L'ATTESA DELLA POVERA GENTE

di FRANCO A. GRASSINILa notizia della prossima beatificazione di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze negli anni 50 e politico nazionale con ruoli di governo, ha riportato l'attenzione sui suoi scritti. Tra questi uno dei più noti, pubblicato prima del 1951, quando il miracolo economico non era ancora partito, sulla rivista di Dossetti "Cronache Sociali" e poi come libro, è "L'attesa della povera gente". La Pira sottolinea prima la necessità di dare a tutti occupazione tramite politiche economiche di tipo keynesiano, vale a dire con spesa pubblica, e poi che i salari siano sufficienti a coprire i bisogni reali delle famiglie. È questa oggi l'attesa non solo dei poveri, ma dei tanti che sono profondamente insoddisfatti della loro situazione? A giudicare dai voti in Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Ungheria, Polonia si direbbe di no. Non è solo il problema dell'occupazione, pur restando prioritario, che preoccupa gli elettori dato che in molti Paesi è già piena. Ci sono le crescenti diseguaglianze e le difficoltà ad accettare nuovi vicini anche in Paesi a forte vocazione cristiana che del prossimo dovrebbero fare una priorità. I partiti tradizionali della sinistra non riescono a individuare nuove soluzioni per rispondere a queste necessità. Per questo è di notevole interesse che il partito laburista inglese, che sembra abbia buone possibilità di successo, stia proponendo formule nuove per tesi tradizionali. In particolare propone mutamenti nella politica monetaria, in quella fiscale e riforme strutturali. Nella prima di queste suggerisce di includere la piena occupazione tra gli obiettivi, vale a dire maggior spesa pubblica. Nella seconda vuol riportare al 21% l'imposta sulle imprese dall'attuale 19% introdotto nel 2011. La vera riforma strutturale non sarebbe tanto nel nazionalizzare nuovamente ferrovie, poste ed elettricità, ma nella gestione delle stesse. Non più, come fino agli anni Settanta, manager autonomi nel perseguimento dell'interesse nazionale, ma partecipazione dei lavoratori e delle autorità locali alla gestione delle imprese nazionalizzate. Sono anche previsti incentivi perché questo avvenga, con i tempi lunghi che l'empirismo laburista riconosce necessari, anche in quelle oggi private.Ovviamente si tratta di una strada nuova e difficile. E', per altro, un segnale della necessità di mutamenti radicali. Secondo quanto riferisce "The Economist" i laburisti si stanno ispirando ad un economista austriaco degli anni 40, Karl Polany, secondo il quale occorre sostituire al principio dell'interesse personale che sottende il capitalismo quello della reciprocità, dell'onore e della lealtà come avvenuto in altri periodi della storia. È una strada molto molto difficile e richiede tempi lunghi, ma se la confrontiamo con i pericoli per la democrazia che si stanno sviluppando in molti Paesi, sarebbe opportuno tentare di percorrerla