Sigaro toscano una tradizione lunga 200 anni

di IRENE ARQUINTGaribaldi, l'eroe dei due mondi, li mette tutti d'accordo: che Toscano sia. Da una parte il Che, le cui labbra stringono un massiccio Cubano. Dall'altra Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni, Giacomo Puccini, Mario Soldati, Marcello Mastroianni, Totò, Gianni Brera. Fino a Toni Servillo, Roberto Vecchioni, Paolo Sorrentino i più recenti estimatori dello "stortignaccolo" che esce dalle Manifatture Sigaro Toscano. «Credo che l'intensità della fumata, i momenti che ognuno dedica a se stesso quando degusta un Toscano, aiutino la riflessione e la creatività: una sorta di detonatore artistico». Così si spiega tanta popolarità nel mondo dello spettacolo Stefano Mariotti, direttore generale di Manifatture Sigaro Toscano, importante realtà regionale che quest'anno festeggia 200 anni di onorata carriera. Ma la sua storia non è solo ultrasecolare, è la favola di un prodotto che nelle più recenti rendicontazioni ha venduto 210 milioni di articoli. «In questi ultimi anni l'export è il driver principale della nostra crescita. Nel 2017 i risultati migliori li abbiamo avuti in Germania e negli Stati Uniti dove abbiamo raddoppiato i volumi di vendita del 2016 - dice Mariotti - inoltre siamo riusciti a entrare nel mercato domestico turco, da cui nel 2018 ci aspettiamo importanti risultati. Insomma il Toscano si conferma uno dei simboli del made in Italy più apprezzato all'estero, come dimostra il successo nei duty free, dove siamo cresciuti addirittura del 60%. Il mercato nazionale rimane ovviamente il principale e nel 2017 MST è l'azienda che è cresciuta di più nel consumo domestico dei sigari». È questa una realtà 100% italiana, la cui produzione di materia prima si concentra in circa 250 tabacchicoltori dislocati fra Campania (dove le prime coltivazioni si devono a Gioacchino Murat, ai tempi del Regno di Napoli), Valdichiana, Valtiberina, Lazio e Veneto. Che nel 2016 (i dati 2017 ancora non sono disponibili) ha chiuso il fatturato a 100 milioni di euro, con 203 milioni di pezzi prodotti di cui 3 milioni realizzati a mano, 35 venduti oltre confine (dieci anni prima erano 4,5 milioni), 50 tonnellate di trinciati, oltre 70 paesi in cui viene esportato: Europa in primis con Spagna e Francia i più longevi il cui volume pesa per il 20% sull'estero. Ma anche Giappone, Usa, Canada, Australia e Africa. «Negli ultimi anni anche le donne hanno iniziato ad apprezzare la fumata lenta del sigaro. Soprattutto gli aromatizzati: al caffè, al cioccolato, al limoncello e all'anice. Preferiti anche dai fumatori che vi si approcciano per la prima volta» prosegue nel suo racconto il direttore dell'azienda con due stabilimenti: il più antico a Lucca e un secondo a Cava de' Tirreno, cui si aggiunge un centro di sviluppo agronomico a Foiano della Chiana. Tra le clienti: la cantante Nada, le attrici Stefania Sandrelli e Nadia Rinaldi. Ufficialmente la sigla MST (Manifatture Sigaro Toscano) nasce nel 2006, quando il gruppo industriale Maccaferri acquisisce dalla British American Tobacco Italia il ramo d'azienda che produce e commercializza questi sigari. L'operazione permise di riportare in mani italiane un marchio che vede il primo embrione nella Manifattura Tabacchi di Firenze.La sua avventura ha inizio nell'agosto del 1815, quando una partita di foglie lasciate ad essiccare al sole s'intrise di pioggia. Invece di gettarle si decise di realizzarvi prodotti economici da vendere ai Fiorentini. Fu da subito un grande successo e il sigaro si fece popolare. L'acqua infatti aveva fatto fermentare la materia prima donandole un gusto del tutto nuovo. Tre anni dopo (era il 1818) entrò in produzione. Da allora quasi tutto è rimasto invariato: solo tabacco Kentucky, stessa ricetta, identica lavorazione da parte delle sigaraie (almeno nella parte artigianale) che è possibile vedere all'opera nello stabilimento di Lucca dove già prestavano servizio a metà '800. Che poi nel 2004 furono trasferite nella zona artigianale della città, più funzionale rispetto al convento di suore domenicane del centro storico. E quella delle sigaraie è un'altra delle caratteristiche che contribuisce a rendere unico il Toscano. Non solo confezionano ancora singolarmente alcune tipologie di articoli (in tutto 5) con una manualità a dir poco unica, ma possono essere definite le pioniere del lavoro femminile, con pari diritti, o quasi, rispetto agli uomini. A metà '800 erano circa una ventina, dopo l'Unità d'Italia crebbero in modo esponenziale fino alle 12mila unità nei primi anni del '900, toccando le 16mila alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Rappresentando il numero più rilevante nel mondo delle fabbriche. Vere e proprie suffragette, che più volte si ribellarono per ottenere migliori condizioni di lavoro, ottenendo per prime (stiamo parlando di oltre un secolo fa) gli asili nido fra le mura in cui prestavano servizio. Il più venduto oggi resta il Garibaldi, dal carattere più dolce e meno intenso, ideato nel 1982 per celebrare il centenario dalla morte dell'eroe dei due mondi, uno dei suoi maggiori estimatori. Quello che invece traina l'export è il Toscanello aromatizzato al caffè. Mentre per le celebrazioni è stato da poco lanciato il Toscano Sementa. "Ricetta nata da una miscela di semi "storici" salvati durante un'endemia di peronospora del 1960 - aggiunge Stefano Mariotti - è il frutto della collaborazione tra gli agricoltori e i nostri agronomi. Non mancheranno altre iniziative, prodotti ed eventi". Tra questi anche la distribuzione negli Stati Uniti del Toscano Originale (uno di quelli confezionati a mano), il mercato più grande e difficile del mondo. "A breve sarà disponibile anche il Toscanello XXL Blend 2 - conclude il direttore delle Manifatture - frutto dell'unione fra il Kentucky italiano e quello nord americano, con una pancia più pronunciata rispetto al Toscanello".