giovedì 23.02.2012 ore 14.17

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Paddy e il Primo Maggio Le battaglie per cambiare "un mondo che pare fermo"

• Di seguito pubblichiamo la recensione della dottoressa Valentina Petrosino del volume "A me pare che il mondo resti fermo" curato da Mimmo Oliva e dedicato all’attivitá del papá, l’indimenticato sindacalista nocerino, Galante Oliva.
• nocera inferiore. Quando mi sono ritrovata il secondo quaderno dell’Istituto "Galante Oliva" tra le mani, ho capito subito che mi avrebbero tenuto compagnia due personaggi: Paddy e il Primo Maggio. Con Paddy alias Galante Oliva c’eravamo giá incontrati in una precedente pubblicazione curata, come in questo caso, dal figlio Mimmo. Il Primo Maggio lo vivo ogni anno da quando ne ho memoria; viene da chiedersi qual è il filo rosso che li lega?
• E’ la vita di Galante Oliva, uomo di pianura, sindacalista vissuto negli anni dove l’Italia s’era fatta, c’era la Costituzione, ma si continuava a lottare per tre cose: lavoro, pane e libertá. Mimmo Oliva ci conduce sul sentiero battuto da un uomo che rievoca le sue esperienze di vita, di lotta, di speranza. Ma lo fa, a mio avviso, attraverso tre momenti fondamentali. Il primo sotto forma di diario, comincia con una narrazione attenta e rispettosa di anno in anno dei "primi maggio" del padre, riportando fedelmente i pensieri, le sensazioni, l’atmosfera nella quale quelle giornate venivano vissute. Emblematico è il titolo "A me pare che il mondo resti fermo" che trova subito una più ampia definizione proprio nelle prime pagine, quando s’apprende che i problemi irrisolti di quegli anni somigliano tanto ai nostri: volevamo migliori condizioni di vita e di lavoro, volevamo migliori salari, volevamo meno rappresaglie, volevamo meno sfruttamento, volevamo libertá. Certo la societá è cambiata, ma gli uomini vogliono ancora le stesse cose.
• Le stesse di Galante e dei suoi compagni, i quali ci raccontano di un mondo che vive la sofferenza e che chiede la pace. Il valore del Primo Maggio acquista così un significato particolare, quello che invece oggi s’è perso. Una festa dove incontrarsi e ragionare sulle vicende locali ma anche sulla situazione internazionale: la guerra fredda, la Spagna, il Cile e il Portogallo sotto la dittatura fascista, il disarmo atomico, il referendum sul divorzio.
• Questioni storico-sociali che venivano messe in risalto in tutti i discorsi. A tal proposito Mario Avagliano nella sua prefazione ci ricorda l’importanza che hanno avuto a quei tempi «le sedi dei partiti e dei sindacati» per tutte quelle persone che non avendo potuto studiare sono riuscite in essi a maturare e a consolidare «un’identitá politica e culturale e la capacitá di guardare oltre il giardino della propria cittá». Galante ci racconta che un tempo i lavoratori non potevano nemmeno prendere parte alla festa. Leggiamo di padroni che concedevano la pausa lavoro una volta l’anno. Ovviamente li costringevano ad andare in gita proprio quel giorno. In un periodo nel quale si lottava per l’approvazione dello statuto dei lavoratori, per le condizioni delle donne nelle fabbriche, per il divario tra nord e sud, per il riconoscimento di qualifiche e libertá sindacale.
Valentina Petrosino

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