di Gabriele Rizzardi wROMA Preoccupato dal ritorno dell’asse Pdl-Lega, che a palazzo Madama ha fatto saltare l’intesa tra Alfano, Bersani e Casini ed ha reso possibile il via libera al Senato federale tanto caro al Carroccio, Giorgio Napolitano prova a fermare il partito del voto anticipato, conferma che le elezioni si terranno «nella primavera del 2013» e fa capire che il treno delle riforme è destinato a finire su un binario morto. «Debbo esprimere il mio convincimento che pur legittime proposte di più radicale revisione costituzionale richiedono una ponderazione e un confronto di certo non immaginabili in questo periodo e clima di fine legislatura» scrive il capo dello Stato, per il quale è meglio concentrarsi su riforme più «circoscritte» e già concordate come la riforma della legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari. Napolitano, che definisce «altamente positiva» l’ampia convergenza assicurata a Monti con la mozione parlamentare sottoscritta da Pdl e Terzo Polo ma votata anche dal Pdl, non nasconde comunque la sua preoccupazione per il clima di lite continua che c’è nella maggioranza. E se anche Casini comincia a prendere in considerazione l’ipotesi di andare al voto anticipato, vuol dire che il rischio è reale. Si farà la nuova legge elettorale? «E’ in discussione e abbiamo qualche speranza» dice Silvio Berlusconi, che ieri è volato a Bruxelles per partecipare ai lavori del Ppe ed ha colto l’occasione per ingaggiare un duro scontro a distanza con il Quirinale. A Napolitano, che chiede di ridurre la litigiosità e fare le riforme, il Cavaliere risponde secco: «E’ quello che sto cercando di fare perché con questa Costituzione non si può governare il paese. E serve l’elezione diretta del presidente della Repubblica...». E Cicchitto spiega che il Parlamento e i partiti sono «autonomi» e non possono essere «eterogestiti». Ma le rispostacce arrivano soprattutto dalla Lega. Maroni definisce «stravagante» la nota del Quirinale mentre Matteo Salvini sprezzante: «Napolitano si limiti a guardare la partita, delle riforme ci occupiamo noi». Quel che è certo è che l’approvazione del Senato federale con i soli voti di Pdl e Lega complica la modifica della Carta e Bersani spiega perché: «Al Senato avevamo fatto degli accordi per un certo percorso e determinati contenuti e ci siamo trovati gli emendamenti di Pdl e Lega che hanno stravolto quegli accordi». E la legge elettorale? Nonostante l’ottimismo di Berlusconi e Alfano, per il quale la legge elettorale «si muove libera, nello scacchiere delle riforme», è difficile che il Porcellum possa essere sostituito da un nuovo sistema di voto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA