Chelliana restaurata, Aureli si dissocia «Quello non è più il mio progetto»

Gabriele BaldanziGROSSETO. «Quello non è il mio progetto». L'architetto Roberto Aureli ha progettato anni fa il recupero di palazzo Mensini e combattuto per il ritorno della biblioteca Chelliana nel centro storico. Ma ora che il sogno si sta finalmente avverando il professore tuona e dissente. «Sono felice del ritorno della Chelliana in via Mazzini. Nel 2010 raccogliemmo duemila firme per far retrocedere l'amministrazione, guidata da Bonifazi, dallo sciagurata ipotesi del suo allontanamento in luoghi di pura fantasia: l'ex Gil, un nuovo edifico alla cittadella dello studente. Al contempo, però, sono oggi mortificato perché una progettazione esecutiva specialistica, frutto di 6 anni di lavoro, costata circa 200mila euro alle casse comunali, è stata in larga parte buttata via». Cioè? Non è stato dato seguito al suo progetto? «Il mio progetto, commissionato e condiviso inizialmente dal sindaco Bonifazi e pronto per le gare, è stato in larga parte stralciato. Il recupero della copertura lignea, alcuni interventi murari di consolidamento, l'impianto antincendio, l'impianto di illuminazione esterno, poco altro credo sia stato utilizzato. La copertura della corte divenuta fulcro distributivo centrale, l'ascensore interno, lo spazio bambini con anfiteatro per le drammatizzazioni, il book-caffè, le sale internet e quelle di lettura a scaffale libero, tutto sparito. Soprattutto si è persa la caratteristica principale del restauro, che prevedeva un edificio privo di barriere architettoniche. Addirittura con sale di lettura con audiolibri per i non vedenti, percorsi e planimetrie tattili». Insomma, secondo lei avremo una biblioteca frutto di una progettazione esecutiva deficitaria. «È un dato innegabile. Le modeste scalette che si affacciano su via Mazzini testimoniano questa orribile realtà. Nel mio progetto tutti i collegamenti esterni erano raccordati con rampe e le poche scale erano di notevole qualità architettonica».Tanti grossetani associano a lei anche l'attuale restauro.«Lo so. È perfino capitato che alcuni conoscenti, incontrandomi, mi abbiano fatto i complimenti pensando che il mio progetto fosse stato realizzato. Non è così. Quello non è più il progetto Aureli. Siamo nel 2018, in overdose di protocolli, convegni e norme contro le barriere architettoniche. Come posso aver partorito quelle miserrime scalette?»Chi ha la responsabilita'di questo? «Non lo so. Non mi interessa. So invece che le progettazioni di tipo specialistico, come sono le biblioteche, non possono essere affidate all'ufficio lavori pubblici, già impegnato nell'attività di gestione e manutenzione di impianti comunali, strade, fogne e illuminazione».Il progetto Aureli è sempre stato discusso, soprattutto per i costi, non certo per la qualità... «Mi fa piacere che oggi lo si riconosca. Dispiace ancora di più se pensiamo alla validazione del Rina Industry che il mio progetto aveva ricevuto. Per il comune di Grosseto era la prima validazione riconosciuta da un ente certificatore di rilevanza internazionale. Per intenderci sono quelli che validano anche i progetti delle navi da crociera. Tutta carta straccia! Quasi otto chili di documenti, 54 elaborati grafici e tecnici buttati al vento».Lei appare risentito. non fu contattato dal Comune dopo la ripresa dei lavori?«Il sindaco Vivarelli Colonna non mi ha mai interpellato. A suo tempo parlai con l'assessore alla cultura Agresti, che mi ribadì che non avevano soldi. Certo è che, se i soldi non si chiedono, mai si troveranno. Ricordo che la Regione Toscana ha finanziato, negli passati, 42 milioni di euro per il restauro di biblioteche come Prato e Pistoia. Grosseto, nonostante avesse un progetto validato e condiviso da tutti gli enti preposti (compreso la Soprintendenza), non ha chiesto nulla». --