giovedì 09.02.2012 ore 19.45

ARCHIVIO la Cittą di Salerno dal 2004

Lotte operaie nell’Agro, l’impegno degli Oliva

• nocera inferiore. «L’Agro sarnese nocerino è una delle terre, che soprattutto in provincia di Salerno, si è caratterizzata più delle altre per un movimento operaio avanzato e per una sorta di emancipazione femminile ante litteram». Così Biagina e Mimmo Oliva, madre e figlio, iniziano il racconto di papá Galante storico sindacalista nocerino. Ma chi era Galante Oliva?
• «La sua formazione è stata particolare con una mamma che veniva da una famiglia piccolo borghese e un padre che faceva parte di una famiglia contadina e questo fu un problema giá quando si sposarono. Abbiamo notizie della famiglia di mio nonno, ma pochissime di quella di mia nonna. Mio nonno era il tipico lavoratore sfruttato, di giorno bracciante e di sera, a lavorare nelle fabbriche conserviere del luogo. Mia nonna, invece, era una classica donna di casa che rimase presto vedova dopo la morte del marito, nel ’46».
• Come riuscì a cavarsela?
• «E’ stata una donna forte. A Nocera ci fu una sorta di sommossa. Si diedero appuntamento a piazza Ferrovia. Nessuno aveva il coraggio di parlare, fin quando mia nonna, salì su un carretto e, da quasi analfabeta, incitò la folla. Però, tornata a casa, i figli la rimproverarono. Lei si difese dicendo che non avevano capito niente? che non si poteva più continuare così nelle terre e lasciare in quelle condizioni i contadini e soprattutto le contadine» .
• E i figli come reagirono?
• «Mio padre era stato l’unico dei figli ad assistere, nascosto, al comizio di sua madre e, tornato a casa, era stato lui a dirlo ai fratelli che si erano arrabbiati. Questo "tradimento" gli rimase così impresso perché solo dopo capì cosa voleva dire la mamma e fino alla fine dei suoi giorni ci raccontò sempre di quanta vergogna aveva provato».
• Quali sono le cose più importanti che ha fatto suo padre?
• «Ce ne sono tante. Nasce nel ’32 e nel ’53 viene chiamato dagli onorevoli Ninì Di Marino e Feliciano Granati alla Camera del Lavoro di Nocera, per diventarne responsabile. Abbiamo scoperto molte cose guardando il suo archivio. Ci siamo chiesti come fosse stato possibile che due onorevoli avessero chiamato un ragazzo di 21 anni consegnandogli una responsabilitá enorme, in una cittá come Nocera, che in quel momento, probabilmente, era la più industrializzata d’Italia».
• Giovane ma molto determinato?
• «Sì. Nel ’53 successe qualcosa di straordinario perché oltre ad avere la responsabilitá della camera del lavoro, fece il suo primo convegno sulla libertá dei lavoratori della provincia di Salerno, e lo fece proprio a Nocera in concomitanza dei fatti accaduti alla Gambardella. In questa azienda nel ’53 furono bastonate e licenziate alcune operaie e questo fu lo spunto per il convegno. All’epoca raccolsero 7mila firme, e fu una cosa veramente dirompente».
• Dopo questo episodio la carriera di suo padre per cosa si caratterizzo?
• «Per l’emancipazione delle fabbriche conserviere nell’Agro nocerino sarnese, ma soprattutto per l’occupazione, nel ’59, della fabbrica dell’Mcm, le manifatture cotoniere meridionali. Ci furono 17 giorni di occupazione e questo fatto ebbe rilevanza nazionale. Poi è stato dirigente sindacale da sempre, un impegno che è costato molto alla famiglia e alla vita privato».
• Perché?
• «Noi abbiamo subito tanto, abbiamo vissuto momenti drammatici, dai mancati attentati alle scorte fatte dai lavoratori. Però è stato, secondo me, il punto più alto ma anche la fine del movimento operaio a Nocera».
• Quali sono state le cose alle quali si lega di più il nome di suo padre?
• «L’organizzazione dei braccianti agricoli. Il primo contratto che stipulò, fu quello per i cestai, nel ’48, e aveva solo sedici anni. Lui era stato cestaio a 12 anni, per arrangiarsi dopo la morte del padre. Poi andò nelle fabbriche conserviere, ma avendo questo caratterino non dolcissimo, ebbe i primi problemi e in fabbrica non ci andò più. Conoscete le ruote che portano l’acqua ai campi? Adesso non esistono più, stavano sulle montagne e le girava il mulo. Mio padre fece anche questo. Lo misero lì a girare le ruote al posto del mulo e lui dovette farlo perché, nel frattempo, era morta anche la mamma».
• Il primo insegnamento che suo padre le ha dato?
• «Posso sintetizzare tutto in una frase: lavoro, prima di tutto, perché se hai il lavoro hai la libertá, e libertá fa rima con dignitá».
• Com’è cambiato nel tempo il significato della parola padrone?
• «Oggi li chiamiamo datori di lavoro, ma in fondo non cambia nulla. Ci sono datori di lavoro che sembrano illuminati semplicemente perché a loro conviene esserelo e altri che restano "padroni" perché ancora non hanno percepito che il conflitto estremo, soprattutto con le organizzazioni sindacali e con le altre componenti della societá, non serve a nulla».
• Un consiglio ad un giovane sindacalista?
• «Bisogna avere dentro qualcosa che ti brucia, devi tenere dentro qualcosa che ti faccia ancora arrabbiare se vedi delle ingiustizie, e combatterle sempre».
Virginia Budetti
? riproduzione riservata

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