perfezionista, a volte all'eccesso, ma ho fatto tutto per il bene della squadra. Purtroppo non me la sento di fare altri 50.000 chilometri in un anno: in futuro ci saranno impegni e motivazioni ancora più grandi, che io non potrò reggere. Questo, De Biasi lo sapeva già da gennaio¯.

Massimo Callegari