Calcio C2. Domani a Pesaro il mediano della Spal raggiungerà un obiettivo di assoluto prestigio Capitan Pari compie 500 partite ®E' un gran bel traguardo Qui voglio vincere ancora¯


FERRARA - Uno è lo Zar. L'altro, più semplicemente, il Capitano. E se Pietro Vierchowod ha appena festeggiato le 500 partite in serie A, è di assoluto prestigio anche il traguardo che si accinge a tagliare Fausto Pari. Il leader spallino celebrerà la 500a gara della sua ricchissima carriera domani a Pesaro. Vierchowod e Pari, accomunati dall'arrivo alla Sampdoria nel 1983, da nove anni insieme in blucerchiato, dai trionfi dell'epopea doriana, da una serietà professionale a prova di bomba. Quella che Pari ha messo al servizio della Spal.Il bilancio di Pari è eloquente: 386 partite in serie A, titoli in Italia (uno scudetto, tre Coppe ed una Supercoppa con la Samp) ed in Europa (una Coppa delle Coppe). Aggiungiamoci le 27 gare in D col Bellaria, le 64 di C1 con il Parma e le 22 disputate finora con la Spal: 386+27+64+22 fa 499. La 500a è per domani. Pari, lo sapeva? ®No. E' un bel traguardo, qualcosa che fa piacere. In questi anni ho dato tanto, ma ho ricevuto ancor di più¯. Addirittura? ®A livello di rapporti umani sì. Gli anni della Sampdoria, con il presidente Mantovani e quei compagni, sotto quell'aspetto sono impagabili¯. E' molto bello che un campione metta l'accento sull'aspetto umano più che sui trofei. ®Mi sono concesso per intero, senza mai far finta. E' stato così anche nei rapporti umani, li ho sempre anteposti al resto. Lo devo all'insegnamento dei miei genitori, e di Paolo Mantovani: lui ripeteva che prima viene l'uomo¯. Il suo è un curriculm ricco. ®Sono fortunato, ci sono tanti giocatori che vincono poco o nulla. Posso dirmi soddisfatto, anche se onestamente avrei potuto vincere di più negli anni della Sampdoria¯. Il rimpianto è per le due finali perse con il Barcellona? ®Una l'abbiamo giocata con solo cinque o sei titolari. L'altra, la Coppa dei Campioni, l'avremmo meritata noi¯. E' un grande rammarico? ®Come diceva Boskov, se vinci "c'è targhetta che rimane". Ma resta l'esperienza di aver giocato a Wembley¯. La gioia più grande? ®Lo scudetto. Dicevano tutti che alla Samp eravamo coccolati, tenuti nella bambagia: vincendo abbiamo dimostrato che avevamo gli attributi¯. La delusione è rappresentata dagli anni al Napoli? ®Là ho lottato contro la sofferenza, quella rappresentata dagli infortuni e da colpe attribuitemi senza che ne avessi: mi sono allenato otto mesi senza giocare alla domenica. Ma nessuno, mai, può aver detto che non sono un professionista serio: Ciro Ferrara ha dichiarato che lui non si sarebbe comportato come me¯. La Nazionale è un vuoto? ®Sì, se si pensa che ho giocato tanti anni a certi livelli. Mi ha convocato solo Sacchi, in occasione del primo raduno¯. Boskov l'allenatore al quale è più legato? ®Con lui ho trascorso otto anni, mi ha segnato. Ma tutti hanno avuto un ruolo importante, quelli delle giovanili come Bersellini, Ulivieri e Ranieri, solo per citare dei nomi¯. Grande carriera, eppure qui alla Spal ancora tanta voglia. E un rendimento in ascesa. ®Ho un passato, importante, ma volevo qualcosa di nuovo. Molti mi aspettavano col fucile puntato e il naso arricciato, memori forse del comportamento di altri, ma io non sono il tipo che va a svernare. E una volta calatomi nella categoria sono cresciuto¯. Qui arricchirà la sua carriera vincendo ancora? ®Sono venuto perchè c'era la volontà, la possibilità, di fare qualcosa di importante. Ci sono le condizioni per vincere, sei punti di vantaggio non li abbiamo mai avuti¯. E' una fase decisiva? ®Sì, le prossime cinque gare ci diranno se dovremo battagliare punto a punto fino alla fine o se invece avremo un margine per stare più tranquilli. Già Pesaro è una tappa importante, contro una squadra che all'andata mi fece un'ottima impressione. Sarà una lotta, ma sappiamo lottare¯. Il suo sarà un futuro alla Vialli o alla Borea? ®No, alla Vialli no. Ma vado per gradi: deciderò a maggio, in famiglia. Ora penso solo a vincere il campionato¯.

Paolo Negri